Genitore informato, bambino guarito

Fonte
Merenstein D et al. Pediatrics 2005; 116: 126


La salute dei bambini passa anche per le scelte dei genitori. E sembra dipendere dalla loro capacità di prendere decisioni consapevoli e condivise.
Lo dimostra una ricerca effettuata su un campione di quasi 500 padri e madri americani, nella quale alcuni medici hanno valutato la propensione dei genitori a preferire una decisione condivisa piuttosto che l’accettazione passiva delle prescrizioni mediche. Il tutto è stato studiato per una situazione clinica ben precisa, cioè l’impiego degli antibiotici nella cura dell’otite media acuta, una malattia di natura infiammatoria che colpisce nei primi anni di vita, con un’incidenza decrescente tra i sei mesi e i sei anni.
Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Pediatrics, presentare ai genitori i pro e i contro dell’utilizzo degli antibiotici per il trattamento di questa malattia dell’orecchio avrebbe un duplice vantaggio: da una parte aumenterebbe la soddisfazione degli stessi genitori, mettendoli nelle condizioni di decidere, in modo informato e consapevole, se e quando iniziare la cura dei propri figli; dall’altra parte favorirebbe un utilizzo più appropriato degli antibiotici. Un aspetto, quest’ultimo, da non sottovalutare, visto il recente allarme sull’abuso degli antibiotici ad ampio spettro e sul conseguente rischio di un pericoloso aumento dei microbi resistenti (vedi la rubrica Le (antibiotico) resistenze pericolose).

Ma come si è svolto lo studio in questione? Per determinare il grado di coinvolgimento dei genitori nella scelta della cura più adatta per i loro figli, i ricercatori hanno presentato loro alcuni «scenari clinici», ciascuno corrispondente a un atteggiamento più o meno marcato di partecipazione. Nello specifico, a ciascun soggetto sono state mostrate alcune vignette che rappresentavano la seguente situazione: una madre che, causa febbre, porta il proprio figlio dal medico. Dopo una diagnosi di otite media acuta, il pediatra spiega alla donna l’inutilità dell’impiego degli antibiotici nella maggior parte dei casi di otite ed esprime il suo desiderio di ridurre il loro utilizzo al minimo indispensabile. A questo punto la storia evolve in tre modi diversi: in una vignetta più paternalistica il medico raccomanda comunque l’uso degli antibiotici, negli altri due scenari, invece, il medico non fornisce raccomandazioni specifiche, ma consiglia di impiegare un antinfiammatorio o di iniziare la terapia antibiotica solo nel caso in cui il bambino non migliori entro un paio di giorni.

I ricercatori hanno poi chiesto a ogni soggetto di immaginare come si sarebbe comportato se si fosse trovato in una situazione simile a quella presentata. Ebbene, dallo studio è emerso che prima di leggere le vignette quasi tutti i genitori consideravano l’uso di un antibiotico indispensabile per curare le infezioni auricolari. Dopo aver osservato i diversi scenari clinici, però, la maggior parte degli intervistati si è mostrata più cauta, dichiarando di voler attendere almeno 48 ore prima di intervenire in maniera radicale. Ciò mette in luce come le informazioni date dal medico al paziente, o a chi per lui (i genitori, in questo caso), giochino un ruolo chiave nel tipo di scelta terapeutica adottata. Spesso, a causa di luoghi comuni o che non hanno un reale fondamento scientifico, il paziente rischia di imboccare la «via terapeutica» meno appropriata; compito del medico è quello di dare spiegazioni chiare e corrette, per consentire una scelta davvero consapevole, non offuscata da false credenze, né da conoscenze grossolane e approssimative.

Che le informazioni fornite dal medico influenzino le scelte dei pazienti lo si apprende dando una semplice occhiata ai numeri riportati nel lavoro di Pediatrics: scorrendo tra le righe, ci si accorge, per esempio, che il 27 per cento dei genitori che avevano ricevuto la vignetta paternalistica avrebbe voluto iniziare il trattamento antibiotico immediatamente, contro il 7 per cento di coloro che avevano letto le altre due vignette.
Ma oltre a guidare verso una scelta terapeutica più appropriata, un’informazione chiara e scevra da afflati paternalistici aumenta anche la soddisfazione dei genitori e il loro coinvolgimento nella cura. E, si sa, una buona partecipazione in molti casi è il biglietto da visita per una pronta guarigione.

Cristina Colombelli

Inserito da redazione il Gio, 25/05/2006 - 23:00