I bias di pubblicazione si moltiplicano e si diversificano

McGauran N, Wiesler B, et al. Reporting bias in medical research - a narrative review. Trials 2010, 11:37; doi:10.1186/1745-6215-11-37 (http://www.trialsjournal.com/content/pdf/1745-6215-11-37.pdf)

Quando uno studio scientifico si conclude con un esito negativo (perché la nuova cura non funziona come si sperava), è più difficile che i risultati vengano pubblicati. La minor propensione a rendere noti gli studi negativi è comprensibile, ed è stata descritta a partire dagli anni '50 (Sterling 1959),con il nome di bias (cioè distorsione sistematica) della pubblicazione. Le modalità con cui i bias di pubblicazione affliggono la letteratura scientifica e minano l'affidabilità dei risultati e delle conclusioni presentati, a volte sulla pelle dei pazienti sono diventate però sempre più complesse. Tanto che gli esperti della Cochrane Collaboration (l'iniziativa internazionale no profit, fondata in Inghilterra nel 1993, che mira a raccogliere, valutare criticamente e diffondere le informazioni relative all'efficacia degli interventi sanitari) hanno sentito il bisogno di proporre una specifica classificazione delle varie possibili distorsioni (vedi box) (Sterne 2008).

Tipo di bias di presentazione dei risultati

Definizione

Bias di pubblicazione

La pubblicazione o non pubblicazione dei risultati sperimentali, in funzione delle caratteristiche e dell'orientamento dei risultati

Bias di ritardo (time lag bias) 

La pubblicazione sollecita o tardiva dei risultati sperimentali, in funzione delle caratteristiche e dell'orientamento dei risultati

Bias di duplicazione

La pubblicazione in una sola o in più occasioni dei risultati sperimentali, in funzione delle caratteristiche e dell'orientamento dei risultati

Bias di collocazione (location bias)

La pubblicazione dei risultati sperimentali in riviste scientifiche con differente accessibilità o indicizzazione* negli archivi della letteratura, in funzione delle caratteristiche e dell'orientamento dei risultati

*queste due caratteristiche esprimono la maggiore o minore facilità per un lettore di "raggiungere" la pubblicazione in biblioteche mediche o sul web e la quotazione della rivista scientifica calcolata secondo criteri standard  

Bias di citazione (citation bias)

La citazione o non citazione dei risultati sperimentali, in funzione delle caratteristiche e dell'orientamento dei risultati

Bias di lingua (language bias)

La pubblicazione dei risultati sperimentali in una determinata lingua, in funzione delle caratteristiche e dell'orientamento dei risultati

Bias di presentazione degli esiti (outcome reporting bias)

La presentazione selettiva di alcuni esiti ma non di altri, in funzione delle caratteristiche e dell'orientamento dei risultati

 

Dalla letteratura più recente emerge che viene pubblicata circa la metà dei risultati degli studi sperimentali e che la selezione non è puramente casuale, ma guidata da strategie precise, che nascondono in genere rilevanti conflitti di interesse. Qualche altro esempio, oltre alla rinuncia a pubblicare dati negativi: i ritardi nel rendere noti la tossicità o gli effetti indesiderati di un farmaco oppure la scelta degli esiti da comunicare solo alla conclusione della sperimentazione in base al suo andamento. Ma non si tratta solo di "pubblicazione" o "mancata pubblicazione" sulle riviste , in quanto esiste tutta  un'area grigia della comunicazione scientifica (denominata appunto grey literature) rappresentata per esempio dagli abstract e dalla presentazioni a congressi che in circa il 40% dei casi non si trasformerà in una vero e proprio lavoro pubblicato sulle riviste biomediche indicizzate e quindi non affronterà il processo di revisione (un esame da parte di esperti che ne esamina il valore scientifico ma anche la correttezza metodologica), ma farà comunque opinione.

E ci sono esempi clamorosi di bias di pubblicazione, già individuati dalla comunità scientifica e giunti all'attenzione del pubblico. [link a pezzi di partecipa che li ha documentati]. 

Questa volta i ricercatori dell'IQWiG (l'acronimo tedesco di Quality and Efficiency in Health Care) di Colonia, un Istituto  scientifico indipendente che analizza i rischi e i benefici dei trattamenti medici, hanno effettuato un'analisi degli archivi della letteratura scientifica per stabilire quanto fosse diffusa la presenza di questi bias e se si "annidasse" in qualche disciplina specifica o in qualche tipo di intervento.

In particolare, hanno identificato una quarantina di indicazioni terapeutiche e 50 tipi di interventi (elencati con ogni dettaglio negli allegati al lavoro consultabili online) suddividendoli ulteriormente in farmacologici, chirurgici, diagnostici e preventivi.   

Nelle intenzioni iniziali avrebbero voluto condurre una revisione sistematica, ma si sono limitati a una revisione narrativa (una descrizione di un certo numero di studi, scelti senza effettuare una selezione rigorosa e senza adottare criteri di ricerca che consentono di individuare tutti i dati disponibili sull'intervento considerato) delle fonti identificate su PubMed, arrendendosi di fronte al fatto che non esistevano, appunto, criteri di ricerca adeguati e che sarebbe stato necessario leggere qualche migliaio di pubblicazioni, cosa incompatibile con il tempo e le risorse.

Accontentandosi di un lavoro di revisione meno esaustivo, i ricercatori tedeschi hanno concluso, in base ai numerosi esempi identificati, che i bias di pubblicazione sono un fenomeno diffuso in tutti gli ambiti della letteratura scientifica e sono determinati a vario titolo dall'azione di tutte le parti in causa: aziende farmaceutiche in conflitto di interesse, ricercatori e persino enti regolatori garanti della ricerca scientifica.

Il resoconto degli studi tende in genere, a sovrastimare l'efficacia e a sottostimare i rischi di un trattamento, ma ciò non è particolarmente nuovo. Il fenomeno che sempre più si afferma negli ultimi tempi, commentano gli autori, è quello che risultati e conclusioni viziati sostengono scelte inappropriate per la salute da parte dei decisori.

Particolarmente interessanti appaiono le azioni degli enti regolatori che impongono la registrazione degli studi clinici, come il registro ClinicalTrial.gov statunitense, la piattaforma ICTRP (International Clinical Trials Registry Platform) dell'Organizzazione mondiale della sanità e il database eudraCT dell'European Medicines Agency. Queste ed altre simili organizzazioni sono state create a partire dai primi anni 2000, ipotizzando che l'obbligo alla registrazione del disegno di uno studio sperimentale e alla chiara indicazione prima che esso venga effettuato di molte sue caratteristiche, in primo luogo degli esiti indagati, potessero "tenere lontani" i bias. L'intenzione è buona e certamente in grado di garantire una migliore trasparenza della ricerca biomedica, ma perfettibile. Considerando i tre enti citati, emergono per ciascuno limiti e necessità di correzioni: nel primo caso non c'è un vincolo abbastanza rigoroso a riportare il profilo di sicurezza di un trattamento, nel secondo non è stabilito quali caratteristiche dello studio si debbano rendere pubbliche al momento della registrazione, nell'ultimo sono state fissate le linea guida ( European Commission 2009) sugli aspetti da dichiarare in ambito pediatrico, ma non ancora nell'adulto.

Sterling T. Publication decisions and their possible effects on inferences drawn from tests of significances. J Am Stat Assoc 1959, 54:30-34.
Sterne J, Egger M, Moher D. Addressing reporting biases. In Cochrane handbook for systematic reviews of interventions. Edited by Higgins JPT, Green S. Chichester: Wiley; 2008: 297-334
European Commission. List of fields to be made public from EudraCT for paediatric clinical trials in accordance with article 41 of regulation (EC) no 1901/2006 and its implementing guideline 2009/C28/01. Last update 26 Mar 2009. http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/pharmaceuticals/files/eudralex/vol-10/2009_02_04_guidelines_paed_en.pdf

Maria Rosa Valetto

Inserito da Maria Rosa Valetto il Mar, 08/06/2010 - 16:01