Bisogna trattare le schiene radiologicamente non perfette?

Fonti
Fairbank J et al. BMJ 2005; 330: 1233.
Deyo RA et al. N Engl J Med 2004; 350: 722

Otto individui su dieci soffriranno di mal di schiena nel corso della loro vita. In due su dieci il mal di schiena si risolverà solo nell’arco di alcuni mesi, senza che si possa venire a capo dell’origine del disturbo o che si trovi una cura efficace. E’ il mal di schiena cronico aspecifico, che non ha precise origini fisiologiche (tumore, fratture, infezioni) e nemmeno un soluzione univoca.

Chi soffre di questo disturbo desidera comunque, e comprensibilmente, liberarsene in fretta e per sempre. Quindi la domanda di terapie è da sempre ampia e incalzante. Nell’ultimo decennio il mercato del bisturi ha saputo farvi fronte con una altrettanto ampia offerta.

L’operazione chirurgica che più ha incontrato il favore di specialisti e pazienti è stata la cosiddetta fusione spinale: dal 1996 al 2001, negli Stati uniti, il numero di questo tipo di interventi è raddoppiato, passando da 150.000 a 300.000. Anche in Europa, e in Italia, si registrano tendenze simili.

Quando lo specialista ritiene che le vertebre lombari siano all’origine del disturbo propone di bloccarle. Lo si può fare iniettando nella zona interessata una colla speciale che, indurita, assume la struttura tipica delle ossa; oppure, secondo le tendenze più alla moda, inserendo una complessa struttura di placche e viti.

La fattibilità dell’intervento ha preceduto le ricerche sulla sua plausibilità: molte operazioni sono state proposte in assenza di prove sulla loro reale efficacia. Due recenti studi pubblicati sul New England Journal of Medicine e sul British Medical Journal hanno osservato che, confrontato con la riabilitazione intensiva, l’intervento di fusione spinale non presenta vantaggi ma porta con sé i possibili danni operatori. In particolare, le tecniche di fusione più avanzate sono anche le più rischiose.

Come è stata possibile la diffusione di tecniche pericolose a fronte di nessun vantaggio rispetto a metodi non invasivi della riabilitazione psicologia e fisica?

Tra le spiegazioni vi è la scarsa propensione, da parte del medico ma anche del paziente, di affrontare il mal di schiena come un disturbo legato in buona parte al malessere esistenziale e sociale e la tentazione di ridurlo a una precisa causa fisica, individuabile e curabile con le moderne tecniche mediche.

Chi soffre di mal di schiena cronico si avvia alla chirurgia con un esame radiologico, benché sia controversa la relazione fra mal di schiena e anormalità radiografiche del rachide lombo sacrale, compresa la presenza di difetti dei dischi intervertebrali quali protrusioni, erniazioni o restringimenti del canale vertebrale. L’esame radiologico alla schiena scopre un vaso di Pandora, da cui escono una moltitudine di lesioni, dovute all’età e alla genetica, che peraltro si rilevano anche in persone prive di mal di schiena: uno studio ha indagato, mediante una risonanza magnetica, alcuni soggetti senza sintomi; ebbene in circa un terzo sono state rilevate anormalità.

Insomma gli esami spesso dimostrano solo l’invecchiamento delle strutture (artrosi, discopatia), che può non essere origine di dolore o che addirittura è indolore. Ma è facile cadere nella tentazione di individuare nel difetto rilevato all’esame la causa del mal di schiena e quindi sperare di guarire estirpando il difetto (che probabilmente non si faceva sentire).

Più probabilmente, nel mal di schiena cronico, ciò che si fa sentire è invece, come dimostrato da una abbondante letteratura scientifica, il malessere psicologico dovuti a un disagio esistenziale o lavorativo.

Nuove linee guida, recentemente messe a punto dagli specialisti europei per fare ordine nella materia delle chirurgia della spina dorsale, fanno emergere il dato che più il lavoro è fonte di insoddisfazione, e frustrazioni, o fisicamente pesante, più aumenta la probabilità di soffrire di mal di schiena cronico.

E’ accaduto, quindi, che chi soffre di mal di schiena invece di essere spinto ad affrontare e gestire in prima persona le cause esistenziali scatenanti, sia stato attratto dalle soluzioni semplici, meccanicistiche, proposte dalla chirurgia, e che il viatico sia stata una messe di esami diagnostici e poi di interventi chirurgici di utilità non provata.

Oggi sono chiare le insidie di questo facile approdo che deve essere relegato, come suggeriscono gli studi recenti, a ultima spiaggia per chi ha provato tutto e ha capito bene gli esigui vantaggi e i probabili rischi di una complessa operazione chirurgica.

Sergio Cima, Roberto Satolli

Inserito da redazione il Mar, 28/06/2005 - 00:00

Ho quasi 37 anni e anche io

Ho quasi 37 anni e anche io soffro abbondantemente di mal di schiena.gli esami radiografici a cui mi sono sottoposto tempo a dietro hanno evidenziato lo schiacciamento delle vertebre in ben 3 punti,il medico che ha visionato le radiografie esordì dicendo che non dovevo più fare sforzi e se avevo una moto o un motorino era consigliabile per la mia salute di non usarla/o più! sono passati ben 10 anni da allora e dato la mia professione(elettricista) e la mia passione(motociclistica)non ho seguito quei consigli di allora,certo la mia situazione non è sicuramente migliorata ma calcolato il tempo trascorso,quanto detto prima e oltretutto che sono padre di una bambina di 10 mesi che altro non vuole quando torno a casa di tenerla in braccio penso propio che non posso lamentarmi.in conclusione questo per esprimere la mia solidarietà al vostro sito e nello specifico al vostro articolo.