«Io non segnalo»: medici e associazioni contro la delazione dei clandestini

Medici e associazioni difendono il diritto universale alla salute e sono compatti nel rifiutarsi di segnalare i pazienti senza permesso di soggiorno. Ma La segnalazione potrebbe partire in automatico dalle strutture sanitarie

Rompersi un braccio per una caduta dall’impalcatura di un cantiere edile, avere dolori alla pancia durante la gravidanza, sentire formicolii alle mani accompagnati da mal di testa e ronzio nelle orecchie…potrebbero non essere più motivi sufficienti perché una persona decida di andare al pronto soccorso. Se diventasse legge l’emendamento approvato nei giorni scorsi al Senato, chi è senza permesso di soggiorno potrebbe rischiare conseguenze peggiori ad andare al pronto soccorso in queste condizioni piuttosto che a rimanere a casa, o a cercare altri modi per curarsi.
L’emendamento, che cancella il divieto a medici e operatori di segnalare le persone straniere senza permesso di soggiorno che si rivolgono alle strutture sanitarie, si traduce di fatto in una limitazione dell’accesso alle cure per gli stranieri non regolari: chi senza permesso di soggiorno abbia bisogno di cure mediche rischierebbe infatti di essere denunciato (emendamento 39.306 - disegno di legge - DDL 733; l’emendamento cancella il comma 5 dell’articolo 35 del Testo Unico sull’immigrazione-decreto legislativo 286 del 1998).

Cosa potrà accadere in pratica? «La segnalazione potrà partire di fatto dalla struttura sanitaria stessa, quando il paziente straniero dovrà dichiarare nome, cognome e l’assenza di permesso di soggiorno all’ingresso in ospedale o al pronto soccorso», spiega Pietro Massarotto, presidente dal Naga - associazione volontaria che offre assistenza sociosanitaria a stranieri irregolari. «Se non ce l'ha, verrà probabilmente segnalato in automatico dalla struttura alla questura». E qui inizierebbe il percorso di espulsione: «Siccome all’interno del disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Senato è previsto il reato di clandestinità, se passerà la legge chi non ha permesso di soggiorno commette reato, dovrà pagare un'ammenda che arriva fino a 10.000 euro e verrà inviato in un centro di identificazione ed espulsione».

a conseguenza inevitabile e scontata è che le persone senza permesso di soggiorno eviteranno di andare in ospedale per farsi curare, se non in casi estremi.

Questo rappresenta una violazione del diritto universale alla salute riconosciuto a ogni individuo indipendentemente dalla sua condizione giuridica e sancito dalla Costituzione italiana e va contro il codice deontologico del medico, oltre a vanificare il lavoro che svolgono da anni gli ospedali e i consultori che curano persone senza fare distinzioni giuridiche.

I primi a mobilitarsi contro l’emendamento sono stati proprio i medici, con l’appello «Siamo medici, non spie» lanciato da:

  • Medici senza frontiere
  • Società italiana di medicina delle migrazioni
  • Associazione Studi giuridici sull’immigrazione
  • Osservatorio italiano sulla salute globale

sottoscritto da:

  • Federazione Nazionale dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri
  • Amnesty International
  • Emergency
  • associazioni di medici, di pazienti e di consumatori

e che ha raggiunto oltre 15.000 adesioni (vai alla pagina delle adesioni). Reazioni contrarie sono arrivate anche da altri enti che si occupano di immigrazione (La Cei sugli immigrati clandestini. «Noi non denunceremo nessuno». La Repubblica, 5 febbraio 2009). Nonostante la chiara posizione di queste organizzazioni, il Senato ha approvato il decreto, provocando le reazioni dei medici che ne ribadiscono la contrarietà al codice deontologico (Medici Senza Frontiere: minato il diritto alla salute. Medici cattolici: non denunceremo nessuno. Il Messaggero, 5 febbraio 2009).

Accanto alle proteste di chi opera in prima persona nel campo della salute, si affiancano ora le critiche di alcune Regioni che si sono dichiarate contrarie all’emendamento. Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Umbria, Marche, Puglia e Sicilia hanno contestato l’emendamento e alcune stanno mettendo in atto provvedimenti formali per chiarire alle strutture sanitarie, ai medici, agli infermieri che devono comportarsi come hanno fatto finora, assicurando le cure a tutte le persone che si rivolgono al pronto soccorso e agli ospedali (Regioni. Primi no a Maroni. “Qui niente medici delatori” Repubblica 7 febbraio; Medici, contrordine in Puglia: vietato denunciare clandestini. Corriere della sera, 7 febbraio 2009).

Ora la parola passa alla Camera dei deputati, che dovrà discutere e votare se approvare o meno il disegno di legge.

Perché il disegno di legge sia bloccato alla Camera dei deputati, Partecipasalute invita i lettori a sottoscrivere l’appello di Medici senza frontiere, unendosi alla protesta delle associazioni di categoria e delle altre associazioni che hanno già aderito.

Manifesti contro l’emendamento, da apporre all’esterno degli ambulatori:

Cinzia Colombo
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

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cartello qui non si segnalano clandestini570.08 KB
Inserito da redazione il Ven, 13/02/2009 - 18:00