Influenza A: la paura non parla italiano

Il 61,4% degli italiani non ha paura dell’influenza A. E’ il dato che emerge da un’indagine condotta dal Monitor del Forum per la Ricerca Biomedica e dall’istituto di ricerche Censis. Al di là dei picchi di allarme, non si sono lasciati intimorire soprattutto gli uomini (68,1%), i laureati (74,4%), i residenti del Nord-Ovest (66%) e del Nord-Est (74,5%).

Ad avere meno paura sono, in particolare, i cittadini dei centri urbani più piccoli - fino a 10mila abitanti (61,9%) e tra 10mila e 30mila (64,4%) - e i giovani (oltre il 65%). Più del 37% di chi non teme l’influenza A ritiene che, in realtà, i rischi siano gonfiati dai media, mentre oltre il 24% è convinto che le tutele sanitarie siano adeguate per evitare il diffondersi della pandemia. Particolarmente critici verso l’allarmismo sono gli uomini (42,7%), i soggetti con un titolo di studio più elevato (il 44,4% dei diplomati e il 41,2% dei laureati), gli abitanti del Nord-Ovest (43%) e del Centro (38,9%), i giovani dai 18 ai 29 anni (49,5%), coloro che hanno un livello di reddito alto o medio-alto (42%), le famiglie monogenitoriali (42,9%). Fiduciosi nelle tutele previste dalla sanità sono i residenti del Nord-Est (41,2%).

E' invece al Sud (quasi il 49%) e al Centro (40%) che si regista una quota nettamente più alta di persone che dichiarano di temere i rischi legati all’influenza A. Sono più spaventati gli anziani (47,1%) e le donne (45%), ma anche i soggetti meno scolarizzati – con al massimo la licenza elementare – (51,5%), gli abitanti dei centri urbani più grandi (41,4%), coloro che dispongono di redditi più bassi (quasi il 60%) e le coppie senza figli (44,2%). La paura dipende soprattutto dalla convinzione che le malattie arrivino a causa della globalizzazione (il 24% delle opinioni raccolte, dato che sale a quasi il 31% nel Mezzogiorno e al 28,5% tra le donne), oppure dalla sfiducia nel sistema di tutele attivato (il 14,6% dichiara che non è adeguato). Il confronto con un’analoga indagine effettuata nel 2005 dimostra che anche qualche anno fa la maggioranza degli italiani non aveva timore delle pandemie (il 63,7% dichiarava di non essere spaventato).

Rispetto al 2005, però, è aumentato anche il numero di coloro che puntano il dito contro l’enfatizzazione dei media (+8,4%). «Il problema della pandemia, che, seppur lieve, comunque, c’è stata, ci deve far riflettere sulle modalità di comunicazione che sono state utilizzate», afferma Fabrizio Pregliasco, virologo, ricercatore del Dipartimento di Sanità Pubblica - Microbiologia - Virologia dell’Università degli Studi di Milano, «perché di fatto hanno vinto i blog e la disinformazione. Anche le istituzioni, involontariamente, hanno comunicato notizie in modo un po’ altalenante, ma, al di là di tutto, è risultato molto difficile far passare i messaggi». Secondo Pregliasco, la chiave di volta è parlare apertamente dell’incertezza: «Personalmente», afferma, «ho sempre cercato di dire che gli scenari potevano essere diversi, anche peggiori. Finora la pandemia non è stata così devastante, ma sappiamo che potrebbero esserci ondate». L’effetto negativo di una comunicazione sbagliata, inoltre, secondo Pregliasco, ha creato un atteggiamento diffidente verso le vaccinazioni, nei confronti delle quali si è riversata la paura che non è stata invece attribuita all’influenza stessa: «Già è difficile comunicare l’efficacia dei vaccini, perché, diversamente dai farmaci, non hanno un effetto immediato, ma è scorretto anche dire che il vaccino antinfluenzale non è valido o che lo si voleva somministrare a forza. E’ vero che qualcuno ci guadagna, ma è anche vero che i morti ci sono stati». L’atteggiamento giusto da parte dei cittadini, perciò, non dovrebbe essere il disfattismo, ma un’attenzione ragionevole: «E’ necessario avere ben presente», conclude Pregliasco, «che le istituzioni e i medici non hanno una soluzione a tutto. Occorre perciò seguire nel tempo l’evoluzione della malattia, senza eccessi di paura ma nemmeno negando l’evidenza di un rischio che può essere variegato e di intensità variabile».

Ultimo aggiornamento 25/1/2010

Gianluca Bruttomesso

Inserito da Gianluca Bruttomesso il Lun, 25/01/2010 - 17:38