Tra medico e paziente la sincerità conviene

Fonte:
López et al. Disclosure of Hospital Adverse Events and Its Association With Patients' Ratings. Arch Intern Med 2009; 169: 1888.

Se anche qualcosa va storto durante un ricovero in ospedale, non è detto che i malati giudichino negativamente i medici e la struttura: la loro valutazione può anzi essere più positiva se qualcuno spiega loro che cosa è successo e perché. Lo sostiene uno studio publbicato su JAMA condotto con interviste telefoniche effettuate a distanza di nove mesi circa dalla dimissione a circa 600 pazienti ai quali, durante un ricovero in ospedale, le cose non erano andate come avrebbero dovuto. I ricercatori, coordinati da Lenny Lopez, del Massachusetts General Hospital di Boston, avevano selezionato questi soggetti  tra quelli in cui, in base ai dati registrati nelle cartelle cliniche, si erano verificati durante il ricovero vari tipi di eventi avversi. Nella maggior parte dei casi si trattava di reazioni indesiderate a farmaci somministrati per la prima volta, ma spesso erano segnalate anche complicazioni insorte durante o in seguito a interventi chirurgici. Meno frequenti i fenomeni riconducibili a medicinali che il paziente già prendeva prima di andare in ospedale o all'esecuzione di procedure diagnostiche di vario genere. «Un terzo degli eventi era frutto di errori umani che potevano essere evitati» spiega Lopez, con cui hanno collaborato gli esperti dell'Harvard Medical School.  «Per esempio, medici o infermieri avevano sbagliato a prescrivere o somministrare le dosi di un medicinale».

Nel corso della telefonata si chiedeva ai malati, oltre che di descrivere quel che era capitato, anche se qualcuno del personale aveva spiegato loro quel che era accaduto e perché. Tutti erano poi invitati a dare un voto da 1 a 5 alla qualità del trattamento medico che secondo loro avevano ricevuto, dove 1 stava per «eccellente» e 5 per «scarso».

Purtroppo solo quattro su dieci erano stati informati: più spesso quelli in cui l'incidente dipendeva solo da un caso sfortunato e non poteva essere impedito dai medici o dagli infermieri e quelli in cui il fatto non aveva provocato conseguenze a lungo termine nei malati.

«Ciò chiaramente mostra  da parte del personale il timore che l'evento potesse avere conseguenze legali o influire negativamente sull'immagine dell'ospedale» commenta Lopez. 

Ma l'indagine dei ricercatori di Boston smentisce questa idea: «I punteggi più alti alla qualità delle cure ricevute sono stati assegnati proprio dai malati a cui era stato spiegato con franchezza quel che si era verificato» riferisce la ricercatrice statunitense, «anche quando il personale ha ammesso che l'evento avrebbe potuto essere evitato con un po' più di attenzione».

To err is human, Errare è umano titolava il rapporto dell'Institute of medicine statunitense che nel 2000 mise il dito nella piaga degli errori in medicina. Molte istituzioni da allora hanno ribadito che il paziente ha diritto di sapere la verità. Questa ricerca rassicura i sanitari che ne hanno ancora paura.  Roberta Villa

Roberta Villa

Inserito da Roberta Villa il Sab, 05/12/2009 - 10:11