Esperienza di membro laico in un comitato etico

Quando ho accettato l'invito a frequentare il corso di "Partecipa Salute", che l'Istituto di Ricerche Mario Negri ha rivolto all'Associazione Serena a Palermo, di cui sono socia e che si occupa di sensibilizzazione alla prevenzione, diagnosi precoce e cura del carcinoma mammario, non sapevo bene cosa si aspettasse da me.

Entrando in Istituto la prima impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi in un ambiente molto serio, direi rigoroso, anche se siamo stati accolti con grande cordialità. Le attività di studio come da programma si sono svolte puntualissime e serrate per tutta la durata del corso. Man mano andavo avanti nelle attività mi rendevo conto di quanto fosse importante per noi cittadini conoscere i diritti dei malati e di quanta poca consapevolezza ci sia riguardo alle insidie nascoste nell'informazione sulla salute sia nelle riviste scientifiche che in Rete. Ho capito come sia stato importante regolare la metodologia internazionale degli studi clinici per porre fine agli abusi del passato, ma che anche oggi non bisogna abbassare la guardia specialmente se c'è conflitto di interesse nella ricerca. E' stato illuminante sapere, da paziente, come possa essere migliorata la comunicazione medico-paziente e come si possa con le opportune informazioni partecipare con consapevolezza alle scelte terapeutiche.

 Ogni volta che ritornavo in Associazione preparavo con entusiasmo la sintesi delle relazioni che avevo seguito e mettevo al corrente le socie delle nuove conoscenze acquisite. Ritenevo utile seguire il corso per me e per le altre socie, e che avrei potuto mettere in atto le conoscenze acquisite se mi fosse stata offerta la possibilità di diventare membro laico di un CE.

 Infatti, in qualità di membro del Gral, gruppo di lavoro stabile che affianca e sostiene le attività del progetto "PartecipaSalute" e del Laboratorio di Ricerca per il coinvolgimento dei cittadini in sanità qualche mese fa, fui contattata dal Direttore Sanitario di due grandi " Ospedali Riuniti di Palermo" che mi chiedeva , di far parte come membro laico del CE dell'Azienda Ospedaliera. per valutare i protocolli di ricerca.

 Anche se l'avevo tanto desiderato, perché ritenevo fosse la giusta conclusione alla formazione ricevuta, mi prese il panico, ma la dottoressa Paola Mosconi dell'Istituto Mario Negri e la presidente della mia Associazione, dottoressa Carmela Amato , a cui chiesi consiglio, mi incoraggiarono ad accettare.

 Anche questa volta volli mettermi alla prova e, a parte i primissimi incontri in cui sono intervenuta poco e mi limitai a seguire con molta attenzione come si svolgeva la seduta e come erano affrontati i temi in questione, ho cominciato presto a sentirmi a mio agio.

Gli studi clinici da esaminare sono sempre accompagnati da una sinossi in italiano, questo mi aiuta a capire meglio la struttura dello studio, e l'obiettivo che si prefigge. Inoltre, all' interno del CE di cui faccio parte, vige un sistema abbastanza democratico perché , prima di decidere, si discute per valutare al meglio lo studio in ogni sua parte e da punti di vista diversi, per questo l'intervento di tutti i partecipanti è sollecitato e tenuto in considerazione. A me capita spesso, , di chiedere ulteriori spiegazioni sulla attività dei farmaci e finora ho sempre ricevuto risposte esaurienti che mi hanno permesso di intervenire con maggiore consapevolezza. C'è molta attenzione a cercare una minuziosa corrispondenza tra il Protocollo dello studio in esame e il relativo il Consenso Informato a volte è capitato di chiedere emendamenti al Protocollo o al Consenso Informato perchè non erano chiari in alcune parti. Altre volte i protocolli non sono stati approvati perché la fase di studio indicata non era corrispondente all' obiettivo prefissato o, perché il Razionale non ha convinto il CE.

 La mole di lavoro da svolgere è considerevole perchè in questi ospedali si fa moltissima ricerca soprattutto per le malattie ematiche e la sclerosi multipla. Alla fine di ogni seduta torniamo a casa coi "compiti da svolgere" ; un carpettone pieno di nuovi protocolli da studiare per il prossimo incontro.

Un membro laico, per essere incisivo nelle decisioni, deve necessariamente avere una buona formazione alle spalle in quanto sono tanti i nodi di criticità da affrontare, primo tra tutti la non conoscenza dei farmaci e la loro azione, se sono stati sperimentati per altre patologie, con altra posologia o se, sono già in commercio o no. Inoltre deve conoscere la regolamentazione della ricerca clinica, le leggi che riguardano il trattamento dei dati personali, ed infine riconoscere e sorvegliare, quando c'è, il conflitto d'interesse. L'azione del membro laico, inoltre dipende, in parte, dal valore che il Comitato Etico riserva a questa figura, "assimilabile al concetto di cittadino consapevole e adeguatamente informato che partecipa alle scelte terapeutiche" . Il ML ha bisogno di chiedere informazioni ai membri esperti per procedere all'analisi della metodologia dello studio e del CI e questi devono essere persone disponibili a darle per non limitarne la sua partecipazione. Considero la mia esperienza di ML molto positiva perché i membri del CE di cui faccio parte sono persone disponibili e consapevoli del valore del ruolo di questa figura, ma ritengo che solo la formazione ricevuta al corso di PartecipaSalute mi abbia permesso di fare le domande necessarie a capire di più, di documentarmi e di intervenire efficacemente al bisogno. Per meglio evidenziare il valore del ruolo del Membro Laico bisognerebbe migliorare la comunicazione medico -paziente e quindi tra ML e medici nei CE con una formazione adeguata anche per i medici, per dare loro una maggiore consapevolezza riguardo la figura del paziente e il concetto generale di benessere. Bisognerebbe sottolineare di più che il benessere mentale del paziente è inscindibile dalla sfera emozionale e dipende molto dall'essere considerato come una persona nella sua totalità e quindi anche come un cittadino consapevole in grado di partecipare alle scelte che lo riguardano. In quest'ottica, secondo la mia esperienza, l'attività dei CE è da ritenere indispensabile, perchè consente non solo di valutare i protocolli con una pluralità di approcci, ma permette l'incontro tra medici e pazienti in condizioni di parità. Il CE rappresenta il luogo dove il cittadino rappresentato dal ML può esprimere il proprio parere con competenza su argomenti che da sempre sono stati considerati prerogativa degli addetti ai lavori, favorendo un cambiamento positivo nel rapporto medico-paziente a vantaggio di una nuova considerazione della figura del paziente. Inoltre, non bisogna dimenticare che la sola esistenza dei CE ha reso i protocolli di ricerca più sicuri per i pazienti ponendo un significativo limite agli abusi inauditi che in passato si verificavano in nome della ricerca clinica.

Desidero ringraziare le persone che hanno creduto in me e mi hanno permesso di fare questa esperienza impegnativa, ma molto gratificante.

Giuseppina Amato
per L'Associazione Serena a Palermo

Inserito da redazione il Mer, 12/05/2010 - 12:34