Disease mongering. La società odierna è troppo medicalizzata

Fonte
Cross A. Life: A medical condition. BBC, 30 March 2009

Se non si tratta del classico espediente del termometro messo sul calorifero per simulare una febbre che permette di restare a casa da scuola, poco ci manca.

A dirla tutta, i responsabili di malattie inesistenti questa volta non sono i bambini, ma medici e aziende, diciamo pure la società odierna tutta in cui viviamo.

Sì, siamo anche noi alla sbarra degli imputati nel processo che vede le nostre vite e i nostri corpi sottopostia a gocce, pillole e bustine di ritrovati per dar sollievo alle più disparate situazioni di disagio;  abbiamo distanziato di parecchie lunghezze  persino i più ipocondriaci Carlo Verdone di "Maledetto il giorno che ti ho incontrato".

Pare sia così, a leggere un articolo pubblicato sul sito della BBC qualche tempo fa.

"Sindrome delle gambe senza riposo"  e "sindrome da adorazione di Vip" sono solo alcune delle curiose situazioni fisiologiche che l'Homo sapiens del ventunesimo secolo si è inventato. Verrebbe da chiedersi se sia davvero di "sapiens"!

Ad ogni buon conto, il beneficio del dubbio è sempre valido, ma se anche la scienza ci si mette di mezzo il gioco è fatto.

Da una semplice condizione fisiologica, si inizia a parlare di potenziale situazione patologica, finché, magari approdando sul tavolo di qualche illustre luminare, queste condizioni, tutto sommato "normali" nei tempi moderni, diventano oggetto di studio, argomento di discussione nei congressi scientifici e, infine, oggetto di studi clinici per la ricerca di nuovi farmaci.

Ma, si domanda chi scrive, possiamo davvero permetterci il lusso di cercare ritrovati innovativi per siffatte condizioni? Non stiamo forse esagerando noi, con il considerare malattia, patologia, condizione medica da curare, un semplice mal di gambe piuttosto che una fase passeggera di emulazione/adorazione adolescenziale della propria star del cuore?

Non sono forse già stoltamente ristrette le risorse economiche destinate alla ricerca scientifica, da dover pensare bene, molto bene, a quale progetto far progredire e quale tenere in "stand-by"?

Forse no. Ma non diamo contro, ancora una volta, solo alle aziende farmaceutiche. Loro, dopo tutto, si comportano secondo la propria natura, inseguendo cioè, in  modo più o meno etico, il giusto equilibrio tra investimenti e ritorno economico.

La "colpa" di tutto ciò è anche di noi consumatori/pazienti. Che bramiamo di poter zittire un piccolo ronzio alla testa o sistemare quell'impercettibile dolore all'alluce del piede con un "sano" ritrovato della scienza medica. Dopo tutto, l'offerta c'è laddove esiste la domanda.

Non lamentiamoci allora del fatto che non ci sono abbastanza risorse per la ricerca contro il cancro o per quella per trovare dei farmaci salvavita per le persone affette da malattie rare.

Lo Stato, come le aziende, ha un bilancio da far quadrare, con tanto di entrate e uscite. Destinare denaro per la ricerca dell'allungaciglia piuttosto che per la pillola anticalvizie, sottrae risorse preziosissime per tante più importanti ricerche che possono essere vitali per i malati.

Proprio qui  sta il bandolo della matassa: capire bene cosa considerare malattia e cosa no. Qual è il limite di demarcazione, il Rubicone che divide lo "Stato patologico" dallo "Stato immaginario".

Gabriele Rebuscelli

Inserito da Gabriele Rebuscelli il Mer, 02/09/2009 - 16:43