Basta cibo grasso (e buono): WHI, perché

Fonte
Ross L et al. JAMA 2006; 295: 643
Howard BV et al. JAMA 2006; 295: 645

Chi è andato per anni a sostenere un perentorio «No ai cibi grassi! Sì a frutta, verdura e cereali!» oggi potrebbe esse in imbarazzo di fronte a un secco «Perché?».
La notizia è questa: una dieta povera di grassi e ricca di fibre non previene i tumori del colon e del seno, né infarti e ictus.

Questo l’antefatto. Nel 1991 il governo statunitense ha lanciato un ampio studio condotto su oltre 160 mila donne volontarie. L’obiettivo è prevenire le principali cause di morte e valutare le terapie per ridurre i sintomi della menopausa. Tutti i trial oggi si sono conclusi ma le partecipanti saranno seguite fino al 2010.

Il primo risultato, emerso nel 2002, è che la terapia ormonale sostitutiva, proposta fino ad allora alle donne in menopausa come una panacea, in realtà dà scarsi benefici a fronte di potenziali rischi.

Lo scorso febbraio sono stati pubblicati gli esiti delle ricerche su altri tre importanti obiettivi (tutti riferiti a donne che hanno già superato la menopausa).

Prevenzione dei tumori al seno: una dieta con pochi grassi non riduce in modo significativo il rischio di tumori al seno. I ricercatori lasciano aperto uno spiraglio aggiungendo che forse prolungando di qualche anno il regime dietetico si avrebe una maggior diminuzione del rischio.
Prevenzione dei tumori al colon: per questo male non si è registrato nemmeno una speranza di miglioramento.
Prevenzione del rischio cardiovascolare: si registrano miglioramenti per quanto riguarda i fattori di rischio cardiovascolare: un miglior controllo del diabete, della pressione e del colesterolo. Tuttavia questo non ha determinato un minor numero di infarti e ictus: quindi nessun miglioramento.

Insomma la disfatta del salutismo. Così netta da prendere in contropiede persino chi ha condotto gli studi, che hanno disseminato le tre pubblicazioni di se e ma: se si fosse prolungata la dieta, se la dieta fosse stata più mirata; i miglioramenti sono piccoli ma no da buttare e a lungo andare...

Per contrastare l’effetto dirompente delle tre pubblicazioni la rivista JAMA ha affiancato alle tre pubblicazioni due editoriali di contenimento per spiegare che gli studi non erano ottimizzati per ricercare questi obiettivi, ci sono difetti nella scelta del campione (età, peso, stili di vita delle donne sotto osservazione), tutto sommato la dieta non ha effetti collaterali...

Chi un tempo aveva esaltato la WHI per aver fatto chiarezza sui rischi e benefici della terapia ormonale sostitutiva oggi condanna la confusione che questi dati hanno creato nel pubblico, col rischio di aver rovinato anni di campagne a favore del mangiar sano.

Insomma: tutti i trial sono uguali di fronte al tribunale della scienza, ma alcuni sono più uguali dagli altri. Dipenda dalle convinzioni di chi giudica. Se le industrie farmaceutiche sono più inclini a minimizzare i rischi di una terapia e massimizzarne i benefici, probabilmente le istituzioni pubbliche tendono a esaltare i benefici dei comportamenti virtuosi. In generale chi si aspetta molto da una misura sanitaria si arrende difficilmente a un risultato contrario alle aspettative; così come non si cura molto di verificare a fondo un risultato favorevole.

In questo caso il risultato sfavorevole alle diete può essere imputato in parte ai difetti dello studio.
«Una dieta più rigida avrebbe portato risultati migliori». Ma la domanda è «Migliori di quanto? Tanto da giustificare una dieta?».
Modificare lo stile di vita di una persone comporta comunque stress e dispendio di energie: chi propone un cambiamento ha quindi l’onere della prova che alla fine ne sarà valsa la pena.

Questo è stato fatto nel caso del fumo, con dati così inoppugnabili da sostenere leggi che proteggono chi no fuma. Nonostante ciò resistono persone che a conti fatti decidono di non smettere.
Esistono prove a favore dell’esercizio fisico e di una dieta equilibrata: si riescono a controllare i fattori di rischio per il cuore e si vive meglio, non necessariamente più a lungo.
Ma chi promuove la diffusione di diete ascetiche deve promettere altro che la santità.

Detto su PartecipaSalute

 

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Ven, 10/03/2006 - 01:00