Niente e-mail tra medico e paziente

La posta elettronica è uno degli strumenti più usati (e apprezzati) tra quelli offerti da Internet. Ha cambiato le abitudini di noi tutti trasformando il modo di comunicare e introducendo quella che i tecnici definiscono “comunicazione asincrona”: la possibilità cioè di rispondere a un messaggio ricevuto nel momento a noi più propizio. Eppure fatica a penetrare in alcuni ambiti. Prendiamo per esempio quello sanitario e più specificatamente la comunicazione tra medico e paziente (per fugare qualunque dubbio, con questo termine ci si riferisce a pazienti che sono già in cura dal medico). Ebbene, solo il 6,7% dei medici usa comunicare così in modo sistematico con i propri pazienti, mentre il 14,9% usa questa strada solo occasionalmente.

Lo dicono i numeri

Questi sono i sorprendenti risultati di una indagine appena pubblicata e condotta su medici statunitensi dal Center for Studying Health System Change (HSC), una delle più importanti organizzazioni americane che valuta l’impatto delle nuove tecnologie in ambito medico (1). Qualcuno potrebbe obiettare che i dati a cui l’indagine si riferisce siano troppo vecchi (fanno riferimento infatti al 2008), e che da allora, complici il continuo progresso tecnologico e le decisioni di politica sanitaria recentemente introdotte negli Stati Uniti, le cose siano cambiate in meglio.

In realtà, una indagine ancora più recente (risale a giugno 2010) condotta da Harris Interactive (un’altra organizzazione particolarmente attiva nella realizzazione di indagini di questo tipo) ha fotografato una situazione piuttosto simile, indicando in circa il 9% il numero di cittadini americani che comunicano abitualmente con il proprio medico attraverso la posta elettronica.   Ritornando all’indagine della HSC, altri dati aiutano a descrivere meglio il fenomeno osservato. Per esempio, solo il 34,5% dei medici dichiara di avere la possibilità di usare sistemi di comunicazione sul luogo di lavoro. Altro dato interessante è che il sottoutilizzo di questi sistemi non è spiegato da un ritardo tecnologico. Il 61,8% dei medici dichiara infatti di usare sistemi di information technology per accedere a referti clinici o consultare esami diagnostici (il 76,6% dichiara di avere la tecnologia  disponibile per farlo). E nemmeno dallo scarso interesse verso questo genere di comunicazione, visto che quando si tratta di comunicare con altri medici, le percentuali d’uso raddoppiano.

Sembra quindi proprio la comunicazione medico-paziente a essere messa in discussione, quella che, a leggere i dati di altri studi condotti in passato, avrebbe dovuto godere di numerosi benefici grazie alle nuove tecnologie, dalla possibilità di ripetere prescrizioni di farmaci alla quella di spiegare meglio al paziente le informazioni di cui ha bisogno, dall’opportunità di dare al paziente più tempo per formulare domande e comprendere le risposte alla riduzione del numero di telefonate e di visite.

Perché non piace?

Ma quali sono allora le ragioni che limitano l’impiego di questo sistema di comunicazione? A questa domanda, i medici intervistati hanno risposto segnalando il pericolo di andare incontro a un sovraccarico di lavoro (per leggere e rispondere alle e-mail), peraltro non retribuito, quello di assumersi maggiori responsabilità non potendo contare su un contatto diretto («Il mio paziente avrà capito cosa gli ho realmente comunicato?»), la scarsa fiducia in questo genere di strumenti e nel loro effettivo impatto sulla qualità della cura, e, soprattutto, le preoccupazioni derivanti da una potenziale minaccia alla privacy e alla sicurezza del dato comunicato. A questo proposito, le regole introdotte negli scorsi anni dalla American Medical Informatics Association suggeriscono che le comunicazioni tra medico e paziente debbano avvenire in ambienti protetti da tecniche di codifica (o criptazione) dei dati, in modo da ridurre il pericolo che questi possano essere intercettati da persone (compresi i famigliari dei pazienti) prive del permesso per poterli leggere. Questo potrebbe, solo in parte, spiegare il modesto uso di questi sistemi di comunicazione che è stato riscontrato nell’indagine. Tuttavia i ricercatori, da un’analisi più approfondita dei dati, dichiarano che non esistono differenze tra l’impiego dei sistemi tradizionali di posta elettronica (non codificata), quelli codificati ma basati su sistemi di posta elettronica generali (come G-mail o Yahoo), e quelli codificati, ma basati su sistemi di comunicazione integrati nei portali istituzionali destinati alla comunicazione con il paziente.

Come con le cartelle elettroniche

A ben vedere, queste sono (almeno in parte) le stesse preoccupazione che limitano, sempre negli Stati Uniti, l’uso dei sistemi per la gestione delle cartelle cliniche informatizzate (o Electronic Health Record - EHR) (2), usati solo dal 17% dei medici americani secondo un’indagine del 2009 (3), a testimonianza delle difficoltà che l’information technology incontra in sanità. Questa non è, tuttavia, l’unica circostanza che accomuna questi due strumenti. I ricercatori hanno infatti rilevato che laddove sono presenti (e utilizzati) sistemi per la gestione delle cartelle cliniche informatizzate i sistemi di posta elettronica non solo sono più frequentemente presenti (52,8%, un’incidenza doppia rispetto alla media), ma sono anche maggiormente impiegati per comunicare con il paziente (29,7%, un’incidenza tripla rispetto alla media). Segno, evidentemente, che l’impiego di strumenti di alta tecnologia (come lo sono i sistema di cartelle cliniche informatizzate) favorisce l’adozione di molti altri strumenti. E’ anche per queste ragioni che nel 2009 l’amministrazione Obama ha deciso di investire 19 miliardi di dollari (che fanno parte dell’imponente piano di rilancio dell’economia americana - l’American Recovery and Reinvestment Act - adottato per fronteggiare la crisi economica negli Stati Uniti) con l’obiettivo di promuovere l’informatizzazione della sanità (4).

E in Italia? Alcuni dati indicano che circa il 25% dei medici comunica via posta elettronica con i propri pazienti. Ma attenzione. Anche da noi esistono linee guida appositamente sviluppate nel 2007 dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurgici e Odontoiatri per regolare questo aspetto e  che sono state inserite nell’ultima revisione del codice deontologico (5). Tra i suggerimenti, si segnala che l’utilizzo della posta elettronica nei rapporti con i (propri) pazienti è consentito purché vengano rispettati tutti i criteri di riservatezza dei dati e dei pazienti (sia attraverso l’impiego di sistemi di criptazione della comunicazione, sia adottando efficaci misure che evitino la diffusione di informazioni riservate) cui si riferiscono.  Siamo certi che tali misure siano sempre adottate?

Per saperne di più

  1. Boukus ER, Grossman JM, O’MAlley AS. Physicians slow to e-mail routinely with patients. Issue Brief 2010; 134:1-5. http://www.hschange.org/CONTENT/1156/1156.pdf  (accesso verificato il 29 novembre 2010).
  2. Santoro E. Cartelle cliniche informatizzate: un aiuto alla pratica clinica e alla ricerca medica. Partecipsalute 28 maggio 2008.  http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/902 (accesso verificato il 29 novembre 2010).
  3. Jha AK, DesRoches CM, Campbell EG, Donelan K, Rao SR, Ferris TG, Shields A, Rosenbaum S, Blumenthal D. Use of electronic health records in U.S. hospitals. N Engl J Med. 2009;360:1628-38.
  4. Blumenthal D. Stimulating the adoption of health information technology. N Engl J Med. 2009;360:1477-9.
  5. FNOMCeO. Pubblicità dell'informazione sanitaria - Linea-guida inerente l'applicazione degli artt. 55-56-57 del Codice di Deontologia Medica. Aprile 2007. http://portale.fnomceo.it/PortaleFnomceo/showVoceMenu.2puntOT?id=5

Ultimo aggiornamento 30/11/2010

Eugenio Santoro
Laboratorio di Informatica Medica
Dipartimento di Epidemiologia
eugenio.santoro@marionegri.it

Inserito da Eugenio Santoro il Mar, 30/11/2010 - 20:29