Un libro web 2.0

(Get with web 2.0 or become yesterday's person» (Richard Smith)

Eugenio Santoro
Web 2.0 e medicina

Il pensiero scientifico, 2008
260 pagine, 22 euro

C’è chi giura di averlo visto, chi non crede alla sua esistenza, chi ammette di usarlo quotidianamente e chi, sprezzante, se ne tiene orgogliosamente fuori. Una cosa però è certa: del web 2.0 se ne parla ovunque e sempre di più: in televisione, sui quotidiani, sul lavoro. Se ne parla persino a casa propria, in internet. E’ dai tempi dell’esplosione del fenomeno Internet che non si assisteva a una nuova rivoluzione nel campo della comunicazione che, trasversalmente, attraversa numerose aree, da quella politica, a quella economica, fino a quella sociale. Perfino la rivista Time è arrivata a dedicare la copertina della persona dell’anno 2006 a “You”, cioè alla persona che partecipa e contribuisce con i propri contenuti alla rete. La portata del fenomeno è tale da avere addirittura indotto la  Conferenza episcopale a organizzare, proprio in questi giorni, un convegno dal titolo “Chiesa in rete 2.0” nel quale fare il punto sul rapporto tra i fedeli e il web 2.0, che, idealmente, accompagna il prossimo lancio del nuovo canale della Santa Sede su YouTube per ospitare discorsi, omelie e interventi del Papa.

L’area medico-sanitaria non poteva restare indenne da questa trasformazione. E così, nel corso di questi ultimi anni si è assistito ad un continuo fiorire di iniziative volte ad usare gli strumenti del web 2.0 per vari scopi: dall’aggiornamento professionale alla condivisione di conoscenze mediche, dalla aggregazione di persone su uno stesso problema sanitario alla condivisione di dati clinici. Frequentando i portali sanitari chiunque si sarà accorto della loro trasformazione: feed RSS, podcast e strumenti di social bookmark trovano sempre più spazio, anche se il più delle volte nascosti da anonimi simboli che ne rendono complicata la disponibilità e l’impiego.

Lo stesso Wikipedia sta diventando (a torto o a ragione) un punto di riferimento per gli utenti in rete anche per argomenti riguardanti la salute e la medicina, mentre nuove enciclopedie mediche stanno per essere sviluppate seguendo un analogo modello.    
Si stanno facendo strada social network nei quali i medici appartenenti a una stessa community possono scambiarsi informazioni sui casi clinici, cercare consigli per effettuare una diagnosi e condividere le proprie conoscenze, ai quali si contrappongono social network di pazienti e cittadini pronti a sfruttare le potenzialità del mezzo per creare una massa critica, condividere le proprie storie, giudicare medici e strutture sanitarie, e gestire/condividere i propri dati sanitari.

E poi ancora blog e strumenti come YouTube vengono sempre più spesso usati da parte di organi istituzionali e società scientifiche per informare i cittadini su piani sanitari regionali o per lanciare campagne di sensibilizzazione su specifici argomenti sanitari.

L’obiettivo principale di questo volume è quello di mettere ordine nella evoluzione, a tratti caotica (ma non potrebbe essere diversamente), di questi strumenti e delle loro applicazioni, cercando di identificarne le finalità e i possibili beneficiari. Che non sono solo i medici, gli operatori sanitari, i ricercatori o gli studenti delle facoltà di medicina,  ma anche i cittadini che, attraverso la “Medicina 2.0” e la “Salute 2.0” (i nuovi neologismi coniati dalla comunità scientifica ad indicare l’applicazione del web 2.0 all’area della medicina e della sanità), possono contare su maggiori strumenti di “empowerment” e avere un ruolo più attivo nel processo decisionale che riguarda la propria salute.

Un recente articolo di Richard Smith, pubblicato dallo storico editor del British Medical Journal  sul blog che oggi cura per conto della prestigiosa rivista inglese (da sempre attenta a sfruttare e a promuovere l’uso delle nuove tecnologie offerte da Internet per diffondere l’informazione scientifica), titolava “Abituatevi a conoscere e a usare il web 2.0 oppure rimarrete persone ancorate al passato”. L’accorato invito è rivolto ai medici, soprattutto quelli di mezza età, meno avvezzi alle nuove tecnologie e alle nuove opportunità offerte dalla rete, e a quanti ancora non hanno compreso le potenzialità del web 2.0 in sanità. Ma potrebbe essere esteso a tutti coloro (cittadini, pazienti, operatori sanitari) che finora sono stati solo fruitori della rete e delle sue informazioni.   
L’augurio è che il presente volume possa fornire un valido contributo per diffondere anche tra i medici e i cittadini/pazienti italiani l’uso di queste tecnologie e per colmare il divario che in questo campo ci separa dagli Stati Uniti e dagli altri paesi europei.

Silvio Garattini

Inserito da redazione il Ven, 13/03/2009 - 13:50