Due farmaci in lizza per salvare il seno: a chi la palma?

Una nuova opzione terapeutica per la prevenzione del tumore invasivo del seno in donne sane. Finora il solo farmaco con questa indicazione era il tamoxifene, un farmaco impiegato anche nelle donne già malate e operate al seno (riduce la diffusione delle cellule tumorali dopo l’intervento chirurgico e previene l’insorgenza di un tumore all’altra mammella) al fine di prevenire la formazione di un tumore nella mamella sana. Lo studio STAR finanziato dal governo degli Stati Uniti ha scoperto che anche il raloxifene (è un principio attivo impiegato per il trattamento dell’osteoporosi nelle donne che hanno superato la menopausa) è in grado di proteggere le donne da questo tipo di tumore.

All’ottimismo di una parte del mondo scientifico si contrappongono altre voci che invitano a cautela e chiedono ulteriori dati.

Quali sono gli elementi per scegliere?

Lo studio è stato condotto dal 1999 al 2004 su 19.747 donne sane. Su 9.726 che hanno assunto quotidianamente il tamoxifene si sono registrati 163 casi ti tumore. 167 nelle 9.745 del gruppo raloxifene.
Il beneficio sembra quindi paragonabile: in base alla incidenza del tumore al seno rilevata nella popolazione generale, ci si aspetta che ogni 1.000 donne in 5 anni si osservino 40 tumori al seno. Con la chemio prevenizone sembra che solo 20 sviluppino il tumore.

Tuttavia l’uso prolungato di un farmaco può dare effetti collaterali, che devono essere presi in considerazione attentamente visto che il rischio viene proposto a persone che stanno bene.
In particolare la cura con tamoxifene determina un maggior rischio (seppur piccolo) di due seri effetti collaterali: il cancro all’endometrio (la mucosa che riveste l’utero) e la trombosi (la formazione di un grumo di sangue in circolo e la conseguente chiusura di una vena).
Per contro l’uso raloxifene sembra dare un rischio più basso di entrambi questi effetti collaterali.

Partita chiusa?

No.
Anzitutto le differenze dei rischi e dei benefici relativi ai due farmaci hanno una dimensione così ridotta, in termini numerici, da potersi attribuire al puro caso. Inoltre chi dovrà scegliere dovrà mettere sul piatto della bilancia un altro elemento. Il raloxifene non riduce il rischio di tumori non invasivi del seno, che se non diagnosticati possono diventare invasivi. Il tamoxifene sembra invece in grado di ridurre anche questo rischio.

Sembrano quindi fronteggiarsi due farmaci con due differenti profili di rischio e beneficio. Quindi entrambe le opzioni restano aperte: ciascuna donna dovrà scegliere valutando ciò che è meglio per sé.

Al di là di queste osservazioni è necessario specificare almeno due elementi critici.
Sono necessari ulteriori prove per verificare l’efficacia di entrambi i farmaci. Lo stesso tamoxifene, approvato negli Stati Uniti nel 1998 per la prevenzione del tumore, in successivi trial, alcuni dei quali condotti in Italia, non ha confermato la sua efficacia preventiva.
Prima di intraprendere un intervento preventivo che prevede l’assunzione prolungata di un farmaco è bene sapere qual è il proprio rischio di partenza: più è alto più sono i vantaggi della prevenzione. Se è basso, il rischio degli effetti collaterali potrebbe superare il rischio del male che si vuole prevenire.

Anche il motto «prevenire è meglio che curare» va applicato cum grano salis.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Ultimo aggiornamento 27/4/2006

Inserito da redazione il Gio, 27/04/2006 - 23:00