Campagna ministeriale per la prostata: medici contrari

Il Ministero per le pari opportunità e il Ministero della salute hanno inaugurato una campagna di prevenzione del tumore della prostata (link).


I messaggi emanati non tengono conto delle prove di efficacia e dei dati pubblicati negli studi recenti. Partecipasalute pubblica una lettera aperta indirizzata agli organizzatori della campagna in cui le associazioni di medicina generale chiedono la sospensione della campagna.

Tra le molte analisi disponibili sull'argomento pubblichiamo qui due conclusioni sintetiche, rinviando i lettori a ulteriori approfondimenti.

Uno studio del CNR, Progetti Strategici biennali in aree di ricerca di base e clinica (Legge 449/97 - anno 1999), conclude: “Allo stato attuale delle conoscenze non è pertanto lecito, al di fuori di studi prospettici di efficacia dei quali si attende l'esito, sottoporre indiscriminatamente la popolazione maschile a test diagnostici, quali il PSA, in assenza di sintomi basandosi unicamente sul maggiore rischio legato all'età”.

Questo grafico pubblicato sul New York Times spiega l'esito di un importante studio sull'efficacia del PSA nella diagnosi e riduzione di mortalità del tumore della prostata. Il grafico mostra che il tasso di mortalità per cancro della prostata non è diminuito tra gli uomini che si sono sottoposti allo screening col PSA.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per saperne di più
Per la festa del papà niente PSA (30/03/2010)
PSA: una bocciatura più mezza (02/04/2009)
Campagna di sensibilizzazione sulla prostata: non va bene (14/03/2008)
Screening della prostata: PSA preso in castagna (19/11/2004)

 


Lettera aperta
al Ministro per la Salute Ferruccio Fazio
al Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna

Le sottoscritte organizzazioni e associazioni scientifiche, pur comprendendo la tensione positiva alla promozione della cultura per l'autotutela della salute maschile, chiedono la sospensione della campagna di sensibilizzazione per la prevenzione del tumore della prostata, promossa dai ministeri delle Pari opportunità e della Salute, perché tale iniziativa non può produrre altro risultato che un aumento inappropriato del ricorso a test per la diagnosi precoce in soggetti privi di sintomi.

Poiché alla stato attuale delle conoscenze non esistono interventi di prevenzione primaria del tumore alla prostata, una propaganda al pubblico nei termini in cui è condotta, è discutibile scientificamente ed eticamente; può danneggiare – fisicamente e in termini di qualità della vita – più persone di quante non ne possano beneficiare; è, infine, inopportuna, in un periodo in cui ai cittadini e ai medici si chiede rigore.

Infatti, dopo anni di incertezze scientifiche sullo screening per i tumori alla prostata, due grandi studi controllati pubblicati nel marzo 2009 sul New England Journal of Medicine, hanno infine documentato che i danni di questo screening possono essere maggiori dei benefici. Anche negli USA, dove lo screening è stato molto diffuso, persino i più determinati fautori hanno rivisto le loro posizioni invitando alla prudenza.

Lo screening del tumore prostatico (che è un intervento di diagnosi precoce e non di prevenzione primaria) non è paragonabile a quello mammografico né tanto meno a quello della cervice uterina, ed è ammissibile solo a seguito di una decisione presa sulla base di un colloquio personale tra medico e paziente, con una corretta informazione sui possibili benefici e sui possibili danni in cui può incorrere chi vi si sottopone. La ricerca di tumori prostatici espone infatti ad un rischio finora ineliminabile di trovare tumori “silenti”, cioè non destinati a dare alcun segno di sé, e che sono molto più comuni di quelli aggressivi e ad evoluzione prognostica peggiore. Il trattamento che fa seguito alla diagnosi non offre in tali casi nessun beneficio, mentre espone la persona ad un elevato rischio di impotenza sessuale e incontinenza urinaria, oltre a quello operatorio.

Da un punto di vista di sanità pubblica, perciò, vi è unanime consenso internazionale sulla inopportunità e dannosità di promuovere l'uso di qualsiasi test in persone che non abbiano sintomi. Mentre è questo purtroppo l'unico risultato prevedibile delle campagna in atto.

Le sottoscritte organizzazioni suggeriscono, oltre alla sospensione della campagna così come formulata, l'adozione sistematica di un metodo di consultazione di operatori (medici di famiglia, epidemiologi, specialisti, esperti di sanità pubblica), di rappresentanti dei cittadini) e degli organi tecnici del Servizio sanitario implicati, sia a livello centrale (Sistema nazionale linee guida, Osservatorio screening eccetera) sia a livello regionale.

Roma, 8 giugno 2010

Sottoscritto da:

  • Associazione Scientifica Interdisciplinare e di Medicina di Famiglia e di Comunità – ASSIMEFAC
  • Centro Studi e Ricerche in Medicina Generale – CSeRMEG
  • Associazione Italiana di Epidemiologia – AIE
  • Società Italiana per la Qualità nell’Assistenza Sanitaria e VRQ – SIQUAS VRQ
  • Associazione per la Ricerca sulla Efficacia della Assistenza Sanitaria - Centro Cochrane Italiano – AREAS-CCI
  • Gruppo italiano medici di medicina generale orientato all'audit - NETAUDIT
  • Gruppo italiano screening mammografico – GISMA
  • Gruppo italiano screening del cervicocarcinoma – GISCI
  • European Randomized study of Screening for Prostate Cancer, braccio italiano – ERSPC Italia
  • Sezione Italiana di EQUIP (European Association for Quality in Geneal Practice/Family Medicine)
  • Sezione Italiana di EURACT (European Academy of Teachers in General Practice and Family Medicine)
  • Sezione Italiana di EURIPA (European Rural and Isolated Practitioners Association)
  • Sezione italiana di EUROPREV (European Network for Prevention and Health Promotion in Family Medicine and General Practice)
Inserito da redazione il Mer, 09/06/2010 - 12:00