La cura per la gotta val bene un brevetto

Fonte
Becker MA. N Engl J Med 2005; 353: 2450
Moreland LW. N Engl J Med 2005; 353: 2505

E' in arrivo un farmaco EBM (con prove di efficacia) contro la gotta. Se ne sentiva la mancanza?

La gotta è causata da alti livelli nel corpo di acido urico che si cristallizza e si deposita nelle articolazioni (soprattutto di mani e piedi) provocando attacchi di dolore così forte da rendere impossibile il movimento. Gli attacchi di questo disturbo possono essere prevenuti con soddisfazione dei malati con vecchie molecole libere da brevetto (allopurinolo e probenecid). Tuttavia chi andasse a cercare prove scientifiche a sostegno di questi farmaci non le troverebbe. La spiegazione è semplice: la cura per la gotta è stata individuata quando ancora gli studi clinici controllati erano una rarità e nessuna azienda farmaceutica è oggi interessata a finanziare trial per verificare quello che già si conosce su queste sostanze a bassa rendita.

Per gli stessi motivi è dal 1964 che non si registra un nuovo rimedio contro la gotta: eppure in quasi un malato su cinque l'allopurinolo produce effetti collaterali che richiedono di sospendere la cura; in questi casi sarebbe utile poter disporre di un medicinale alternativo, almeno altrettanto buono.

Per questi malati sarebbe dunque una buona notizia l'arrivo del febuxostat.
L'efficacia di questo farmaco è stata messa alla prova in uno studio finanziato dall'azienda produttrice (inoltre tutti gli autori della ricerca sono consulenti o dipendenti della TAP, società controllata da Takeda e Abbott).

Anzitutto lo studio ha valutato la capacità dei due farmaci di abbassare la concentrazione plasmatica di acido urico sotto una certa soglia. In secondo luogo l'efficacia nel ridurre il numero di attacchi di gotta. Il primo obiettivo è stato raggiunto da febuxostat in più del 50 per cento dei casi contro il 21 per cento di allopurinolo.
Questo ha fatto sì che i comunicati stampa in occasione della pubblicazione dello studio abbiano recitato: «febuxostat è più efficace del trattamento standard nel ridurre l'uricemia».
Da oggi chi cercherà cure efficaci per la gotta troverà questa informazione

Tuttavia esistono alcune questioni che limitano il successo della nuova cura:

  • è stato sperimentato l'effetto di 2 differenti dosaggi di febuxostat (80 mg e 120 mg) mentre allopurinolo è stato usato solo alla dose di 300 mg: il confronto non è ad armi pari perché la dose più efficace di allopurinolo varia da paziente e paziente: talvolta sono necessari 800 o 1000 mg per abbassare l'acido urico;
  • il vero obiettivo di una cura per la gotta è la prevenzione del disturbo: ebbene, non è stata osservata differenza tra i trattamenti riguardo alla riduzione degli attacchi di gotta.
  • si conoscono bene le interazioni dannose dell'allopurinolo con altri farmaci così come i suoi effetti collaterali; la ricerca del New England non offre invece un quadro chiaro sui rischi della terapia con febuxostat a lungo termine, in rapporto ai benefici. Nonostante le rassicurazioni degli autori, non è incoraggiante che ci siano stati 4 morti tra i pazienti trattati con il nuovo farmaco, contro nessuno del vecchio. Tanto più che nel gruppo che riceveva il febuxostat ci sono stati anche più abbandoni, per lo più per effetti collaterali.

L'unico aspetto per cui il nuovo farmaco si è mostrato superiore al vecchio, dunque, è la capacità di abbassare il livello di acido urico ai dosaggi utilizzati; ma non è scontato che questo sia di per sé un vantaggio, se non si accompagna a una proporzionale riduzione degli attacchi. Gli equilibri del corpo umano sono molto complessi, ed è ingenuo aspettarsi che modificare un valore abbia conseguenze circoscritte (come ruotare la manopola della radio e alzare il volume): ogni intervento medico deve essere valutata su obbiettivi di salute rilevanti(mortalità, riduzione del disturbo) e su lunghi periodi di tempo.

E' noto, per esempio, che più le specie sono longeve più i livelli di acido urico sono alti: gli uomini, per esempio, hanno una maggiore concentrazione di acido urico rispetto agli altri primati. Tra le ipotesi (da verificare!) avanzate per spiegare questo fenomeno è che questo acido protegga le cellule dall'invecchiamento: in chiave evoluzionistica la gotta sarebbe quindi il prezzo che qualche esemplare paga per la maggiore longevità della sua specie.
Non si vuol sostenere che chi ha la gotta vive di più: non ci sono prove che chi ha valori più elevati di acido urico sia più longevo. Tuttavia questa informazione suggerisce che per considerare un successo l'abbassamento dei valori di acido urico bisogna provare che sia utile per risolvere il disturbo che si vuole curare e che il rimedio non sia peggiore del male.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Lun, 06/02/2006 - 01:00