Staminale coreane: dal tutto al nulla

Una ricerca pubblicata su Science, una delle più prestigiose riviste scientifiche, era costruita con prove false. Lo scandalo ha risonanza mondiale perché coinvolge il settore più caldo della ricerca medica per le sue prospettive terapeutiche: le cellule staminali. L’autore della truffa è il sudcoreano Hwang Woo Suk. Esaltato in patria e considerato unanimemente un eroe della ricerca scientifica era indicato come il volto nuovo della scienza: disinvolto di fronte alle telecamere, capace di appassionare il pubblico su argomenti ostici e di dipingere scenari ottimistici per la cura di gravi malattie.

La parabola di Hwang Woo Suk e del suo gruppo.

Febbraio 2004
Science pubblica la notizia della prima ricerca che documenta la clonazione di embrioni umani. Gli scienziati si dicono convinti che è il primo passo per ottenere cellule staminali in grado di curare gravi malattie.

Maggio 2005
Science pubblica la ricerca in cui Hwang afferma di aver creato le prime cellule staminali su misura, ottenute a partire dal DNA di persone afflitte da mali incurabili (morbo di Parkinson, diabete e lesioni del midollo spinale). Sembra a portata di mano la possibilità di rigenerare i tessuti malati inserendo queste cellule staminali senza rischio di rigetto. Altro aspetto notevole è l’efficienza del processo: il laboratorio di Hwang sembra essere riuscito a produrre embrioni usando pochi ovuli di partenza, quindi sprecando meno materiale biologico prezioso e sottoponendo le donatrici di ovuli a più leggere stimolazioni (vedi box).

Agosto 2005
Nature pubblica il successo ottenuto dal gruppo di Hwang nella prima clonazione di un cane: il levriero Snuppy.

Novembre 2005
Primi guai. Fino ad allora la comunità scientifica aveva elogiatola correttezza etica delle ricerche. Hwnag, infatti, aveva sempre dichiarato che gli ovuli necessari alla ricerca provenivano da donatrici volontarie. La stampa coreana svela che, al contrario, molte di loro sono state pagate e alcune addirittura costrette: la donazione dei propri ovuli è stato il prezzo che alcune giovani scienziate hanno dovuto pagare per poter partecipare alle ricerche.

Dicembre-gennaio 2005
Lo scandalo degli ovuli estorti spinge a ulteriori indagini: alcuni collaboratori di Hwang rivelano a una a una le menzogne delle precedenti ricerche. Si susseguono accuse, ispezioni e critiche che hanno investono tutti i risultati ottenuti dagli scienziati coreani. L’indagine dell’Università statale di Seul, che termina nei primi giorni del 2006, conclude che probabilmente l’unico risultato vero ottenuto dal Hwang è la clonazione di un cane: il resto è falso.

Questa serie di eventi mette in evidenza che:

  • è possibile pubblicare ricerche costruite con dati falsi;
  • ciò è possibile anche se i contenuti sono della massima rilevanza per le loro implicazioni scientifiche e cliniche e quindi degne di una attenta valutazione prima di essere annoverate tra le conquiste dell’umanità;

Come è possibile ricavare fama e denaro sbandierando risultati inesistenti per quasi due anni prima di essere smascherati? Quale grado di fiducia bisogna accordare alle notizie pubblicate sulle riviste scientifiche?

Da un lato conforta che i protocolli della comunità scientifica siano comunque capaci di smentire le conclusioni di ricerche fondate su prove artefatte. Tuttavia due anni per far emergere una frode importante sembrano troppi: in questo caso si è perso tempo e denaro, ma se fosse stato coinvolto un farmaco in commercio le conseguenze per la credibilità del sistema e per la salute delle persone sarebbero state ben più dannose.

Spesso si punta il dito contro il sistema della cosiddetta per review, la revisione da parte di esperti dei risultati. Eppure, al di là dei difetti di questo complesso sistema di valutazione, sembra chiaro che in questa occasione persino semplici controlli avrebbero smascherato il tentativo di truffa.

  • Perché un gruppo di scienziati ha mentito?
  • Perché riviste scientifiche di primo piano hanno pubblicato bufale?
  • Perché gran parte della comunità scientifica ha dato credito alle menzogne pubblicate?

Una considerazione di principio può aiutare a comprendere come ciò sia stato possibile: la scienza è anche un affare mondano.

Lo scienziato è in conflitto di interesse
Una scoperta rivoluzionaria porta finanziamenti consistenti e fama: questo può spingere persone disinvolte a perseguire, più o meno lecitamente, la via rapida al successo

Le riviste hanno un conflitto di interesse
Chi pubblica per primo una grande scoperta guadagna prestigio, vende più copie, attrae pubblicità e abbonamenti. Science ha pubblicato la prima ricerca di Hwang dopo una revisione durata solo 58 giorni anziché 120, come nella media. E’ probabile che una inaspettata pubblicazione della notizia da parte di un giornale coreano abbia spinto la redazione ad accelerare la pubblicazione. Le due ricerche coreane erano quindi una vittoria sul concorrente Nature, che ha pubblicato la sola ricerca del cane clonato (l’unica che giustifica un reale vanto).

Il conflitto politico ed economico condiziona il dibattito intellettuale
Il dibattito politico e religioso invade il terreno della scienza, soprattutto il campo vergine della ricerca sulle cellule staminali. Lo scontro più duro è tra chi ammette ricerche sugli embrioni e chi no. Alcuni paesi occidentali (come l’Italia) vietano la ricerca sugli embrioni e sulla clonazione terapeutica, altri (come gli Stati Uniti) hanno imposto ai ricercatori regole molto rigide e accordano maggiori finanziamenti a chi studia le cellule staminali adulte e non fa uso di embrioni.
I paesi asiatici hanno deciso una linea molto liberale: la strategia è conquistare una posizione di primo piano là dove gli scienziati occidentali trovano impedimenti di diversa natura, e sfruttare le conoscenze così acquisite per dare forza alla crescita economica cercando ricadute pratica per la ricerca di base.
Questo spiega l’incondizionato appoggio del governo coreano a Hwang, che presto è diventato un eroe della patria.
Un successo che poi è stato accolto con particolare favore da chi, in altri paesi è favorevole alla ricerca sulle cellule embrionali, ma si trova a lavorare in paesi che la impediscono. Da questo punto di vista sono molto umani e comprensibili le motivazioni che hanno spinto in buona fede molti scienziati occidentali a esaltare i risultati della ricerca libera e a rimproverare i propri paesi una politica che rischia di far perdere loro il predominio della ricerca.
Non è forse un caso che sia stato lo statunitense Science a pubblicare gli articoli più importanti che hanno rinnovato nei mesi scorsi il dibattito sull’opportunità delle restrizioni imposte dal governo Bush alla ricerca sugli embrioni.

La comunità scientifica si è quindi trovata a tifare a favore di Hwang spinta da motivi opportunistici e ha perso di vista il suo dovere maggiore: quello di dubitare, soprattutto di fronte a scoperte rilevanti che implicano prospettive di ricerca rivoluzionarie.

Per fare un clone ci vuole un dono

Di cosa bisogna disporre:
  • molti ovuli (da ricavare inducendo nelle donne donatrici più di una ovulazione per ciclo mestruale) perché un gran numero di essi andrà sprecato nel processo di creazione del clone
  • il patrimonio genetico del soggetto che si intende clonare
Cosa Bisogna fare:
  • togliere il nucleo agli ovuli
  • sostituirlo con il patrimoni genetico del donatore
Gli ovuli così “fecondati” che riescono a sopravvivere iniziano il processo che li porta a diventare embrioni (e quindi essere umani se reimpiantati nell’utero materno). In laboratorio il processo di crescita dell’embrione viene fermato allo stadio di blastula: un agglomerato di cellule in parte diversificate (pronte cioè a diventare tessuti specifici: muscoli, ossa, sangue) simile a una mora. Alcune di queste sono però staminali: cellule il cui destino non è ancora segnato e che possono dare origine a uno qualsiasi dei tessuti che formano il corpo umano.

Per clonazione terapeutica si intende:
  • clonare le cellule di una persona malata
  • trapiantare le cellule staminali in un tessuto malato o danneggiato, come il cuore o il cervello
  • attendere che le cellule staminali si replichino andando a riparare la zona malata
Grazie alla loro caratteristica di poter diventare qualsiasi tessuto sono potenzialmente in gradi di riparare qualsiasi tessuto danneggiato.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Dom, 24/12/2006 - 01:00