Viagra rosa: il gioco non vale la candela

Il cerotto del desiderio sotto processo nel Drug and Therapeutics Buletin: gli effetti collaterali sembrano superare i benefici reali.

Intrinsa, il cerotto al testosterone, studiato per riaccendere il desiderio nelle donne che hanno subito parziale o totale rimozione di utero e ovaie, potrebbe non funzionare. Lo sostiene il Drug and Therapeutics Buletin (DTB), una pubblicazione mensile del British Medical Journal.

Secondo un sondaggio sponsorizzato dall’azienda che produce il cerotto, le donne in menopausa chirurgica (indotta cioè da un intervento all’utero) sono più soggette a un calo della libido rispetto a quelle in pre-manopausa o in menopausa naturale. Questa condizione è chiamata disturbo da desiderio sessuale ipoattivo o HSDD dall’inglese Hypoactive Sexual Desire Disorder.

L’HSDD sarebbe una disfunzione che provoca l’assenza di desiderio e fantasie sessuali creando in tal modo una situazione di grande stress psicologico. La diagnosi di questo disturbo si basa su criteri molto soggettivi come le caratteristiche individuali della donna, le sue relazioni interpersonali, il contesto socioculturale in cui vive.

Alcuni studi hanno ipotizzato che, l’aumentata incidenza di HSDD nelle donne in menopausa chirurgica, sia dovuta alla diminuzione di testosterone libero causata dalla cura ormonale sostitutiva a base di estrogeni a cui esse vengono sottposte.

Tuttavia le prove che collegano il calo del testosterone al calo del deisderio non sono sufficienti a concludere alcunché e il ruolo di questo ormone nell’attività sessuale femminile rimane poco chiaro. Ma sulla scia dell’ipotesi che tale relazione esista il cerotto che rilascia testosterone a livello intercutaneo è stato prodotto e venduto. I trial condotti per testarne l’efficacia hanno mostrato un certo miglioramento e il cerotto ha così ottenuto la licenza in Europa (ma non negli Stati Uniti dove la Food and Drug Administration ha bocciato il farmaco).

Il DTB ha però evidenziato che gli studi pubblicati circa gli effetti del trattamento si basano su trial condotti in gruppi di donne altamente selezionati, quindi non molto rappresentativi della popolazione femminile generale; inoltre i risultati hanno mostrato solo un piccolo miglioramento e, per contro, una non trascurabile risposta positiva ai placebo.

Inoltre si è riscontrato un 75 percento di casi in cui si sono manifestati effetti indesiderati come irritazioni cutanee nella zona di applicazione, acne, irsutismo, insonnia, alopecia, aumento di peso, emicrania e, in alcune circostanze, tali reazioni sono state addirittura irreversibili.

Non sono da sottovalutare le controindicazioni: in alcuni casi si è registrato un aumento di trigliceridi nel sangue, per questo l’utilizzo in pazienti soggette a ipertensione o a malattie cardiovascolari è sconsigliato se non sotto attento controllo medico.

Il testosterone, poi, amplifica l’effetto dei farmaci anticoagulanti, perciò le donne che assumono medicine per la fluidificazione del sangue, dovrebbero evitare o, quanto meno, sottoporsi a un monitoraggio medico adeguato nel caso vogliano ricorrere al cerotto.

Altri studi, infine, hanno fornito le prove che le cure ormonali sono collegate a un rischio di cancro, in particolare al seno. L’assunzione continuativa di testosterone, unita alla terapia sostitutiva di estrogeni, potrebbe influire in maniera inattesa su questo rischio, la sua assunzione è quindi altamente sconsigliata per pazienti che hanno sofferto o che si sospetta possano essere affette da cancro al seno o da altre condizioni tumorali collegate alle cure a base di ormoni.

C’è anche da aggiungere una incertezza sugli effetti a lungo termine, avverte il Bollettino; tutte le sperimentazioni infatti sono durate al massimo sei mesi.

“Per tutte queste ragioni”, conclude il DTB, “non possiamo raccomandare l’uso di Intrinsa per le donne affette da disturbi del desiderio sessuale”.

Ultimo aggiornamento 21/5/2009

Inserito da Simona Stringa il Gio, 21/05/2009 - 08:56