Il disco erniato va mezzo salvato

Fonte
James N et al. JAMA 2006; 296: 2441

In Italia ogni anno vengono asportate quasi 45 mila ernie intervertebrali. E’ così che in genere si tenta di risolvere il dolore provocato dalla compressione che un disco intervertebrale fuori posto esercita sulle radici dei nervi che partono dal midollo spianale.



La conclusione di un recente studio pubblicato sul Journal of American Medical Association porta a considerare inutili un numero rilevante di questi interventi.

E' davvero così?

Anzitutto il dato proviene da uno dei rari studi randomizzati in ambito chirurgico. E’ difficile organizzare un trial per confrontare oggettivamente la strategia chirurgica con altri trattamenti: innanzitutto è impossibile il cosiddetto doppio cieco, in cui uno dei bracci della ricerca riceve il placebo senza saperlo; inoltre è difficile convincere le persone a essere randomizzate, cioè inviate a caso o in sala operatoria o ad altre cure.

Anche questo studio statunitense, denominato SPORT, ha attraversato queste difficoltà. Su oltre mille persone con diagnosi di ernia del disco contattate dai ricercatori, solo 500 hanno accettato di essere destinati alle terapie in maniera casuale: metà sono stati sottoposti alla tradizionale asportazione dell’ernia; metà hanno ricevuto informazioni, consigli, esercizi da fare a casa, terapia fisica e uso di farmaci antidolorifici alla bisogna.

Ben 700 invece hanno voluto scegliere di testa propria: la maggior parte (oltre 500) aveva l’inamovibile convinzione che solo l’operazione chirurgica potesse dare un beneficio; quasi 200, al contrario, non ha voluto sentir parlare di bisturi.
Questo gruppo non randomizzato ha ricevuto gli stessi trattamenti del primo, ma è stato seguito in uno studio parallelo.

A due anni di distanza, nel gruppo dei primi 500, si osserva questo risultato:



Nessuna differenza nella ripresa delle attività fisiche e un leggero vantaggio, che i ricercatori giudicano statisticamente non significativo, alla chirurgia.

Leggermente diverso il risultato nel gruppo non randomizzato: chi ha scelto liberamente la terapia chirurgica ha ottenuto in percentuale maggiore il benefico che si attendeva. Potenza dell’autosuggestione? In parte, ma c’è dell’altro.

Chi ha voluto scegliere a tutti i costi l’operazione chirurgica ha sì ottenuto un beneficio maggiore per una inconscia adesione alle proprie aspettative, ma anche perché in condizioni iniziali di salute peggiori: rispetto alla media riferivano un dolore più forte e persistente a cui la chirurgia ha potuto dare rapido sollievo.

Chi ha scelto la via alternativa ha un profilo particolare: è più anziano, forse meno disturbato dalle limitazioni imposte dal fastidio per l’ernia, con dolore meno acuto, con un reddito e una istruzione maggiori, quindi con un maggior controllo dello stress dato dalla condizione dolorosa (insoddisfazione e frustrazioni aumentano la probabilità di soffrire di mal di schiena, vedi Bisogna trattare le schiene radiologicamente non perfette?).
Dati che aiutano a interpretare il risultato dello studio e vanno tenuti presente quando si ha una diagnosi di ernia al disco e bisogna decidere come curarsi.

A costoro lo SPORT offre un’altra informazione utile a ridurre l’incertezza del caso (una volta tanto): non c'è nulla da temere se si decide di lasciare stare un’ernia discale. Infatti chi non ha subito la chirurgia non è poi andato incontro ad alcuna compromissione neurologica, sindrome della coda equina o progressione dell’instabilità spinale, i principali argomenti persuasivi spesso citati da chi sostiene con enfasi l’efficacia dell’intervento chirurgico.

Sergio Cima,Roberto Satolli

Inserito da redazione il Mer, 20/12/2006 - 01:00

Da dieci anni convivo con

Da dieci anni convivo con un ernia discale L4-L5 ho trovato sollievo con un tipo particolare di ginnastica. Mi avevano sconsigliato l'intervento chirurgico e i fatti hanno dato ragione a chi (un bravo ortopedico) mi aveva proposto questa alternativa al bisturi.