Se le conquiste della ricerca non arrivano al letto del malato: il caso inglese

Fonte
Anonimo. "UK falling behind on cancer care". The Lancet 2009; 374: 2.

E' possibile avere entro i propri confini nazionali alcuni tra i migliori medici al mondo, nonché una ricerca scientifica di altissima qualità, e non riuscire a eguagliare i risultati degli altri paesi occidentali nella lotta al cancro? A quanto pare sì, se è vero che in Gran Bretagna, ogni anno, si potrebbero evitare ben 15mila morti per tumore tra gli over-75. A svelare questa cifra è uno studio inglese presentato al congresso annuale del National Cancer Intelligence Network (NCIN), che è stato poi ripreso con grande clamore dai media britannici e da un editoriale della rivista Lancet.

Gran Bretagna in affanno

Gli autori dello studio, che lavorano per il North West Cancer Intelligence Service, sono arrivati a questa conclusione dopo aver messo a confronto i tassi di mortalità per cancro dell'Inghilterra con quelli degli Stati Uniti e di altri 11 paesi europei, usando i dati contenuti nel ‘mortality database' dell'Organizzazione mondiale della sanità.

Hanno così rilevato importanti disparità per quanto riguarda i pazienti più anziani. Secondo lo studio, tra il 2003 e il 2005 il tasso di mortalità inglese è stato del 23% più elevato rispetto ad altri sei paesi dell'Europa occidentale nella fascia di età tra i 75 e gli 84 anni, mentre è risultato più alto del 31% rispetto agli Usa nella fascia degli ultra ottantacinquenni. Inoltre, nell'arco di otto anni (dal 1995-97 al 2003-2005), la mortalità da cancro negli over-85 inglesi è cresciuta del 2%, mentre nel resto dell'Europa occidentale è calata del 16%.

Dal laboratorio al letto del malato

Ora gli esperti britannici si interrogano sulle cause di questi risultati difficili da accettare. "La ricerca dimostra che un preoccupante numero di anziani colpiti da tumore sta morendo inutilmente", commenta il capo del NCIN Chris Carrigan, che vede tra le possibili cause "il ritardo con cui il paziente si rivolge al medico e il ritardo con cui arrivano diagnosi e trattamento". La rivista Lancet, invece, punta il dito contro i decisori politici inglesi, che per un'eccessiva attenzione ai costi dei farmaci anti-tumorali limiterebbero l'accesso alle cure più avanzate e ritarderebbero l'arrivo delle scoperte scientifiche al letto del malato.

In Italia tempo variabile

A che punto sta invece la lotta ai tumori in Italia, dove medici e ricercatori devono quotidianamente resistere alla tentazione di farsi una vita e una carriera all'estero?

La situazione tutto sommato può dirsi felice, perché il tasso di sopravvivenza è nella media europea. Lo si vede confrontando i dati dell'AIRTum (Associazione italiana dei registri tumori) con quelli di Eurocare-4, il più ampio studio epidemiologico europeo sulla sopravvivenza al cancro che pone a confronto 93 registri di tumori di 23 paesi (per un totale di oltre 13 milioni i tumori diagnosticati dal 1978 al 2002 seguiti poi fino a dicembre 2003, alcuni anche oltre).

Addirittura per alcuni tipi di cancro la sopravvivenza dei pazienti italiani supera di 3-5 punti percentuali la media europea: è il caso del tumore della prostata (sopravvivenza a cinque anni pari al 78,5% contro il dato europeo del 73,9%), di quello del seno (82,6% contro 79,5%) e di quello del colon-retto (57,5% contro 53,5%). Si tratta di risultati certamente positivi, che secondo gli esperti AIRTum sono riconducibili alla diffusa applicazione dei più aggiornati protocolli diagnostici e terapeutici».

Tuttavia anche nello Stivale i pazienti non sono tutti uguali. Sebbene la sopravvivenza media del paziente oncologico italiano sia in linea con la media europea, all'interno del nostro Paese c'è una notevole variabilità legate alla geografia, tanto che alcune aree hanno valori di sopravvivenza pari o superiori a quelli più elevati in Europa, mentre altre occupano gli ultimi posti in una scala europea. L'aspetto più preoccupante, secondo i tecnici AIRTum, è la sistematicità con cui i valori di sopravvivenza più bassi sono rilevati nelle aree del Sud rispetto a quelle del Centro-Nord Italia.

Un'iniziativa europea contro le differenze

Proprio per rendere più omogenea la lotta ai tumori, la Commissione Europea ha annunciato a giugno l'imminente nascita della European Partnership for Action against Cancer. L'iniziativa, che vedrà pubblico e privato unire i loro sforzi, ha tre obiettivi principali: coordinare la ricerca europea in campo oncologico, migliorare la prevenzione e il controllo del cancro e identificare le disparità di trattamento dei pazienti.

 

Secondo Lancet, la sfida fondamentale per il successo della partnership starà nel concentrare gli sforzi sui pazienti oncologici più anziani, visto che in Europa il 75% delle morti è provocato da cancro e che il 60% dei tumori colpisce soggetti sopra i 65 anni. Ma la partnership europea potrà essere anche una vera lezione per i decisori politici britannici, un'occasione per imparare meglio come portare e implementare le cure di alta qualità al letto del malato.

 Bibliografia

  • Anonimo. "Thousands of older people dying prematurely from cancer, say researchers". Comunicato stampa del National Cancer Intelligence Network pubblicato sul sito CancerResearchUk.org il 25/6/2009.
  • Anonimo. "Thousands of elderly cancer patients 'dying prematurely'". Telegraph on line, 25/6/2009.
  • Emanuele Crocetti. "La sopravvivenza per tumore in Italia è nella media europea". E&P 2008; 4: 265. www.registri-tumori.it/PDF/Numeri/09_Rub_Sopravvivenza.pdf
  • Ultimo aggiornamento 2/11/2009

Elisa Buson

Inserito da Elisa Buson il Lun, 02/11/2009 - 16:31