Una epidemia di diagnosi di melanoma

Fonte
Welch HG et al. BMJ 2005; 331; 481

Uno studio condotto da ricercatori statunitensi ha raccolto i dati riguardanti persone con più di 65 anni sottoposti a un programma nazionale di screening della pelle: in venti anni le diagnosi di melanoma sono raddoppiate mentre è rimasto invariato il numero dei morti causate da questo tumore.

In Italia, come in gran parte del modo, esiste da alcuni anni una campagna di sensibilizzazione dedicata al melanoma, lo Skin cancer day che spiega quanto il melanoma sia sempre più diffuso e perché sia meglio scoprirlo, con visite annuali, allo stadio precoce per aumentare le possibilità di guarigione.
«La strategia più efficace per combattere il cancro della pelle consiste nella diagnosi e nel trattamento precoce...scopo dello skincancer day è facilitare il contatto fra specialisti e pazienti, in modo da rendere più efficaci le strategie di prevenzione e facilitare l’individuazione del melanoma in uno stadio iniziale attraverso un’adeguata informazione e dando la possibilità ai pazienti di effettuare screening periodici».
Le cifre fornite sono inquietanti:«L’incidenza del melanoma nella popolazione bianca è aumentata negli ultimi cinquant’anni ad un ritmo superiore a qualsiasi altro tumore, ad eccezione del cancro del polmone nelle donne, con un incremento del 5-7% annuo nei Paesi occidentali industrializzati».
I dermatologi individuano per queste cifre due cause: la moda della tintarella e il buco dell’ozono che lascia passare una maggior quantità di raggia ultravioletti, che danneggiano il DNA delle cellule esposte alla loro azione.

Perché a fronte delle molte diagnosi precoci il numero dei morti a causa del melanoma è sempre uguale?

Le conclusioni di Welch e colleghi sono le stesse dell’US Preventive Task Force, l’ente americano che sorveglia sull’efficacia delle misure preventive in medicina: lo screening generalizzato della pelle a oggi non risulta essere una misura capace di prevenire le morti per melanoma.

Ciò che è messo in luce dai dati forniti dai dermatologi non è dunque l’esistenza di una epidemia di melanoma ma di una epidemia di diagnosi di melanoma. La differenza è rilevante.

Il grafico mostra è che il numero di tumori allo stadio avanzato, quelli per cui si muore, è inalterato da anni, come il numero dei morti; a crescere esponenzialmente è stato il numero dei cosiddetti tumori allo stadio primitivo, che spesso rimangono silenti e non conducono alla morte.

E’ accaduto, quindi, che dare il nome« melanoma» anche a trascurabili alterazioni della pelle e la contemporanea diffusione di metodi di analisi non invasivi ha creato una epidemia di tumori che in realtà non causano problemi. Di contro non si è osservato nessun vantaggio certo, in termini di sopravvivenza, legato alla diagnosi precoce dei tumori maligni della pelle: scoprire un melanoma nella sua fase primitiva non modifica, purtroppo, la storia della malattia.

Se l’utilità dello screening è controversa, certa è la sua dannosità, in termini di costi sociali ma soprattutto dall’ansia causata da falsi allarmi che coinvolgono il diretto interessato dalla diagnosi e i suoi familiari: infatti l’ipotesi che questo tumore abbia un’elevata componente genetica fa si che anche loro cadano in controlli periodici che conducono, prima o poi, alla scoperta di un piccola alterazione della pelle.

In questo modo la sovradiagnosi alimenta se stessa dando origine alla curva esponenziale che, ingiustamente, vien spiegata con la presenza del Sole.

Detto su PartecipaSalute

Sergio Cima, Roberto Satolli

Una precisazione

Il Centro per lo studio e la prevenzione oncologica (CSPO) ci segnala una diversa lettura dell'articolo di Welch pubblicato dal BMJ.
E' possibile scaricare il pdf dell'articolo del CSPO, a firma di Paolo Carli (Dipartimento di scienze dermatologiche dell'Universita’ di Firenze) e di Emanuele Crocetti, Marco Rosselli del Turco e Marco Zappa del CSPO, a questo indirizzo internet: http://www.cspoweb.it/news/database/mostraFileBinNews.asp?idnews=783

Inserito da redazione il Ven, 26/08/2005 - 00:00