Meglio Babbo Natale che l’evidence based medicine

Quando si parla di medicina basata sulle prove, l’ormai famosa Evidence Based Medicine (EBM), si pensa quasi sempre agli operatori sanitari, al loro atteggiamento che va dall’entusiastica adesione al rifiuto più totale. Uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori statunitensi guidati da Kristin Carman, dell’American Institutes for Research di Washington, ha invece esaminato l’atteggiamento dei cittadini nei confronti di questo approccio, finendo inevitabilmente per esplorare anche le loro preferenze rispetto al rapporto medico-paziente. E’ così emerso che il pubblico sembra essere abbastanza scettico verso i concetti basilari del nuovo modo di prendere decisioni in medicina e ancora legato a una linea più tradizionale e paternalistica.

L'EBM, questa sconosciuta

Lo studio (link)

è stato pubblicato sulla rivista Health Affairs, ed è stato realizzato attraverso un’articolata strategia di ricerca quali-quantitativa che ha messo insieme un’indagine on line su oltre 2.000 persone (con risposte ottenute da 1.500 di loro), quattro focus group a cui ne hanno partecipato 34, oltre a una serie di interviste cognitive finalizzate a esplorare conoscenze e convinzioni sul tema in esame.

Tanto per cominciare, la ricerca ha messo in evidenza che solo la metà circa dei cittadini risulta aver sentito parlare o letto di quella che può essere considerata la base dell’EBM, ossia il fatto che esistono da qualche parte risultati della ricerca biomedica che potrebbero aiutare gli operatori sanitari a indirizzare le loro scelte verso quelle verosimilmente più utili per i pazienti. La maggior parte delle persone sembra dare per scontato che il medico basi sempre e comunque le sue decisioni sulle migliori informazioni disponibili. Andando poi ad approfondire, si scopre che con questo termine i cittadini non si riferiscono ai risultati della ricerca, ma a quelli degli esami clinici e alla storia medica del singolo paziente. Si potrebbe dire, a questo proposito, che evidentemente alla maggioranza dei cittadini sfugge il fatto che le conoscenze mediche hanno una natura transitoria e mutevole, a causa della quale il loro medico dovrebbe costantemente aggiornare le proprie nozioni e la propria pratica clinica.

Il medico ha sempre ragione 

La fiducia nel proprio medico sembra resistere anche di fronte a esempi eclatanti. Per esempio, in uno dei focus group è stato detto ai partecipanti che l’uso dei beta-bloccanti in chi ha avuto un infarto del miocardio rappresenta uno standard riconosciuto di cura, attuato solo nel 25 per cento dei casi. Subito i presenti hanno sollevato una serie di eccezioni, legate al fatto che probabilmente se non vengono prescritti vuol dire che il medico ritiene che sia comunque meglio così. Non sembra facile da accettare l’idea che forse quel medico ignora semplicemente quello specifico pezzetto di informazione proveniente dalla ricerca.

Rispetto alle linee guida, poi, secondo i partecipanti agli incontri si tratta di indicazioni troppo rigide: non se la sentono quindi di criticare i medici che se ne distaccano. L’idea prevalente è che se un medico non segue una linea guida, evidentemente lo fa perché la sua formazione e la sua esperienza personali gli suggeriscono di fare diversamente. Questo al cittadino non dispiace: evidentemente si sente in tal modo considerato come un’individualità unica irripetibile, e la prescrizione basata sull’esperienza personale del medico deve apparirgli più tagliata su misura rispetto a quella indicata dalla linea guida. Anche su questo punto esiste chiaramente una non conoscenza dei principi dell’EBM, per il quali il clinico dovrebbe fare le sue scelte sulla base delle migliori prove di efficacia, ma anche della sua esperienza clinica e delle preferenze del paziente.

Le cure non sono mai troppe

Un punto decisamente dolente è poi quello della quantità delle cure disponibili. Agli intervistati non va proprio giù il concetto secondo il quale meno cure potrebbero rappresentare una migliore assistenza sanitaria. Un principio che invece oggi tende a farsi strada, considerati i rischi che ogni atto clinico comporta, e il fatto che molti di essi sono motivati spesso più da fattori economici che da reali necessità. Uno degli intervistati ha affermato apertamente e candidamente: «Non vedo come un trattamento in più possa risultare dannoso per la salute…». Continua dunque a passare l’idea che le indagini diagnostiche e terapie facciano di per sé bene e solo bene, e che semmai è la loro mancanza a generare problemi. Infine, circa un cittadino su tre che ha risposto all’indagine on line ha espresso l’idea che i trattamenti che costano di più sono senz’altro anche quelli che fanno meglio. Solo il 27 per cento ha espresso parere opposto, mentre il restante 40 per cento si è detto incerto su questo delicato punto.

Il malato si vuole fidare 

Se si possono considerare indicativi anche per l’Italia i risultati provenienti da questo studio statunitense, è davvero difficile pensare di essere alle soglie di un cambiamento del rapporto medico-paziente, come molti invece auspicherebbero. Il cittadino formato all’EBM, attivo, collaborante e informato, che condivide le decisioni con il proprio medico discutendo le ultime conoscenze provenienti dalla ricerca, probabilmente è di là da venire, forse anche perché da parte di chi sta male c’è una certa ritrosia ad abbandonare il vecchio, rassicurante modello paternalistico della medicina. E’ possibile che chi non sta bene desideri in fondo soprattutto fidarsi e affidarsi, non assumere su di sé il carico dell’informazione e della decisione. Magari potendo continuare a credere che il suo medico sia sempre e comunque correttamente informato e che sempre e comunque deciderà bene se lo farà secondo la sua scienza e la sua coscienza. Un commento scritto on line

http://content.healthaffairs.org/cgi/eletters/hlthaff.2009.0296v1#325328

a questo articolo da parte di  Elizabeth Bewley del Pario Health Institute  sintetizza questo aspetto dicendo che forse il cittadino è convinto che il sistema sanitario sia un po’ «come Babbo Natale, misteriosamente potente e benevolente». E forse vuole continuare a crederlo.

Danilo di Diodoro

Questo articolo riprende un post del Blog Scire  http://www.scire-ausl.bo.it/ dell’Azienda Usl di Bologna, dedicato ad argomenti di letteratura medico-scientifica collegati all’EBM e alla umanizzazione in medicina, e destinato a operatori sanitari e cittadini che partecipano attivamente al buon funzionamento della sanità.

Inserito da Visitatore il Gio, 24/06/2010 - 12:18