Caccia ai volontari per trial clinici? Adesso anche sui social network!

Gli studi clinici sui farmaci vanno a rilento, i pazienti disposti a mettersi a disposizione della ricerca diminuiscono di continuo. Cosa escogitano a questo punto le case farmaceutiche? Scoprono l’utilità della nuova risorsa offerta dal mondo del web: i social network. È questa la nuova tendenza che vede come sito leader Inspire.com.

Inspire è la più grande comunità statunitense di pazienti: vanta la partecipazione di circa 100 mila malati e 62 organizzazioni no profit che utilizzano il sito per confrontarsi, discutere e condividere ansie e speranze sui più svariati problemi di salute. Inspire, tuttavia, è anche una vera e propria postazione di reclutamento da parte delle aziende farmaceutiche che fruiscono della piattaforma web per contattare gli utenti e proporre loro la partecipazione agli studi sui farmaci.

Ma non solo. Le industrie hanno la possibilità di contattare, in questo modo, una porzione sempre più ampia di popolazione, di entrare in comunicazione con le persone affette da particolari patologie che, altrimenti, sarebbero difficili da raggiungere; inoltre, danno la possibilità anche a coloro che vivono nel Terzo mondo di venire a conoscenza delle più avanzate scoperte in campo medico e farmaceutico.

Le nuove applicazioni del web 2.0 recano vantaggi evidenti: permettono l’aggregazione di pazienti geograficamente molto distanti ma che soffrono della medesima patologia, consentendo l’interazione e la collaborazione tra i propri iscritti. Perché, allora, gli studi clinici vanno a rilento? Non ci sono volontari disponibili.

La gente si dimostra sempre più diffidente nei confronti delle case farmaceutiche a causa dei medicinali che spesso, dopo lunghi periodi di studio, vengono ritirati dal commercio. Di qualche settimana fa è la protesta di alcuni gruppi di pazienti di Inspire.com che si sono lamentati di aver ricevuto messaggi da parte di varie aziende con richieste di reclutamento per studi clinici, non avendo fatto alcun tipo di richiesta.

Brian Loew, fondatore del sito, non ritiene che ci sia un reale motivo per lamentarsi: ha spiegato che si tratta di annunci on line ai quali si può rispondere in maniera del tutto indipendente, decidendo se partecipare o meno ai trial proposti. Gli utenti, ha sostenuto Loew, hanno la possibilità di conoscere i nuovi trial che si prospettano e di avere tutte le informazioni necessarie per giudicare con piena autonomia se possono essere validi. I problemi relativi all’arruolamento online dei volontari, però, non sono solo questi. A essere messa in discussione è soprattutto l’affidabilità dei dati risultanti da tali studi. Ancora oggi infatti, sia le organizzazioni no-profit sia quelle governative non considerano i social network dei mezzi di comunicazione autorevoli, anche perché spesso non è garantita la riservatezza dei dati sanitari personali.

Gianluca Bruttomesso

Inserito da Gianluca Bruttomesso il Gio, 03/09/2009 - 16:54