Una tassa 'amara' contro la sete di calorie

Una tassa ‘amara' contro la sete di calorie

Al cinema davanti a un film, a casa davanti a un panino, al lavoro davanti al computer. Sono mille al giorno le buone occasioni per aprire una lattina e gustarsi una bibita, magari dolcificata e pure gasata. Una cattiva abitudine carica di calorie che, non nascondiamocelo, nuoce al nostro organismo e soprattutto al nostro peso.
Come limitare allora il consumo di queste bevande per il benessere di grandi e piccini? Il commissario alla salute della città di New York ha lanciato un'idea poco originale ma di sicuro effetto: tassiamole. Visto il successo nella lotta al fumo riscosso anche grazie alla tassazione sul tabacco, negli Usa molti iniziano a prendere in considerazione questa opzione: il dibattito è acceso, ma per il momento pare prevalere la pigrizia dei consumatori e l'opposizione dei produttori di bibite.

La lattina e la bilancia

Il legame tra bibite e obesità esiste eccome. Ne è convinto il commissario newyorkese Thomas Frieden, che dalle colonne del New England Journal of Medicine spiega il perché della sua tassa "salva-girovita" citando una serie di recenti ricerche scientifiche.
Il consumo delle bibite zuccherate, ricorda, è associato a un aumento di peso e a un'alimentazione scorretta; più aumentano le lattine svuotate, più cresce il rischio per obesità e diabete. Molti studi dimostrerebbero gli effetti negativi sulla salute: quelli che non lo fanno, sottolinea Frieden, "di solito sono condotti da autori finanziati dagli stessi produttori di bibite".
L'avanzata delle bevande dolci ha subìto un'accelerazione negli ultimi anni, dentro e fuori gli Stati Uniti, soprattutto fra adolescenti e bambini: negli anni Novanta i consumi di bibite in questa fascia d'età hanno addirittura superato quelli del latte (facendo registrare un incremento del 30% delle calorie assunte direttamente ‘dalla lattina'). Oggi le bibite apportano il 10-15% delle calorie totali assunte quotidianamente da un giovane: per ogni bicchiere bevuto in più al giorno, il rischio di diventare obeso salirebbe addirittura del 60%.

La tassa funziona

Per tagliare i consumi e combattere l'obesità, la tassa potrebbe quindi essere una soluzione concreta. Lo dimostrerebbero diverse ricerche, anche se con numeri leggermente diversi.
Secondo uno studio del Rudd Center for Food Policy and Obesity dell'università di Yale, per esempio, un aumento del prezzo pari al 10% induce una riduzione dei consumi del 7,8%. Una ricerca di mercato dimostra invece che per un incremento del prezzo delle bibite gasate del 6,8% le vendite scendono del 7,8%, mentre l'aumento del 12% del costo della Coca Cola taglia del 14,6% i consumi.
Riprendendo una proposta avanzata nel 2008 da alcuni newyorkesi, il commissario Frieden lancia dunque la tassa "un penny per oncia", che potrebbe abbattere i consumi di oltre il 10% (all'incirca due bibite in meno a testa ogni settimana). Anche se un quarto delle calorie assunte con le bibite venisse rimpiazzato da qualche altro cibo, il calo dei consumi porterebbe a una riduzione pro capite di 8.000 calorie all'anno, qualcosa come 900 grammi di peso in meno.
A chi critica la tassa, perché la considera come un'interferenza governativa nel mercato, Frieden elenca tre buone ragioni che giustificano un'azione imposta dall'alto. Innanzitutto gli elevati costi socio-sanitari legati alle patologie da cattiva alimentazione che gravano sulle spalle dei cittadini: si stima che negli Usa si spendano ogni anno 79 miliardi di dollari solo per obesità e sovrappeso. Poi la totale "asimmetria dell'informazione" al consumatore riguardo alle bibite: i produttori di solito le pubblicizzano come amiche della salute (per il loro apporto energetico o vitaminico) usando tecniche di comunicazione che fanno leva sulle scarse conoscenze dei più giovani. Infine, come ultima ragione pro tassa, si ha l'importante introito fiscale che ne potrebbe derivare: nel solo stato di New York, secondo Frieden, si potrebbero incassare 1,2 miliardi di dollari all'anno. Una cifra considerevole, soprattutto in tempi di crisi, che potrebbe essere a sua volta utilizzata in maniera intelligente, magari proprio a favore della salute dei più piccoli con campagne pubblicitarie ad hoc, nuovi impianti per l'attività fisica e una migliore qualità dei cibi distribuiti nelle scuole. In questo modo si potrebbe pure aumentare il consenso attorno a questa tassa: secondo un'indagine condotta tra i newyorkesi, i favorevoli salirebbero dal 52 al 72% se i proventi venissero impegnati nella prevenzione dell'obesità.

Le calorie ‘liquide' pesano di più

La dieta comincia prima dal bicchiere che dal piatto. A dimostrarlo è uno studio statunitense della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, pubblicato dall'American Journal of Clinical Nutrition proprio negli stessi giorni in cui si è acceso il dibattito sulla tassazione delle bibite dolcificate.
Secondo i ricercatori, infatti, per perdere peso è più utile controllare quello che beviamo piuttosto di quello che mangiamo. Dopo aver esaminato per 18 mesi la relazione tra consumo di bevande e peso corporeo in 810 adulti, tra i 25 e i 79 anni, hanno osservato che le calorie assunte bevendo ‘pesano' di più rispetto a quelle assunte mangiando: tagliare quindi le ‘calorie liquide' ha un impatto maggiore sul nostro peso che tagliare le ‘calorie solide'.
"Sia le calorie solide che quelle liquide sono associate a cambiamenti di peso - specifica il ricercatore Benjamin Caballero - ma solo la riduzione delle calorie liquide incide in modo significativo sulla perdita di peso nel follow up a 6 mesi". Basti pensare che, per quanto riguarda le bibite dolcificate, "la riduzione di una porzione al giorno è associata alla perdita di 0,5 kg a sei mesi e 0,7 kg a 18 mesi". Infatti, dei sette tipi di bevande prese in esame nello studo (bibite zuccherate, bibite dietetiche, latte, succo di frutta al 100%, caffè e tè zuccherati, caffè e tè amari, alcolici), "le bibite dolcificate sono le uniche associate in modo significativo a variazioni di peso": arrivando addirittura al 37%, infatti, rappresentano la principale fonte di calorie liquide nella nostra dieta.

Bibliografia
Brownell, Frieden. "Ounces of prevention - The public policy case for taxes on sugared beverages". The New England Journal of Medicine 2009; 360 (18): 1805-1808.
Chen, Appel et al. "Reduction in consumption of sugar-sweetened beverages is associated with weight loss: the PREMIER trial". The American Journal of Clinical Nutrition 2009; 89 (5): 1299-1306.
Hartocollis. "New York health official calls for tax on drinks with sugar". The New York Times on line, 8.4.2009.

Elisa Buson

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Inserito da Elisa Buson il Dom, 26/04/2009 - 09:31