Piccoli medici crescono: viaggio tra scuole di specializzazione ed errori in corsia

Sbagliando si impara: il vecchio adagio popolare è un po' il motto di tutti i giovani stagisti che, freschi di studi, si affacciano sul  mondo del lavoro. Un po' di indulgenza è d'obbligo, nessuno nasce premio Nobel, ma qualche perplessità sorge quando si parla di giovani camici bianchi alle prese con pazienti in carne e ossa.

Da diversi anni il mondo scientifico ha messo sotto la lente i loro errori in corsia e le possibili conseguenze sulla salute dei pazienti. Addirittura la questione è stata recentemente al centro di un dibattito in Gran Bretagna, dopo che una ricerca ha dimostrato un incremento del tasso di mortalità intraospedaliera nella settimana agostana in cui arrivano in corsia i giovani medici, e uno studio del General Medical Council ha svelato che l'8% delle loro prescrizioni è sbagliato. Senza dimenticare poi l'appello di un esponente dei Conservatori che ha chiesto di rafforzare la presenza di medici esperti nei dipartimenti di emergenza-urgenza, dove i dottori ‘junior', a suo dire, sarebbero spesso lasciati soli a rischio e pericolo degli utenti.

Nel frattempo, in Italia, i primi a sollevare perplessità sono gli stessi medici in formazione specialistica che, secondo un'indagine di Federspecializzandi, bocciano su tutta la linea insegnanti e corsi delle scuole di specializzazione.

Il "mercoledì nero" degli inglesi

In principio era solo un sospetto. Poi sono arrivati i primi studi a dimostrarlo: con l'arrivo dei giovani medici in corsia cresce il numero dei pazienti che passano a miglior vita. Gli americani lo avevano già battezzato come il "July Phenomenon". Ora qualcosa di simile è stato scoperto anche in Gran Bretagna, paese che (secondo una ricerca pubblicata su Plos One) vive il suo "mercoledì nero" la prima settimana di agosto.

Un gruppo di ricercatori dell'Imperial College di Londra ha voluto fare un po' di chiarezza su questo fenomeno e ha analizzato dati riguardanti quasi 300mila pazienti curati in 175 ospedali tra il 2000 e il 2008. In particolare, ha messo a confronto il tasso di mortalità registrato l'ultimo mercoledì di luglio con quello del primo mercoledì di agosto, quando arrivano in corsia i nuovi dottori ‘junior'. I risultati non lasciano scampo: sebbene ad agosto si presentino meno casi gravi che a luglio, la mortalità cresce del 6%, addirittura dell'8% nei pazienti che richiedono interventi medicali (come in caso di infarto e ictus) e non chirurgici.

Gli ingredienti giusti per un'ottima ricetta

Troppe prescrizioni sbagliate ad opera dei medici freschi di studi? Il General Medical Council (GMC) britannico ha condotto un'indagine per verificare la fondatezza di questo sospetto. Ha così raccolto dati relativi a oltre 124mila prescrizioni fatte in 19 ospedali, scoprendo che ben 11mila (quasi il 9%) sono sbagliate.

Gli errori commessi sono i più disparati. Il 2% viene catalogato come "potenzialmente fatale" (si sono per esempio prescritti farmaci senza verificare le allergie del malato), il 5% come "potenzialmente pericoloso" (vengono indicati, per esempio, dosaggi troppo alti o troppo bassi), il 53% come "significativo" (non si sono prescritti i farmaci che il paziente assumeva regolarmente prima del ricovero) e il 40% come "errore minore" (quando, per esempio, la ricetta è scritta con una calligrafia illeggibile).

Lo studio, condotto da Tim Dornan dell'Università di Manchester, ha poi verificato che i ‘novellini' al primo anno di esperienza in corsia non sbagliano più dei colleghi più anziani. Se la percentuale di errori nel primo anno di pratica è pari all'8,4%, al secondo anno sale fino al 10,3%, per poi tornare all'8,3% al terzo anno. Secondo il presidente del GMC Peter Rubin, il picco del secondo anno potrebbe essere spiegato con la maggiore sicurezza di questi giovani medici, che tendono ad abbassare il livello di attenzione perché meno ‘impauriti', o alla maggiore difficoltà delle scelte che devono prendere.

Parlano gli specializzandi italiani

Prima di giudicare l'operato dei giovani camici bianchi, sarà forse il caso di fare un passo indietro per andare a vedere qual è la situazione nelle scuole che formano i futuri specialisti della salute. E a vederla con gli occhi degli specializzandi italiani, la situazione non è rosea.

A dirlo è un'indagine conoscitiva di Federspecializzandi, che ha sottoposto un questionario a 600 medici in formazione iscritti alle scuole di specializzazione di vari atenei italiani.

I primi risultati parlano chiaro: per le scuole si profila una bocciatura senza appello. Il giudizio dato per la soddisfazione delle lezioni è di 4,37 in una scala da 1 a 10. Solo il 18% dei docenti viene ritenuto "buono", mentre la valutazione dell'utilità delle lezioni ottiene per poco la sufficienza, con 6,24 come voto medio. Ma anche la formazione è insoddisfacente: il 65% degli specializzandi in chirurgia ritiene inadeguata la partecipazione alle attività.

Gli studenti lamentano che, sebbene esista la possibilità di fare esperienze formative all'estero o in strutture esterne, solo il 40% dei medici ha davvero la possibilità di scegliere. Inoltre l'offerta didattica, che spesso non offre grandi possibilità di scelta, é ritenuta per lo più insoddisfacente.

La situazione pare particolarmente inadeguata nell'area chirurgica. Molti tra gli intervistati "lamentano di non essere adeguatamente formati dal punto di vista pratico durante la scuola di specializzazione: difatti difficilmente vengono investiti del ruolo di primo operatore, eccezion fatta per interventi di piccola chirurgia. In circa l'80% dei casi - continua Federspecializzandi - non vi è un percorso formativo chiaro" e sarebbero "nettamente carenti le lezioni teoriche o di tecniche operatorie, oltre alle simulazioni con ausili meccanici o animali".

Per quanto riguarda il loro ruolo, gli specializzandi ritengono di essere a volte investiti di una responsabilità eccessiva, dovendo assumersi responsabilità proprie dei medici strutturati (come guardie in autonomia, visite ambulatoriali e consulenze specialistiche).

Ultimo dato su cui riflettere è che "il 50% degli intervistati o non si iscriverebbe nuovamente alla stessa scuola di specializzazione o lo farebbe in un altro ateneo".

Bibliografia

  • Min Hua Jen et al. "Early in-hospital mortality following trainee doctors' first day at work". Plos One 2009; 4(9): e7103.
  • General Medical Council. "An in depth investigation into causes of prescribing errors by foundation trainees in relation to their medical education. EQUIP study". www.gmc-uk.org/about/research/5155.asp.
  • Sarah Boseley. "Junior doctors make mistakes in 8% of hospital prescriptions, study finds". www.guardian.co.uk, 3/12/2009.
  • Sarah Boseley. "NHS hospital deaths rise on day junior doctors join wards, study finds". www.guardian.co.uk, 2379/2009.
  • Owen Bowcott. "Senior staff shortages in A&E ‘putting lives at risk'". www.guardian.co.uk, 3/12/2009.
  • Presidenza di Federspecializzandi. "Primi risultati dell'indagine conoscitiva sulle scuole di specializzazione. www.federspecializzandi.net, 4/12/2009.

Elisa Buson

Inserito da Elisa Buson il Mar, 26/01/2010 - 16:20