Campagne sulla fertilità: non vanno bene

Dicembre 2009
«La fertilità è un bene comune. Prenditene cura»
Ministero della salute

Dicembre 2009
«Amico andrologo»
Ministero della salute
Università La Sapienza di Roma
Società Italiana di Andrologia e Medicina della sessualità (SIAMS)

Marzo 2010
«Fertility day»
Centro di Medicina della Riproduzione dell'European Hospital di Roma

 

non  va bene GIUDIZIO DI PARTECIPASALUTE: NON VA BENE

In Italia c'è chi pensa che lo scarso tasso di natalità dipenda più da un'epidemia di sterilità che non da motivazioni economiche, sociali e culturali. E a correre al riparo non ci si mettono solo strutture private, che cercano clienti per i loro ambulatori di procreazione assistita, ma anche istituzioni come il Ministero della salute, che ha condotto nel dicembre 2009 ben due campagne su questo tema.

La prima, dal titolo «La fertilità è un bene comune. Prenditene cura» (link), è stata effettuata con  più di 600 passaggi complessivi dello spot in televisione, sui principali circuiti delle emittenti a diffusione nazionale e a livello locale, e con oltre 1600 passaggi della versione radiofonica sulle emittenti locali. Ci si proponeva a parole di fornire una corretta informazione sulle cause che possono provocare l'infertilità e la sterilità, di sensibilizzare la popolazione di riferimento (cioè uomini e donne in età feconda e adolescenti) alla prevenzione e di illustrare i pericoli per la salute legati ad alcuni stili di vita considerati a rischio. Il risultato non è stato così soddisfacente: le immagini edulcorate cercavano di attenuare il tono allarmistico del messaggio, che restava tuttavia confuso e incompleto.
Intanto si procedeva in parallelo con la campagna «Amico andrologo» (link), rivolta agli studenti delle classi quinte delle scuole superiori, per spiegare ai giovani maschi l'importanza di un corretto stile di vita sulla funzione dell'apparato riproduttivo e informare sui temi affettivo - relazionali della sfera sessuale maschile. Nessun cenno all'esistenza dei medici di medicina generale o ai pediatri di libera scelta. Sul sito della campagna (http://www.amicoandrologo.it) si dice tra l'altro che l'iniziativa è stata resa necessaria dal venir meno della visita di leva, che in passato costituiva l'unica forma di screening su larga scala: un valore preventivo sfuggito a molti.

A questa carenza si compensa quindi inviando alle scuole sei brochure sul ruolo della prevenzione in andrologia. Sulle brochure è indicato il sito web della campagna (http://www.amicoandrologo.it) dove sono disponibili approfondimenti e informazioni. Inoltre è previsto un incontro diretto tra ragazzi ed esperti con proiezione di materiale video e diapositive e compilazione da parte dei ragazzi di un questionario anonimo, volto a fornire informazioni sugli stili di vita e sulle loro attuali conoscenze sulle malattie andrologiche e sull'apparato riproduttivo. Ma soprattutto è prevista una visita con lo specialista, un "amico", appunto, da effettuarsi o direttamente nelle scuole o presso l'Ospedale regionale di riferimento, visite da prenotare attraverso il sito della campagna, per non sfuggire neppure a quest'ultimo tentativo di medicalizzazione.

Se questa è la linea seguita dalle istituzioni, non c'è da stupirsi se poi un centro privato, il Centro di Medicina della Riproduzione dell'European Hospital di Roma indice il «Fertility day» (http://www.europeanhospital.it/struttura/news.html): una, anzi, due giornate, il 6 e il 27 marzo, dedicate a controllare la fertilità. Attenzione però: informazioni e consulenza saranno offerte gratuitamente, ma non a coppie che abbiano già avuto difficoltà a procreare, per cui il medico ha prescritto indagini o altri specialisti hanno posto una diagnosi di infertilità. L'iniziativa è rivolta al contrario alle coppie e ai single che, desiderando un figlio, vogliono avere l'opportunità di controllare gratuitamente lo stato della propria salute riproduttiva per affrontare serenamente il periodo in cui si cercherà la gravidanza. Prima ancora cioè di aver deciso di provare a concepire un figlio, il centro offre la possibilità di valutare a priori quante chance di riuscita si avranno. Purché le donne abbiano eseguito un tampone vaginale nei tre mesi precedenti e si siano sottoposte a un prelievo per effettuare tutti i dosaggi ormonali necessari. Magari sarebbero rimaste incinte al primo tentativo, ma è sempre meglio portarsi avanti.

Roberta Villa

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Inserito da Roberta Villa il Mer, 03/03/2010 - 15:41