Comunicare il rischio con il cellulare

Olsen J. Communicating evidence and uncertainties on health risks from regular use of mobile phones. J Epidemiol Community Health 2010;64:281-282 doi:10.1136/jech.2009.090506

Per discutere quanto sia delicato e difficile comunicare correttamente rischi, accertati o presunti, per la salute, un editoriale sulla rivista Epidemiology and Community Health prende ad esempio il caso dei telefonini, la più diffusa fonte di radiazioni non ionizzanti di tutti i tempi.

La prima considerazione: ad oggi l'unico danno certamente attribuibile al cellulare è l'aumento degli incidenti della strada provocati da un loro uso improprio, una distrazione che colpisce chi guida e telefona contemporaneamente, ma non risparmia i malcapitati pedoni o i passeggeri.

D'altra parte, se è vero che non c'è al mondo un solo malato che possa affermare con sicurezza che avrebbe scongiurato una qualunque patologia evitando di usare il cellulare (eccezion fatta per il solito incauto guidatore o il pedone di passaggio), questa constatazione non ha valore assoluto. Non si può cioè escludere che non esista o esisterà alcuna malattia causalmente connessa all'uso del cellulare. Si può solo sostenere che per ora (il follow up degli studi si limita agli ultimi dieci anni) e per singole condizioni tenute sotto attenta osservazione (come i tumori cerebrali) non si è osservato un forte aumento del rischio.

Probabilmente l'incertezza diminuirà ma ci vuole tempo. E' infatti necessario prolungare ben oltre il decennio il periodo di osservazione per stabilire se davvero l'esposizione al cellulare produca danni alla salute, ma anche per effettuare studi con un disegno più adatto a studiare il fenomeno (passando cioè da studi caso-controllo a studi osservazionali di popolazione e a studi ambientali).

Il ragionamento va articolato ulteriormente affiancando alle considerazioni sui rischi, quelle sui benefici. Tenendo conto dei rilevanti vantaggi che i cellulari hanno introdotto nella vita quotidiana, quale soglia di rischio accertato dovrebbero adottare le autorità sanitarie per proibirli? Sarebbe una misura praticabile? Sarebbe ragionevole, dal momento che a breve l'esposizione alle radiofrequenze sarà almeno altrettanto rilevante e altrettanto indeterminati sono i rischi associati?

Come spesso accade in medicina non ci sono le condizioni "to see the whole picture", per citare un'immagine dell'editoriale.

Un principio di ragionevole prudenza consiglia di non cercare a tutti i costi le prove che portino al bando dei cellulari dalla vita quotidiana o alla loro accettazione incondizionata, ma di adottare un punto di equilibrio: limitarsi a un impiego necessario, ricorrere a sistemi hand-free come gli auricolari (ammesso che non si trasferisca su organi diversi dal cervello il problema dell'esposizione), evitare di consegnare "il giocattolo" a bambini e ragazzi sotto i 16 anni. Il tutto va accompagnato da un'adeguata informazione e comunicazione del rischio.

Maria Rosa Valetto

Inserito da Maria Rosa Valetto il Ven, 30/04/2010 - 19:20