Psicologia cognitiva vs psicanalisi

Premiato l’inventore della terapia cognitiva, che negli anni 60 causò un terremoto nelle «terapie della parola», fino ad allora territorio dominato dalla psicanalisi.

Aaron Beck ha ricevuto il premio Lasker, il più importante riconoscimento attribuito alle discipline mediche negli Stati Uniti. Il motivo: Beck e i suoi studenti hanno mostrato nel tempo che la terapia cognitiva è in grado di migliorare in pochi incontri disturbi della psiche anche gravi. In cosa consiste: è una tecnica grazie a cui i pazienti imparano disinnescare i pensieri autodistruttivi. Insomma a cavarsela da sé.
Ecco perché la terapia cognitiva è considerata uno dei maggiori progressi nella cura dei disturbi mentali degli ultimi 50 anni.

Il terremoto provocato nelle terapie tradizionali è stato determinato dal paradigma di efficacia introdotto da Beck: un metodo scientifico rigoroso per misurare l’efficacia della cura simile a quello applicato in ambito farmaceutico che era rimasto estraneo alle altre terapie della parola.
Per questo motivo Beck ricevette molte critiche dai colleghi tanto che fu spinto a fondare una propria rivista per pubblicare i suoi risultati.

Da dove viene questa differenza radicale?
La terapia cognitiva ha alcune caratteristiche:

  • è di breve durata;
  • è codificata e riproducibile;
  • dipende in misura minore rispetto alla psicanalisi dalle capacità del singolo medico.

Per questo un esperimento di terapia cognitiva è ben interpretabile dal moderno procedere scientifico.

E le altre cure, che fine fanno?

Usando una metafora riuscita possiamo dire che l’uomo, essere limitato che non riesce a toccare con mano la verità, può conoscere la realtà solo tastandola con un bastone. Il bastone però deve essere particolare. Se troppo molle non coglie la forma dell’oggetto; ma se troppo duro l’uomo finisce per trasferire la sua forma sull’oggetto studiato piuttosto che ricavarne conoscenza.
Probabilmente la cosiddetta medicina basata sulle prove (EBM) è un bastone troppo duro per cogliere la natura di pratiche dialogiche o poco codificate come è la psicanalisi.

La psicoanalisi però è in ottima compagnia. Infatti non è l’unica cura a essere difficilmente incasellata nei rigidi parametri della medicina basata sulle prove. Chi vuole dimostrare l’efficacia preventiva o curativa di una dieta incontra le stesse difficoltà (vedi la rubrica Dieta, addizione vitaminica e prevenzione del cancro): la ricerca che volesse provare scientificamente l’efficacia di una dieta dovrebbe durare molto a lungo, coinvolgere molte persone, e superare le difficoltà di adesione (è certo più facile convincere una persona ad prendere un farmaco piuttosto che rinunciare a qualcosa).

E’ possibile quindi che alcune possibilità terapeutiche siano invisibili agli occhi della medicina basata sulle prove .
Allora perché affidarsi a uno strumento imperfetto per giudicare l’efficacia delle cure?
Perché, come la ragione (di per sé imperfetta), il metodo scientifico è lo strumento a nostra disposizione che meglio permette di affrontare l’incertezza, che come ben sanno i lettori di questa rubrica non può essere debellata del tutto ma solo ridotta.

In questo caso, per esempio, ha fatto emergere un dato rilevante: i farmaci non sono l’unica via terapeutica.
La terapia cognitiva è spesso una valida alternativa al farmaco. Nella rubrica L’insonnia s’è desta si dà conto del vantaggio di questo approccio nella cura dei disturbi del sonno rispetto ai più blasonati psicofarmaci.
Altri campi in cui la terapia cognitiva funziona altrettanto bene sono

  • assuefazione da fumo;
  • disturbi dell’alimentazione;
  • ansia e attacchi di panico.

Tutti campi in cui però la terapia farmacologia continua ad andare per la maggiore, senza troppe ragioni.
La terapia cognitiva è efficace, è breve, è poco costosa.
Cosa le manca? Forse soprattutto la diffusione e l'accessibilità, trattandosi per definizione di un'attività “artigianale” e non industriale come la produzione di farmaci. Il che vuole anche dire che non è sostenuta e diffusa da un altrettanto intensa attività di marketing.

La terapia cognitiva, pur avendo in Beck il suo padre nobile, pare essere nata orfana.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Ultimo aggiornamento 30/7/2006

Inserito da redazione il Dom, 30/07/2006 - 23:00