Le provette si sono rotte: la crisi colpisce anche la ricerca italiana

In periodi di crisi due tra i più importanti centri di ricerca lombardi rischiano la chiusura. In pericolo la lotta ai tumori ‘made in Italy'

Dicevano che la crisi avrebbe colpito duramente solo le aziende più antiquate e miopi. Dicevano che bisognava puntare tutto su innovazione e ricerca, le nostre vere ancore di salvezza. E invece ecco l'amara sorpresa: in questi tempi così difficili nessuno viene risparmiato, le lettere di licenziamento arrivano anche a casa dei cosiddetti ‘cervelli' che lavorano tra microscopi e provette. A rimetterci non sono soltanto loro, ma pure la ricerca scientifica, la medicina, la lotta contro il cancro. In una parola: tutti.

Emblematiche le vicende di due importanti centri di ricerca milanesi che si stanno intrecciando frenetiche in queste settimane, e che per entrambi sembrano condurre allo stesso destino: la chiusura.

Il primo caso è quello del Nerviano Medical Sciences (Nms), una delle punte di diamante della ricerca oncologica ‘made in Italy' di proprietà dal 2004 della Congregazione dei figli dell'Immacolata Concezione: soffocato dai debiti (si parla di perdite per 60 milioni di euro nel 2008), nel giro di poco tempo potrebbe chiudere i battenti lasciando a casa circa 650 dipendenti, ricercatori e scienziati compresi. Appena comunicata la notizia, è partita la mobilitazione dei lavoratori. Hanno chiesto l'aiuto del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, che ha dato la sua disponibilità per arrivare al più presto a una soluzione che salvi questo "patrimonio straordinario", e hanno scritto una lettera indirizzata alla Congregazione, alle principali istituzioni ecclesiastiche e al Governo. "Vorremmo ricordare che dal maggio 2004 oltre 900 pazienti con cancro sono stati trattati nei migliori centri clinici oncologici del mondo con i nostri farmaci - sottolineano i ricercatori dell'Nms -. Farmaci da noi scoperti e caratterizzati con competenza e passione. Si tratta di 900 pazienti con cancro avanzato e metastatico e senza possibilità di cure. Molti di loro sono vissuti più a lungo grazie ai nostri farmaci e hanno avuto una qualità di vita migliore. Molti di loro sono ancora oggi in trattamento con i nostri farmaci. Non senza stupore e amarezza, chiediamo: con la liquidazione alle porte, come potremo continuare il trattamento di questi pazienti, molti dei quali non potranno che soccombere alla progressione della loro malattia?". Per questo auspicano la "piena comprensione da parte di tutti i soggetti coinvolti" perché possano "trovare una via d'uscita per una soluzione positiva della vicenda". Per il momento, i loro sforzi hanno portato alla sospensione della messa in liquidità del centro, ma ancora nessuna certezza si prospetta all'orizzonte.
Al loro fianco si sono schierati anche molti illustri scienziati italiani come quelli del ‘Gruppo 2003', che hanno lanciato una petizione on-line (http://www.lascienzainrete.it), gli oncologi Umberto Veronesi e Gianni Bonadonna, il farmacologo Silvio Garattini e il presidente della Fism (Federazione delle società medico-scientifiche italiane) Pasquale Spinelli, che parlando della possibile chiusura dell'Nms avverte: "non si tratta solo di un'onta al mondo della ricerca in generale, ma di un colpo mortale dato alla ricerca sul cancro". E aggiunge: "mentre la Germania investe miliardi di euro sui suoi centri di eccellenza e le principali nazioni europee sono impegnate sulla stessa strada, è impensabile che da noi si lasci andare allo sbando una struttura di interesse strategico per il Paese, per il futuro della ricerca oncologica e per la salute".
In difesa del centro è intervenuto anche il senatore Massimo Garavaglia, vicepresidente della Commissione Bilancio del Senato e membro della Commissione parlamentare per la Semplificazione della Legislazione, che ha presentato a riguardo un'interrogazione al Ministro dello sviluppo Economico e al Ministro del Welfare.

Ha suscitato meno clamore, ma è comunque altrettanto preoccupante, la probabile chiusura di un altro centro di ricerca dell'hinterland milanese: quello della Cell Therapeutics di Bresso. A fine febbraio la società biofarmaceutica basata a Seattle ha comunicato di aver avviato la procedura di licenziamento collettivo dei 62 dipendenti meneghini, impegnati anch'essi nella ricerca sui tumori. Due i motivi della scelta: l'attuale processo di trasformazione della Cell Therapeutics, che "da società impegnata in studi pre-clinici e ricerca si avvia a divenire una società commerciale", e la "crisi creditizia globale, che ha costretto la società a ridurre drasticamente i costi operativi".
Da oltre un mese è quindi partita la task-force che vede lavoratori e istituzioni locali insieme per arrivare al più presto a una soluzione condivisa. Il management del centro, con l'appoggio del sindacato, sta cercando in questi giorni di portare avanti una trattativa che mira alla rilevazione dell'azienda e alla realizzazione di un centro nazionale di eccellenza per le nuove cure contro i tumori. La lotta in difesa della salute parte anche da qui.

Elisa Buson

Elisa Buson

Inserito da Elisa Buson il Mer, 08/04/2009 - 21:16