Cancro: sopravvissuti ma disoccupati

Fonte
De Boer et al. "Cancer survivors and unemployment". Jama 2009; 301 (7): 753-762.

Vincere la battaglia contro il cancro non sempre significa tornare a una vita normale: un sopravvissuto su tre, infatti, non riesce a reinserirsi nel mondo del lavoro una volta terminate le terapie. A rivelare questa dura (e spesso ignorata) realtà è uno studio olandese, condotto dai ricercatori del Coronel Institute of Occupational Health di Amsterdam, pubblicato dalla rivista Journal of the American Medical Association (Jama).

Un problema in crescita

Diagnosi precoce, terapie sempre più efficaci e allungamento della vita: sono questi i tre principali fattori che stanno determinando un continuo aumento del numero dei sopravvissuti al tumore. Come sottolineano i ricercatori olandesi nel loro studio, una fetta consistente di questi ‘ex pazienti' ha problemi fisici e psicologici (basti pensare alla stanchezza, al dolore, all'ansia e alla depressione) che spesso si cronicizzano, condizionando pesantemente la qualità della vita così come le attività quotidiane della persona, lavoro incluso. Ciò può trasformarsi in una questione davvero rilevante, dal punto di vista sociale ed economico, se si considera che quasi la metà dei pazienti guariti dal tumore ha meno di 65 anni, ed è quindi in piena età lavorativa.

In ogni caso, "molti dei sopravvissuti al tumore vogliono e sono in grado di tornare al lavoro dopo la diagnosi e le cure - spiegano i ricercatori -. Spesso considerano il ritorno al lavoro come un segno di completa guarigione e di riacquistata normalità. L'occupazione è inoltre associata ad una migliore qualità di vita". Per questo bisognerebbe "incoraggiare i sopravvissuti a tornare al lavoro", cosa che porterebbe "anche benefici economici alle nostre società sempre più vecchie".

Ma questo non è facile come sembra. Sono molti gli ostacoli che l'ex malato deve affrontare, come è stato rilevato da diverse ricerche precedenti: la discriminazione sul posto di lavoro, la difficoltà nel combinare le terapie con un lavoro a tempo pieno, le limitazioni fisiche e psicologiche dovute alla malattia sono solo alcuni esempi. A cui si aggiungono poi le difficoltà che tutti i lavoratori devono affrontare, come l'età, il sesso e la scarsa offerta di lavoro.

Lo studio

Gli esperti del Coronel Institute of Occupational Health di Amsterdam hanno quindi deciso di fare luce su questa situazione, che fino ad oggi è stata oggetto di pochi studi scientifici. Due gli obiettivi principali: valutare il rischio di disoccupazione tra gli adulti guariti dal cancro e identificare i gruppi di ex pazienti più esposti.

Per fare questo, i ricercatori hanno preso in rassegna 26 articoli su 36 studi (condotti dal 1966 ad oggi tra Europa e Stati Uniti), per un totale di 20mila soggetti curati contro 157mila sani. Dall'analisi dei dati è quindi emersa un'amara realtà: il 33,8% dei pazienti sopravvissuti al cancro conosce la disoccupazione, contro il 15,2% delle persone sane. In pratica, il rischio di rimanere fuori dal mercato del lavoro per gli ex pazienti è 1,37 volte quello dei colleghi in salute.

I soggetti che vanno incontro a maggiori difficoltà sono le donne colpite dal tumore al seno e all'apparato riproduttivo, oltre ai sopravvissuti ai tumori gastro-intestinali. La ricerca di un lavoro pare invece meno tormentata per soggetti che hanno superato tumori del sangue, della prostata o dei testicoli, colpiti dalla disoccupazione quasi nella stessa misura dei soggetti sani.

Cause e soluzioni

Secondo i ricercatori, le cause di questa disparità tra lavoratori va ricercata anche nella disabilità conseguente alla malattia. Non sarebbe un caso, infatti, che la disoccupazione colpisca soprattutto i sopravvissuti al tumore del seno e dell'apparato digerente, che sono anche tra le neoplasie che richiedono trattamenti più invasivi e invalidanti.

Alla luce di questi dati, secondo gli autori dello studio, sarebbe opportuno che i medici tenessero in conto la vita lavorativa del paziente nel decidere le terapie. E sottolineano: "gli effetti sull'occupazione possono essere migliorati con innovazioni nei trattamenti e con servizi clinici e di supporto che abbiano come obiettivi una migliore gestione dei sintomi e la riabilitazione". Ma anche le aziende dovrebbero fare la loro parte, per esempio aumentando le agevolazioni sul posto di lavoro e i congedi per malattia pagati durante le terapie.

Elisa Buson

Inserito da Elisa Buson il Gio, 03/09/2009 - 16:40