Gli anziani e la non autosufficienza – cosa ci attende?

Molte famiglie italiane devono affrontare, in misura crescente negli ultimi anni, il problema dell’assistenza agli anziani. La questione si pone – ovviamente - in misura assai più rilevante, anche sotto il profilo economico e organizzativo, a fronte della non autosufficienza della persona anziana.

Il problema nel suo complesso deve essere valutato tenendo presente la trasformazione demografica che ha investito il nostro Paese, in analogia ad altri Paesi europei, ma che in Italia, a seguito della elevata durata della vita media e, in particolare, del ridotto tasso di natalità, si è manifestata in misura più marcata rispetto al centro e nord Europa.

Se negli anni Cinquanta alle spalle di 4 bambini (fascia di età 0-4 anni) si trovavano circa 4 persone in età genitoriale, 2,5 in età di nonni e solo raramente vi era la presenza di un bisnonno, nel 2050 la situazione sarà totalmente invertita: a poco più di 1 figlio corrisponderanno 2 genitori, 3 persone in età di nonno, oltre 3 persone in età di bisnonno; vi sarà inoltre una quota non trascurabile di  potenziali trisavoli!

UN PO’ DI NUMERI

Qual è il significato di questi dati? Si tratta di prendere atto di due fondamentali questioni.

  • La prima consiste nell’incremento, connesso all’invecchiamento della popolazione, della percentuale di soggetti non autosufficienti. E’ indubbio che gli anziani di oggi sono, a parità di età, più sani e più autonomi di quelli di cinquant’anni fa; tuttavia tale miglioramento viene ampiamente “compensato” dalla prevalenza delle invalidità e in particolare di patologie altamente invalidanti – quali la demenza e l’Alzheimer, che hanno una crescita esponenziale rispetto all’età.
  • La seconda questione è la presenza di un elevato numero di “grandi anziani”: i bisnonni e i trisnonni! L’enorme aumento della sopravvivenza dopo i settanta e, in particolare, dopo gli ottant’anni  – in misura più rilevante fra le donne – ha comportato in un secolo un incremento dei centenari di circa 1.000 volte. Al censimento del 1951 c’erano in Italia 165 centenari; attualmente sono 14.000 e una stima al 2050 ipotizza 157.000 persone di oltre cent’anni [1]. Andrà quindi aggravandosi la situazione, che già si verifica oggi, di persone anziane che devono prendersi cura di persone ancor più anziane, come ben raffigura la vignetta del British Medical Journal [2].

 Nel 2025 in Italia avremo 2 milioni di anziani in più di oggi con un aumento del tasso di non autosufficienza intorno al 50 per cento. Anche i consumi sanitari prevedibilmente aumenteranno, in considerazione che quelli di un settantenne sono circa doppi di quelli di un quarantenne e quelli di un novantenne circa tripli.

 IL PESO SULLE FAMIGLIE

Quali opzioni ha una famiglia di fronte a un anziano parzialmente o totalmente non autosufficiente?

Com’è noto le scelte si orientano o verso una organizzazione familiare domiciliare, largamente affidata al fai da te o, a fronte di situazioni di elevata non autonomia, verso le strutture residenziali.

L’ipotesi fai da te integra, ove esiste e ne sussista il diritto, l’assegno di accompagnamento, che in Italia presenta due anomalie: l’estrema diffusione  (riguarda il 3,2 per cento della popolazione) e la inadeguatezza del contributo mensile, pari infatti a soli  € 472 (mentre in Francia se ne ricevono € 1169 e in Austria € 1562).

Pertanto si adottano, ove possibile, le seguenti soluzioni:

  • una struttura familiare che si faccia, almeno in parte, carico dell’anziano; tale possibilità è limitata tuttavia dalle caratteristiche demografiche precedentemente esposte (restringimento del nucleo familiare), in parte compensate dalla presenza di pensionati con ampio grado di autonomia, capaci di orientare  il loro tempo libero verso altri anziani;
  • un’abitazione con caratteristiche adeguate per persone non autosufficienti; al fine di dotare un appartamento di presidi adeguati ad eliminare barriere, esistono tuttavia, nel nostro Paese, limitatissimi incentivi e scarsa cultura da parte di chi si occupa, in Italia, di politiche abitative;
  • la possibilità di ricorrere a badanti. Com’è noto tale scelta è molto diffusa nel nostro Paese, con una spesa valutata intorno ai 10 miliardi di euro a carico delle famiglie, in un mercato largamente irregolare dell’ordine di 800.000 unità, con circa il 90 per cento dei badanti di cittadinanza estera e solo 1 su 3 con un contratto di lavoro [3].

ASSEGNI O STRUTTURE?

In termini di strutture residenziali, invece, la situazione del Paese viene adeguatamente illustrata dal recente Rapporto sulla non autosufficienza in Italia [4].

Tali strutture sono prevalentemente private (67 per cento private e  33 per cento pubbliche) e danno accoglienza all’8,7 per cento della popolazione non autosufficiente di età superiore ai 65 anni. Una percentuale nettamente inferiore a quella dei Paesi nord europei, dove il 30 per cento dei non autosufficienti è ospitato in strutture residenziali, ma anche in confronto alla media dell’Europa dei dieci (17,0 per cento).

L’assistenza residenziale è peraltro assai diversificata da regione a regione, con percentuali estremamente ridotte nel sud Italia.

Dalla lettura del citato Rapporto e dai contributi di altri studi che sono confluiti in tale testo emerge un profilo fortemente differenziato fra le diverse regioni riguardo all’assistenza alla popolazione anziana in tutte le sue componenti: trasferimento economico, assistenza domiciliare, ricovero in strutture residenziali e ricovero ospedaliero, evidenziando altresì il rapporto e la conseguente interdipendenza fra le diverse politiche in questo specifico settore del welfare.

Le regioni in cui vi è una maggior percentuale di utenti nei servizi per anziani, che consiste essenzialmente in una maggiore copertura dei bisogni attraverso l’assistenza domiciliare o le strutture diurne (Piemonte,  Veneto,  Liguria, Emilia Romagna e Molise), sono quelle che hanno un ridotto trasferimento economico in termini di indennità di accompagnamento. All’estremo opposto le regioni del Sud Italia  si caratterizzano per la rilevanza dei trasferimenti economici e la più bassa percentuale di anziani che usufruiscono dei servizi assistenziali, a dimostrazione del diverso orientamento fra politiche di servizio e politiche di contribuzione.

REGIONE

ANZIANI UTENTI ADI

% CON INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO

Piemonte

1,8

2,6

Lombardia

3,6

2,5

Liguria

3,2

3,5

Veneto

6,4

2,6

Friuli V.G.

7,2

3,2

Emilia Romagna

5,7

3,0

Toscana

2,1

3,2

Umbria

4,3

5,3

Marche

3,9

3,7

Lazio

3,8

3,3

Abruzzo

3,6

3,9

Molise

3,7

3,5

Campania

1,6

3,7

Puglia

1,6

3,5

Basilicata

4,3

3,4

Calabria

2,7

4,3

Sicilia

1,0

3,3

Sardegna

1,2

4,2

Italia

3,2

3,2

 Vi è inoltre un altro fenomeno, che coinvolge anche l’assistenza ospedaliera: le regioni con il più basso numero di posti letto per anziani in strutture residenziali (Lazio e Sud  Italia) presentano un tasso di ospedalizzazione nettamente più elevato rispetto alla media nazionale. Anche in questo caso appare evidente come una sovraofferta di carattere ospedaliero assorba impropriamente risorse destinabili a forme di assistenza all’anziano più adeguate ai suoi bisogni e meno dispendiose; è noto infatti come la degenza in ospedale per acuti abbia costi estremamente maggiori rispetto a quella in  strutture residenziali.

Il cerchio si chiude con la constatazione che proprio il Lazio e alcune regioni del Sud (la Campania) presentano un disavanzo  strutturale, la cui origine va ricercata anche in una inadeguata organizzazione dell’assistenza agli anziani.

Marco Geddes da Filicaia, Direttore sanitario Presidio ospedaliero Firenze centro
Azienda sanitaria di Firenze

  1. Bonarini F. Il numero dei centenari in Italia, Università degli studi di Padova, Dipartimento di Scienze Statistiche, Working Paper Series, n. 4, February 2009
  2. Robine J-M- et al. Who will care for the oldest people? Bmj 2007, 34:570-571.
  3. Badanti. La nuova generazione IRS 2008 (pdf)
  4. Rapporto sulla non autosufficienza in Italia (pdf).
Inserito da Visitatore il Mar, 21/12/2010 - 07:14