L'appello di Garattini alla trasparenza sui nuovi farmaci

E' stato pubblicato sul British Medical Journal del 30 marzo l'appello di Silvio Garattini e di Vittorio Bertelé alla rinuncia al segreto industriale che accompagna la procedura europea dell'approvazione di nuovi farmaci.

Secondo Garattini "abolire la confidenzialità dei dati renderebbe il sistema più trasparente, fornirebbe a medici e pazienti informazioni su cui basare una critica costruttiva, darebbe nuova fiducia, migliorerebbe la ricerca industriale. Restituirebbe inoltre credibilità alle autorità regolatorie a conferma che il diritto alla salute prevale sugli interessi industriali".

Che troppe zone d'ombra non giovino ai farmaci nuovi o recenti, lo si è potuto verificare in più occasioni. Pochi mesi fa, in piena pandemia H1N1, era successo con l'oseltamivir, un antinfluenzale il cui impiego in soggetti altrimenti sani era stato oggetto di un accanito dibattito nella comunità scientifica [link a articolo farmaci antinfluenzali nella bufera] e che aveva suscitato l'imperativa richiesta di Fiona Goodlee,  editor in chief del BMJ, "We want raw data now" (Godle 2009, Godlee 2009). L'anno prima poco prima era stata la volta degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, il cui ruolo come antidepressivi è stato ampiamente riconsiderato, dopo che la Food and Drug Administration (FDA) aveva reso disponibili tutti i dati provenienti dagli studi clinici (Kirsch 2008). A tutto ciò si aggiunge la ben nota tendenza a penalizzare la pubblicazione di dati negativi (Stern 1997, Melander 2003).

Attualmente l'approvazione di un nuovo farmaco si accompagna alla pubblicazione di 4 documenti da parte dell'EMA (European Medicines Agency), l'ente regolatorio europeo: un comunicato stampa il giorno seguente l'approvazione contenente informazioni generali; una scheda tecnica con le caratteristiche del farmaco destinata ai prescrittori; il foglietto illustrativo che verrà inserito nella confezione del medicinale ed è rivolto ai pazienti; la relazione denominata EPAR (European public assessment report) che sintetizza la documentazione prodotta dall'azienda produttrice e le procedure di approvazione da parte del comitato dell'EMA responsabile delle procedure medesime (Committee for Human Medicinal Products).

In tutti questi documenti non è tuttavia presente una chiara descrizione dei vari passaggi che hanno condotto all'approvazione del nuovo farmaco, per esempio non si specifica se essa abbia incontrato l'opposizione di una minoranza di membri del comitato, fatto che potrebbe riflettere dubbi o riserve su qualche profilo, di efficacia e di sicurezza, della molecola. Manca inoltre il confronto del nuovo medicinale con altri della stessa classe o con simile meccanismo di azione: come da tempo sostengono gli esponenti del Mario Negri il razionale per la messa in commercio di un nuovo farmaco è la sua dimostrata superiorità rispetto ad analoghi già sul mercato. Infine non è consentita all'EMA la pubblicazione dei documenti sottomessi dal produttore, diversamente da quanto avviene è concesso alla FDA negli Stati Uniti.

La soluzione c'è: una maggiore trasparenza, facendo le opportune distinzioni tra ciò che si può mantenere riservato a tutela dell'industria (la produzione dei principi attivi e dei componenti, il processo di sviluppo) e ciò che si deve rendere pubblico a vantaggio dei pazienti (i risultati degli studi preclinici, specie di quelli tossicologici e degli studi clinici controllati). Se infatti le case farmaceutiche reclamano la segretezza per difendere gli ingenti investimenti necessari per lo sviluppo di un farmaco - giustamente a giudizio degli stessi autori dell'articolo - è doveroso garantire trasparenza alle istituzioni accademiche e ai servizi sanitari nazionali, che spesso cofinanziano tale sviluppo, e ai pazienti, che talvolta partecipano alla fase sperimentale e poi ricevono i trattamenti.

Garattini e Bertelé propongono un duplice approccio nell'interesse del paziente: da una parte l'industria deve impegnarsi a fornire all'EMA tutti i dati rilevanti, dall'altra quest'ultima deve documentare con il massimo dettaglio le fasi dell'approvazione. Per completare la correttezza del processo, la normativa europea deve pretendere la pubblicazione dei dati tossicologici e degli studi clinici, va rafforzata la rete di farmacovigilanza post marketing per segnalare la tossicità, ma anche la mancanza di efficacia. L'autorevolezza dell'EMA sarebbe infine rafforzata dalla conduzione di studi indipendenti a conferma/smentita dei dati, in potenziale conflitto di interesse dell'industria, e la sua autonomia garantita da finanziamenti adeguati che ne affranchino il budget dal contributo delle aziende farmaceutiche.

E oltre a suggerire la soluzione, Garattini e Bertelé individuano la circostanza opportuna e in atto, data dal passaggio dell'EMA dalla Direzione imprese e industria alla Direzione salute pubblica. Tale trasferimento di competenze dovrebbe allentare l'attenzione alla difesa degli ingenti investimenti industriali, peraltro legittima se correttamente gestita, e privilegiare la necessità di condivisione di informazioni scientifiche al fine di definire al meglio il profilo rischio/beneficio di un nuovo farmaco prima dell'immissione in commercio.

Garattini S, Bertelé V. Europe's opportunity to open up drug regulation. BMJ 2010;340:c1578

Bibliografia
Godle F. We want raw data, now. BMJ 2009;339:b5405.
Godlee F, Clarke. Why don't we have all the evidence on oseltamivir? BMJ 2009;339:b5351.
Kirsch I, Deacon BJ, et al. Initial severity and antidepressant benefits: a meta-analysis of data submited to the Food and Drug Administration. Plos Med 2008;5:e45.ù
Stern JM, Simes RJ. Publication bias. Evidence of delayed publication in a cohort study of clinical research projects. BMJ 1997;315:640-5.
Melander H, Ahòqvist-Rastad J, et al. Evidence b(i)ased medicine - selective reporting from studies sponsored by pharmaceutical industry: review of studies in new drug applications. BMJ 2003;326:1171-3.

Maria Rosa Valetto

Inserito da Maria Rosa Valetto il Mer, 12/05/2010 - 22:22