Luci e ombre nella lotta all’ipertensione

Healthy people 2010. Heart disease and stroke. http://www.healthypeople.gov/Document/HTML/volume1/12Heart.htmEgan BM, Zhao Y, Axon RN. US Trends in prevalence, awareness, treatment, and control of hypertension, 1988-2008. JAMA 2010;303:2043-50.
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Healthy People 2010, l’ampio programma sanitario statunitense che a partire dal 2000 si è posto 248 obiettivi di salute su scala nazionale, migliorando la qualità e la durata della vita ed eliminando le disparità nell’accesso alle cure, festeggia in questi giorni il raggiungimento di un ambizioso obiettivo: il controllo dei valori di pressione arteriosa nella metà dei cittadini americani ipertesi.

Gli autori dello studio pubblicato su JAMA hanno stimato l’attuale frequenza dell’ipertensione arteriosa nella popolazione (tra i 65 e i 70 milioni) e il numero di persone che sono in buon controllo grazie ai trattamenti. Per fare ciò hanno utilizzato i dati dell’indagine NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey) su quasi 43.000 partecipanti sopra i 18 anni di età, rappresentativi dell’intera cittadinanza della nazione. Oltre all’epidemiologia, hanno esplorato vari aspetti, come la consapevolezza di essere ipertesi (con domande del tipo “il suo dottore le ha mai detto di avere la pressione alta?”), la concomitante presenza di altre malattie specie il diabete, e la terapia (“prende medicine per la pressione?”) e hanno condotto analisi per sottogruppi in base al genere, all’età, all’etnia.

I valori pressori sono stati misurati da un medico quasi sempre in almeno 2 occasioni e sono stati adottati limiti di normalità per la pressione sistolica di 140 mmHg e per la diastolica di 90 mmHg, più elevati di quelli adottati nella pratica clinica in Europa.

Gli ultimi dati disponibili (periodo biennio 2007-2008) fotografano una situazione in cui il controllo pressorio era raggiunto nel 50,1% dei partecipanti allo studio, rispetto al 27,3% nel periodo 1988-1994 (p=0,006). A conferma di ciò, i valori medi dei soggetti ipertesi, che partivano da 143/80 mmHg, sono scesi a 135/74 mmHg, con un decremento medio statisticamente significativo di 7/4 mmHg. Si è ridotto significativamente anche la prevalenza di persone con ipertensione grave (detta di grado 2 con sistolica ≥160 mmHg e diastolica ≥100 mmHg).

Questi risultati sono stati ottenuti utilizzando spesso in combinazione i farmaci, la cui disponibilità ed efficacia sono certamente migliorate nel corso del periodo di osservazione. Il numero dei pazienti in trattamento è infatti cresciuto dal 50,6% al 69,1%.

Il raggiungimento dell’obiettivo di Healthy People 2010 è passato anche attraverso una maggiore consapevolezza da parte del paziente (69,1% nel 1988 e 80,7%, p=0,03); questi dati si prestano tuttavia a una lettura in chiave negativa, in quanto indicano che ancora un iperteso statunitense su 5 non è consapevole della sua condizione e dei rischi associati.

Il controllo e la consapevolezza erano meno soddisfacenti nella fascia di età più giovane (18-39 anni) rispetto a quelle dei soggetti di età media (40-59 anni) o avanzata (>60 anni) e tra le etnie socialmente svantaggiate (ispanici e neri) rispetto ai bianchi.

Dallo studio emergono anche altre ombre che ridimensionano l’importanza del risultato ottenuto. Se dimezzare il numero di ipertesi in scarso controllo,  significa contenere di molto il rischio futuro di gravi problemi di salute, come l’infarto, l’ictus e l’insufficienza renale, cosa che appariva irraggiungibile nel 1988, non bisogna ignorare alcuni aspetti sfavorevoli che sia gli autori dello studio, sia l’editoriale dedicato discutono con grande realismo.

Innanzitutto, va preso in seria considerazione un fenomeno, definito il “paradosso dell’ipertensione”: negli Stati Uniti – ma probabilmente anche in altre parti del mondo – mentre sempre più ipertesi vengono curati con successo, sempre più persone si ammalano di ipertensione. Erano il 23,9% nel 1988-1994, sono salite al 29% nel 1999-2000 e il numero si è poi stabilizzato. Si tratta di una differenza di 5 punti percentuali che segna questa volta il mancato raggiungimento di un altro obiettivo su scala nazionale: la riduzione del 16% della frequenza di ipertesi. Coerentemente è aumentato del 12% (dal 61% al 73%) il numero di soggetti che negli anni considerati hanno iniziato la terapia antipertensiva.

Un altro aspetto preoccupante è lo scarso ruolo della prevenzione e degli interventi sullo stile di vita nel controllo dei livelli pressori, ottenuto quasi costantemente con i farmaci. A dimostrazione che la riduzione del peso corporeo, l’adozione di corrette abitudini alimentari e la promozione dell’attività potrebbero funzionare ma per ora non sono adeguatamente impiegati per raggiungere l’obiettivo, lo studio registra un aumento nella popolazione generale del peso corporeo (espresso con l’indice di massa corporea o BMI, p<0,001), del numero dei soggetti obesi (p<0,001) o con diabete (p<0,01) e un incremento nella popolazione non ipertesa dei livelli medi di pressione sistolica (p=0,02) .

Healthy People 2010 festeggia, ma un attimo dopo dovrà imporsi nuovi traguardi di promozione della salute. E dovrà raggiungerli modificando gli stili di vita e non con un aumento delle prescrizioni. Questo aspetto del problema, così come  l’attenzione alle categorie svantaggiate e alle nuove generazioni, è trasferibile con le opportune correzioni a molti contesti socio-sanitari, compreso quello italiano.

Ultimo aggiornamento 4/6/2010

Maria Rosa Valetto

Inserito da Maria Rosa Valetto il Sab, 05/06/2010 - 00:40