Lo specchio

Avevamo attraversato l’Italia per essere, ancora una volta, insieme per Natale, insieme con zia Elena che ancora confusamente ci conosce, insieme con quello che resta di mia madre, ma avevamo il pensiero che la nonna svizzera potesse avere, ancora più di loro, bisogno di noi: una diagnosi di mieloma da un anno, una prima linea di terapia con una buona risposta e poi le telefonate da cui capisci, senza parole, della ricaduta in atto, le mezze verità, le promesse (siamo lì per fine anno, vedrai si rimedia), sempre insieme come piace a noi, i ragazzi, il vecchio cane, i miei spartiti, e questo abbraccio con due filippini, sono miei fratelli?, se chiamano nonna mia madre da tanti anni devono essere i miei figli, sono lì sempre, per fare quello che non posso fare, gli scherzi che sempre facciamo, oggi si mangia come a Bari o come a Manila?, oggi si mangia comunque insieme, con i fratelli filippini.

Non c’è tempo per il pranzo che arriva una telefonata da Losanna, nonna Hilde è in coma, una emorragia cerebrale, e io penso ci sta, è una complicanza, ha 75 anni, già dico a Josee non ti preoccupare tra un’ora partiamo, zia Elena piange il pianto dei vecchi, ha capito un po’, non ricorda, forse si, le spiace, forse più per lei, resta sola così, ci aveva appena visto, il garage, di nuovo insieme tutti, soprattutto ora insieme, si torna di notte a Bergamo con la strada vuota che sembra una canzone di Vasco, di Guccini non so, ma i ragazzi sorridono sereni e mi fanno il caffè, ma papà davvero vuoi continuare per Losanna, ma sì ormai voi siete qui e poi chi dormirebbe e così passiamo con Josee la frontiera, la neve buia, le curve deserte ed entriamo in clinica alle 4 del mattino, ho già detto che arriviamo, il nonno ci aspetta.

La Svizzera alle 4 del mattino di Natale in una clinica è come te la aspetti, due infermiere perfette, ma con un cappuccio di panno rosso sulla testa, e poi lo strazio di sentire un respiro ormai già stentato, irregolare, non ci vedrà più, non ci sente, ma subito, di istinto cerco cose che non trovo, non flebo, non flaconi, nulla, nulla, nulla, mani esperte con serenità cambiano la posizione di Hilde più volte nella notte, le curano le mucose, le massaggiano gli arti, mi chiedono se voglio un caffè, Josee le parla, la bacia un po’, abbiamo tre poltrone per noi e per Francois. E’ sereno, non si è accorta di nulla, ci dice, ancora ieri era certa di guarire anche stavolta, andate a casa almeno voi, ma no stiamo insieme questa notte di Natale, stiamo qui con la nonna.

Realizzo che una decisione deve esserci stata, un colloquio in cui Francois ha deciso, e io lo so che è giusto così, questi due nonni si sono amati tutta la vita, sono stati insieme tutta la vita, non si sono traditi mai, dopo 50 anni insieme il suo pensiero è dentro il tuo, io lo so che il nonno ha pensato con il pensiero della nonna, e così mi ricordo di due anni fa, gli svizzeri a Bari, avevo il terrore degli scippi e loro erano contenti di questo Natale mediterraneo, ma poi la nonna ha visto mia madre ed è scoppiata a piangere, non è giusto finire così, la abbracciava e piangeva, non è giusto finire così, che destino avremo noi Francois?, sarai con me?, non è giusto, e le prendeva le mani e abbiamo visto insieme le foto di Gollion, come stava bene e che bel giorno di sole, come era contenta mia madre di veder sposato questo figlio scombinato, una casa bella così non ce la potevamo neanche sognare.

Chiamo diecimila volte Sandro, i gradi del coma, l’estensione della emorragia, la tac e la calcemia poi come sarà, poi ragioniamo insieme sul senso, e poi io penso che dietro l’emorragia c’è il mieloma e dietro il mieloma ci sono 75 anni e dietro gli anni ci sono tre figli, otto nipoti, era già bisnonna, e il nonno adesso si è addormentato vicino a lei, per una volta Hilde non si sveglierà brontolando, apri la finestra, chiudi la finestra, come è assurdo ricevere tutti questi messaggi di auguri adesso, da una foto sorridono insieme, solo dieci giorni fa a Venezia hanno rischiato di cadere in un canale; Francois è sereno perché Hilde gli ha dettato i pensieri, le scelte, fermatevi qui, adesso mi basta la morfina.

Il giorno arriva e mi presento al medico, faccio sempre così, sono un meridionale torrenziale, avvolgente, mi aspetto risposte speciali, favoritismi e privilegi castali, mi dice che ha deciso insieme alla famiglia di non fare più nulla. Mi parla per 3 minuti, ma il messaggio è chiaro.

E’ un po’ duro da mandare giù il nulla, ma che diritto ho io?, il marito della figlia, lo straniero, il cattolico, il medico che non fa il medico, comunque neanche Sandro farebbe qualcosa di diverso, solo un po’ d’acqua mi ha detto sorridendo, io un po’ la idraterei, ma forse è solo un retaggio cattolico, comunque ormai è finita, non farei più nulla, il nulla, ma che diritto abbiamo noi in questa piccola babele, così allegra certi anni a Natale eravamo tutti insieme coi bambini, Hilde di famiglia cattolica, ma non credeva più da molti anni, Francois di famiglia calvinista, ma non praticava più e poi la sorella di Josee, in seconde nozze ha sposato un prete protestante, è venuto anche lui qui, ora che si stanno lasciando ed è una nuova tragedia, ma è l’unico che qui si è inginocchiato e ha pregato tenendosi per mano con i figli e la nipotina più piccola piangeva con l’orso in mano che ora la nonna non parlava più, e poi scattano i canti di Natale in reparto, è un servizio offerto dall’ospedale, sono vecchi volontari che cantano, c’è una chitarra e così mi precipito a vederla e Josee scoppia a piangere e la trascino via, era bello cantare mon bon sapin con la nonna e i bambini, ma il pensiero dell’acqua mi ossessiona, continuo a pensarci, quante volte Hilde stringendosi le mani ci diceva miei buoni amici che vi posso dare da bere, e noi non le stiamo dando nulla da bere, il nulla, torno a vederla, le provo dieci volte il riflesso del dolore, nulla, le vedo le pupille, nulla, è caldo bambini bisogna bere qualcosa, non c’è più acqua qui, non c’è più acqua nel deserto che attraverso, non c’è più vita.

Hilde ha detto a Francois, fermati qui adesso, e io li rispetto, gli voglio bene, è giusto così, e sono certo di un Vangelo che è amore, rispetto dell’uomo, silenzio, un Vangelo raro come Attilio alla domenica, Francois ha deciso per Hilde e lo trovo giusto, adesso guardo questa bella foto di Hilde giovane, il sorriso che appena c’è, come per non esagerare, dopo quello che aveva vissuto, quasi la vergogna del sorriso, gli anni della fame e poi gli anni della abbondanza, insieme a Francois perché la vita avesse senso, perché quando tu non sei più, vuoi un compagno, un figlio, un fratello che continui ancora la strada, insieme, sempre, per sempre.

Martino Introna

Inserito da redazione il Ven, 27/03/2009 - 11:12