Dismorfofobia: manca la ricerca per trattamenti efficaci

Fonte
Ipser JC et al. Cochrane Database Syst Rev. 2009;1

La medicina e la psicoterapia potrebbero aiutare i pazienti che soffrono di dismorfofobia, ma l’esiguo numero di studi fin qui effettuati (soltanto quattro) non consente di disporre di prove di efficacia conclusive su questi trattamenti.

È quanto emerge da una nuova revisione Cochrane sulle cure disponibili per la dismorfofobia, una malattia che colpisce circa 1 persona su 20 e che si manifesta con un’ossessiva preoccupazione riguardo l’aspetto fisico (soprattutto nei riguardi di pelle, capelli e naso) e spesso con un basso livello di autostima. Spesso si accompagna inoltre a una forma di depressione e circa un quarto delle persone che ne sono affette potrebbe tentare il suicidio.

“Dato l'elevato numero di persone che soffre di dismorfofobia e gli alti livelli di preoccupazione, è sorprendente che siano disponibili così pochi dati relativi ai trattamenti. Questo è certamente un campo che merita maggiore attenzione e ricerca”, ha  affermato il capo ricercatore, Jonathan Ipser, del MRC Research Unit for Anxiety and Stress Disorders dell’Università di Stellenbosch, in Sud Africa.

Analizzando i dati dei quattro studi, che includono in totale 169 pazienti, Ipser e i suoi colleghi hanno portato a termine una revisione sistematica sulle evidenze disponibili. I risultati sono stati nel complesso positivi: circa la metà dei pazienti trattati con l’antidepressivo fluoxetina per 12 settimane mostrano un miglioramento; per quanto concerne invece la terapia cognitiva comportamentale, essa si è dimostrata in grado di ridurre significativamente i sintomi della patologia. Entrambi i tipi di intervento, inoltre, non hanno manifestato gravi effetti collaterali.

“Entrambi gli approcci sembrano essere ben accettati dai pazienti, come dimostrano i bassi livelli di abbandono degli studi”, ha aggiunto Ipser. “Si pensa che la psicoterapia possa ridurre il rischio di ricaduta, ma sono necessari altri dati per confermare l’effetto a lungo termine del trattamento”.

Redazione

Inserito da redazione il Ven, 13/02/2009 - 18:48