Il web 2.0 per capire la nuova influenza II

Fonti
Fraser, C. et al. Science 10.1126/science.1176062 (2009). Enserink, M. Science VOL 324 15 MAY 2009
Santoro E. Google Flu Trends: un nuovo strumento. Ricerca & Pratica 2009;25(1).

Influenza “suina” tra informazione e monitoraggio 2.0 Siamo alle solite! Prima viene lanciato l’allarme per una nuova grave pandemia che minaccia la salute globale, ampiamente ripreso dai media e poi, quando il panico si è già diffuso con gravi ripercussioni su vari aspetti della nostra quotidianità, dalla salute all’economia, gli esperti riescono a dimostrare che forse era davvero “molto rumore per nulla”. Lo abbiamo visto tante altre volte e purtroppo lo stiamo rivivendo in questi giorni con la diffusione del virus influenzale H1N1 che sta tenendo tutti col fiato sospeso. Ma si tratta di vera pandemia?

ORIGINI E PECULIARITÀ DEL VIRUS H1N1

Secondo i risultati di una ricerca effettuata dalla World Health Organization Rapid Pandemic Assessment Collaboration e pubblicato su Science, ci sono tutti i presupposti per definire la nuova influenza come pandemia, anche se i tasso di diffusione e mortalità registrati sono molto più bassi di quelli osservati con la pandemia del 1918 e di quello prospettato per l’aviaria.

Assomiglia, piuttosto, alla pandemia del 1957, la cosiddetta "asiatica" con la differenza semmai che a causa della rapidità con cui si sono evoluti i geni del virus H1N1 per effettuare il “salto di specie”, alcuni scienziati sospettano un’origine “non naturale” per questa nuova pandemia. È di questo avviso, ad esempio, il virologo australiano in pensione Adrian Gibbs, sulla cui teoria, non ancora pubblicata sulle riviste scientifiche, ma riportata dai principali siti della stampa internazionale, stanno ora indagando l'Organizzazione mondiale della sanità e alcuni esperti internazionali in materia di influenza.

Le prime analisi in realtà non supporterebbero la teoria di Gibbs, ma qualunque ne sia l’origine, la rapidità con cui l’interesse mediatico verso il virus H1N1 si sta diffondendo a livello globale è notevole e senza precedenti. Perfino i nomi con cui viene definito cambiano molto più velocemente di quanto sia solito osservare. Il professor Martin Enserink ne ha stilato un elenco, probabilmente ancora provvisorio, in un articolo pubblicato su Science.

NON È FINITA!

Nonostante i casi denunciati dall’OMS crescano al ritmo di circa mille unità al giorno in tutto il mondo e abbiano ormai superato quota 10 mila, le preoccupazioni delle prime settimane sembrano almeno parzialmente ridimensionare e anche lo spazio dedicati dai media tradizionali al virus stanno già cominciando a ridursi progressivamente. L’allarme non è però rientrato per gli esperti che non ritengono sia ancora giunto il momento di abbassare la guardia. Secondo il direttore generale dell'Oms, Margaret Chan, l'influenza A/H1N1 è "una crisi con possibili implicazioni mondiali" e i segnali che l'epidemia sta scemando nel suo epicentro in Nord America non significano che il peggio è passato. Inoltre, come ha sottolineato durante un meeting intergovernativo sulla preparazione alla pandemia nel quartier generale dell'Oms a Ginevra, c'è "grande incertezza" sul fatto che l'attuale quadro "parzialmente confortante" non muti. Per alcuni il peggio deve ancora arrivare, e per l'inverno 2009-2010 ci attende una 'super-influenza'.

È di questo avviso il virologo dell'università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco, convinto che "la prossima influenza stagionale colpirà il doppio o addirittura il triplo rispetto a quelle degli anni più recenti". “La difficoltà attuale - spiega Pregliasco - è proprio quella di comunicare una situazione di fondamentale incertezza". Per completare il 'puzzle' della nuova candidata pandemia "mancano ancora dei riferimenti che probabilmente emergeranno con maggiore chiarezza nei prossimi mesi". “Bisogna prepararsi, anche se serenamente, a quello che potrà arrivare" perché "in questa fase il virus si sta adattando a diffondersi ancora meglio da uomo a uomo" spiega l'esperto. L'elemento positivo è che nei vari passaggi di ricombinazione genica sembra aver perso parte della sua virulenza, per cui nell’uomo “i suoi effetti si limitano a quelli di una normale influenza”. Non è quindi il caso di farsi prendere dal panico, ma intanto il virus H1N1 resta sotto stretta osservazione.

UN AIUTO DAL WEB

A questo scopo si stanno rivelando molto utili proprio i mezzi di comunicazione di massa e in particolare quelli di ultima generazione. Internet e i nuovi strumenti del web 2.0, infatti, non consentono solo di fare informazione, riportando al grande pubblico gli aggiornamenti riguardo alla diffusione della malattia come ogni altro media tradizionale, ma anche di far interagire tra loro gli esperti di tutto il mondo in modo più ampio e veloce. In queste settimane diversi siti di enti istituzionali, organizzazioni e associazioni di medici o ricercatori, e riviste medico-scientifiche, hanno creato spazi web appositamente dedicati al virus H1N1 in modo da poter aggiornare gli esperti e raccogliere i risultati delle loro ricerche sul virus dell’influenza suina in tempo reale.

E' il caso ad esempio del portale creato dalla prestigiosa rivista medico-scientifica New England Journal Medicine, http://tree.bio.ed.ac.uk/groups/influenza/ in cui i ricercatori possono scambiarsi informazioni circa le origini, l’evoluzione e gli aspetti molecolari di H1N1, con un occhio continuo ai dati epidemiologici sulla diffusione del virus pubblicati dagli organi ufficiali e tutti i link per poter approfondire o dello speciale dedicato dalla rivista Science all’interno di Science Insider http://blogs.sciencemag.org/scienceinsider/swine-flu/.

Sempre sul fronte della rapidità di informazione non si può non citare twitter, sistema di microbloggin che sta portando a tutti gli interessati aggiornamenti continui su computer o cellulare da istituzioni come la Cochrane Collaboration ma anche da vari governi come quello americano che lo sta utilizzando insieme al social network Facebook per orientare i cittadini sulle fonti di informazioni più affidabili, evitando così il panico ingiustificato.

CITTADINI SEMPRE PIÙ ATTIVI GRAZIE AL WEB “COLLABORATIVO”

Tuttavia, la grande novità che sta rivoluzionando completamente il concetto di monitoraggio epidemiologico di una malattia infettiva su scala mondiale è la possibilità di utilizzare le informazioni lasciate in rete da tutti gli utenti data appunto dal web nella sua versione più recente.

Il web 2.0, detto appunto “collaborativo” per questa sua caratteristica di consentire a tutti di essere contemporaneamente creatori e fruitori delle informazioni che si trovano in rete, è stato infatti testato per questo scopo in gran parte per la prima volta proprio con H1N1. Accanto a Google HealthMap che raccoglie informazioni da più di 20mila siti diversi, compresi blog e social network come Twitter su cui hanno feed anche l'Oms e il Center for Desease Control (Cdc), riportandole su una mappa dopo che un algoritmo ha eliminato i dati ridondanti (leggi anche Il web 2.0 per capire la nuova influenza), hanno avuto grande successo anche Google Flu Trend e Veratect che pare siano riusciti a identificare e prevedere in anticipo il potenziale pericolo del focolaio epidemico messicano.

Il primo, di cui si è già parlato anche all’interno di Partecipasalute http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/983 , segue ed elabora il modello di diffusione di una malattia infettiva analizzando la variazione relativa all’unità di tempo delle parole chiave inerenti i sintomi dell’influenza utilizzate dagli utenti nel motore di ricerca, Vertec, invece, monitorando e analizzando il flusso di traffico nei social media e dati più ufficiali. Un altro sistema di monitoraggio alternativo ai canali ufficiali, Influweb http://www.influweb.it/index.php , ha avuto, invece, il suo battesimo del fuoco in questa emergenza. Si tratta di uno strumento che rispetto ai precedenti rende attivo e consapevole l’utente perché il monitoraggio non si effettua sulle tracce che ciascuno di noi lascia in rete per altri motivi alla ricerca di dati utili, ma su quanto volontariamente noi andiamo a comunicare a chi deve monitorare e per quello scopo preciso. Influweb ed Epiwork, il progetto di monitoraggio europeo di cui fa parte, sono sistemi nuovi che hanno ancora bisogno di svilupparsi, ma possono già dare un’idea del ruolo che nel futuro ciascun cittadino avrà nel monitoraggio del rischio pandemico grazie alle nuove tecnologie.

Emanuela Zerbinatti

Inserito da Emanuela Zerbinatti il Dom, 14/06/2009 - 07:00