Pillola abortiva: un'opzione terapeutica con rischi e benefici

Ritorna alla ribalta il mifepristone (RU486), la pillola abortiva che in Italia ha incontrato molte difficoltà ad essere commercializzata e che ancora oggi è disponibile solo attraverso importazione dall’estero.

La RU486 è in circolazione da molto tempo: la Francia ne ha autorizzato la utilizzazione fin dal 1988. Si tratta di un farmaco che occupando i recettori del progesterone, un ormone indispensabile per il proseguimento della gravidanza, determina la morte del feto. Il feto può venire espulso spontaneamente; ma in molti casi è necessaria la somministrazione di un altro farmaco, una prostaglandina, che inducendo contrazioni uterine completa l’azione del mifepristone.

La pillola abortiva può essere utilizzata solo entro la nona settimana dal concepimento, ma in Italia per ragioni prudenziali il suo impiego è stato limitato alla settima settimana.

Che cosa sappiamo di questo farmaco?

Sempre troppo poco, ma questo si può dire di tutti i farmaci. Non esistono farmaci ideali che assicurino l’effetto desiderato senza effetti collaterali. Senza eccezioni, i farmaci accanto ai benefici mostrano sempre anche effetti indesiderabili o addirittura tossici. Non sfugge a questa regola il mifepristone per cui sono stati riportati per esempio dolori addominali, sanguinamento, emorragie, e perfino casi mortali.

Tuttavia si deve sottolineare che il farmaco è stato somministrato a molti milioni di donne e non sempre è possibile stabilire un rapporto di causa-effetto fra la somministrazione del farmaco e la comparsa di tossicità. Del resto l’altro tipo di trattamento abortivo rappresentato dall’intervento chirurgico non è privo di inconvenienti e di problemi proprio per la necessità di agire in anestesia e per le conseguenze psicologiche che derivano dal ricovero ospedaliero.

Perché dunque tanto clamore intorno a RU486? Perché addirittura una commissione parlamentare se ne è occupata?

I motivi sono molti e si collocano sostanzialmente intorno alla legge 194 che ha regolamentato l’aborto in Italia. Il timore è che la disponibilità della pillola faciliti l’accesso all’aborto e quindi ne determini un aumento. In realtà l’AIFA, l’ente regolatorio che decide l’ autorizzazione dei farmaci in Italia, aveva già stabilito che la pillola abortiva fosse impiegata solo in ospedale, a differenza di quanto avviene in alcuni Paesi europei dove il farmaco è disponibile anche nelle farmacie su prescrizione medica. Non solo, l’AIFA aveva anche indicato che in ospedale la procedura per la somministrazione del farmaco dovesse essere in sintonia con le disposizioni della legge sull’aborto.

Entrare nei dettagli è molto difficile perché da un lato è certamente fondamentale proteggere la salute della donna, ma dall’altro non bisogna complicare le cose sul piano burocratico al punto da rendere impossibile l’impiego del farmaco. Spetta comunque alla donna decidere se ricorrere al farmaco o all’intervento chirurgico nell’ambito del rapporto di fiducia che instaura con il suo medico.

E’ naturalmente importante che la donna abbia tutte le informazioni perché la sua scelta sia basata sulla conoscenza di vantaggi e svantaggi dei due trattamenti disponibili. Non spetta certamente alla politica entrare negli aspetti tecnici che devono essere lasciati alla competenza e alla responsabilità dei medici.

Stabilire se il rapporto benefici-rischi per quanto riguarda la RU486 sia favorevole o sfavorevole, non spetta alle commissioni parlamentari; questo è compito delle autorità regolatorie, cioè, in Europa dell’EMEA.

Chi ha dati rilevanti per ritenere che il farmaco sia tossico deve far aprire un arbitrato in quella sede, anziché generare sospetti e indurre preoccupazioni che non giovano a un’ informazione equilibrata.

Si spera che la vicenda del RU486 arrivi alla fine anche in Italia dopo anni di discussioni e di rinvii che ne hanno solo ritardato la disponibilità, senza peraltro aver portato alcun vantaggio in termini di sperimentazione e quindi di nuove conoscenze riguardanti l’efficacia e la tossicità del farmaco in discussione. (Gente, 2 dicembre 2009)

Silvio Garattini
Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri

Ultimo aggiornamento 16/12/2009

Inserito da redazione il Mer, 16/12/2009 - 16:14

Re:

Se la sperimentazione di questa pillola non verrà mai fatta proseguire come dovrebbe, non potremo mai arrivare ad una legislazione definitiva che la tuteli e ci tuteli, a noi donne.