Come il tumore mi ha portato fuori dalla nebbia della quotidianità

Fonte
Barry D. My Brain on Chemo: Alive and Alert. NYT, 31-08-2009

Ho subito la chemioterapia nel 1999 e poi ancora nel 2004 grazie ad uno sgradito e inaspettato ripresentarsi del tumore.

Sfortunato? In parte si ma ritengo che per me, questa doppia esperienza con il cancro sia stata anche una fortuna.

Quando l'infermiera del day hospital, trovando una vena bella grassa lungo il mio braccio destro mi iniettava un denso liquido biancastro in corpo, sapevo che lo stava facendo per salvarmi la vita ma non immaginavo che questa esperienza avrebbe anche dato un nuovo senso alla mia vita.

Chemioterapia significa anche effetti collaterali e io li ho provati tutti. Ricordo la sensazione monotona di nausea che accompagnava le mie giornate, spezzata di tanto in tanto dal vomito; la perdita dei capelli; la neuropatia, tuttora ho la sensazione che le mie dita siano avvolte nel cotone, ma ancora di più, ricordo l'impatto che la chemioterapia ha avuto sulle mie funzioni cerebrali, una sorta di nebbia cognitiva per cui faticavo a mettere a fuoco e a ricordare le cose come non mi era mai accaduto prima.

E' stato proprio allora, mentre seduto sulla mia poltroncina subivo la mia cura-veleno che, improvvisamente, ho avuto chiarezza: in realtà il mio cervello era sempre stato avvolto nella nebbia, una nebbia differente però da quella provocata dai farmaci, che si potrebbe definire: "la nebbia della quotidianità".

Nel 1999, prima che mi fosse diagnosticato il cancro all'esofago, ero un uomo giovane e forte, avevo un lavoro che mi appagava, una bella famiglia, eppure non riuscivo a gioirne facendomi, invece, attaccare dai piccoli e insignificanti inconvenienti quotidiani.

Quante volte un problema sul lavoro, il traffico o anche solo non trovare i miei biscotti preferiti nella dispensa, sono stati motivo di rabbia e delusione!

Poi è arrivato il tumore e mi sono ritrovato incatenato in quella stanzetta del day hospital con l'ago infilato in vena, là, attraverso la finestra mi sono messo a guardare il lento e incessante scorrere della vita. Studiavo le persone impegnate nelle loro occupazioni routinarie e le invidiavo. Non era la loro libertà che desideravo ma il poter assaporare la bellezza della quotidianità: godere dell'aria fresca della sera quando si infila sotto la maglietta umida di sudore, gustare un cono gelato, bere una birra…e intanto il tempo passava.

Poco a poco, l'estate aveva lasciato posto all'autunno e il forte e giovane uomo che ero stato, era sbiadito sotto gli effetti della chemioterapia trasformandosi in un debole ragazzo calvo il cui pallore veniva ravvivato solo da un accenno di terrore negli occhi. La chemioterapia però, era riuscita a spazzare via anche la confusione che avevo nella mente, cambiando il modo di pormi nei confronti della vita e dando un nuovo senso ad ogni suo aspetto.

Mi sono ritrovato ad osservare con stupore e meraviglia lo scintillante danzare notturno delle lucciole, mi sono commosso ascoltando il respiro di mia figlia mentre dormiva, ho colto nuovi sapori, sentito emozioni diverse, visto colori inaspettati. Tutto era sempre stato lì a portata di mano e io non me n'ero mai accorto.

Nel febbraio del 2000, finalmente sono stato dichiarato "pulito" e la mia vita ha potuto riprendere i soliti ritmi.

Purtroppo però, il ricordo di questa esperienza ha cominciato a sbiadirsi lentamente facendo tornare, la nebbia della quotidianità.

Quanto ho odiato gli ingorghi! E chi, chi aveva mangiato l'ultimo dei miei biscotti preferiti?

Poi, nella tarda primavera del 2004, ho sentito nuovamente la morte soffiarmi il suo gelido respiro sul collo.

Il cancro era ricomparso.

Mi sono sentito un idiota. Qual'era stato il senso di sopravvivere al cancro se da questa esperienza non avevo imparato nulla?

"Sono davvero così ottuso da dovermi ammalare due volte prima di capire dove sta la bellezza della vita?" Mi sono detto.

Sono tornato in ospedale, ho subito un nuovo ciclo di chemioterapia ed i suoi temibili effetti collaterali , ho dovuto affrontare anche un intervento chirurgico importante e per la seconda volta la nebbia si è alzata ed il mondo mi si è rivelato in tutta la sua sorprendente bellezza.

Ce l'ho fatta ancora, ho superato le cure, l'intervento e sono stato dichiarato "pulito", questa volta però non potevo farmi avvolgere nuovamente nella nebbia! Mi sentivo cambiato e predicavo ai miei amici i benefici di questa mia nuova esistenza, ma nulla è servito, la nebbia del quotidiano è tornata. E' entrata nella mia nuova vita insidiosamente e con esili strisce ha cominciato ad avvolgermi ogni giorno di più, come fossi una mummia.

Proprio l’altro giorno, in macchina con mia moglie e le mie figlie, mi sono ritrovato a imprecare per il traffico!

“Prospettiva” mi ha detto mia moglie, “prospettiva”.

Dan Barry

Inserito da Marzia Pesaresi il Sab, 06/02/2010 - 00:35