Medico, meno mi piaci più ti ricordo

Il buon medico passa inosservato, quello incapace viene ricordato: questo il risultato di uno studio pubblicato di recente dagli Archivies of Internal Medicine. La ricerca arriva dall’Università di Chicago e tiene in considerazione un campione di 2.807 pazienti ricoverati nella propria struttura ospedaliera tra il 2005 e il 2006.

Lo studio ha rilevato che: il 75 per cento dei pazienti non distingue tra loro i medici ospedalieri, non ricorda nemmeno il nome di un solo medico del team che lo ha in cura, e solo il 40 è in grado di riconoscere almeno visivamente lo specialista. Risulta dunque che la capacità di riconoscimento dei medici si è rivelata direttamente correlata all’insoddisfazione per il loro operato, in altri termini i pazienti tendono a ricordare il nome di un medico ospedaliero soprattutto se ritiene abbia svolto male il proprio lavoro.

Come si può cambiare direzione?

Gli autori dello studio americano suggeriscono di piazzare delle telecamere nella struttura ospedaliera, nelle corsie foto e profilo dei medici in servizio, e, al tempo stesso, stimolare tra i medici la pratica di presentarsi prima delle visite.

È un fenomeno che, purtroppo, non si limita al caso americano: in Italia la situazione non è affatto differente. È possibile, però, fare una distinzione tra il rapporto medico-paziente in studio, e quello che si crea durante l’attività di degenza. Nell’ambulatorio divisionale non può sussistere una continuità nell’approccio tra il medico e il paziente: quest’ultimo, infatti, si trova di volta in volta ad avere a che fare con specialisti diversi. Per quanto riguarda, invece, l’attività di degenza, il malato dovrebbe quantomeno conoscere il medico che lo ha in cura, perché è lui che compila la cartella clinica e che si occupa dell’esame obiettivo della patologia. Dovrebbe risultare più semplice coltivare un rapporto di continuità e confidenza durante un periodo più o meno lungo di permanenza ospedaliera, piuttosto che nel corso di una breve visita ambulatoriale.

Ma non è sempre così. L’ambito medico è quello in cui, più che in ogni altra professione, l’attività di comunicazione risulta fondamentale, soprattutto considerando che spesso si tratta di informare circa diagnosi o percorsi di trattamento nel modo più delicato possibile, evitando di provocare traumi nell’interlocutore. La conoscenza del curante appare, quindi, essenziale.

Come ci si può attendere un’ appropriata e professionale interazione comunicativa, se mancano le basi per un corretto rapporto medico-paziente? In questa direzione il lavoro sembra prospettarsi ancora molto lungo: solo da poco, il tema della comunicazione sta prendendo piede negli istituti che formano i futuri medici.

Si può, comunque, iniziare a perfezionare i particolari, che, nonostante dovrebbero essere scontati, risultano vere e proprie lacune del nostro sistema sanitario, come per esempio: «il fatto che il medico abbia il cartellino di riconoscimento con la foto e col proprio nome e cognome, ovviamente sul camice, o che ci si presenti quando si fa un certo tipo di attività», spiega Stefano Biasioli, presidente di Cimo (Coordinamento italiano dei medici ospedalieri) - Asmd (Associazione sindacale medici dirigenti). «La cosa può essere relativamente facile nei reparti di degenza ma diventa difficile in radiologia o in laboratorio piuttosto che in un centro trasfusionale o laddove esiste l’emergenza per esempio, a livello di Pronto soccorso».

L’identificazione del medico che cura è un elemento fondamentale: lo dimostra il gradimento che i malati continuano ad esprimere nei confronti dei medici di famiglia. Tale apprezzamento sembra essere dato dal fatto che «il medico di famiglia è sempre la stessa persona mentre a livello dell’attività ospedaliera, il paziente ha a che fare con una pluralità di facce, sia all’interno del reparto in cui viene curato, sia nei percorsi che si trova costretto a compiere lungo i vari dipartimenti. In quest‘ultimo caso, è molto difficile che tutti i medici che incontra si presentino», conclude Biasioli.

Gianluca Bruttomesso

Inserito da Gianluca Bruttomesso il Mer, 17/06/2009 - 10:40