Revisioni sistematiche relativi ai disturbi da abuso e /o dipendenza da psicostimolanti

Il Gruppo editoriale Cochrane su Droghe ed Alcool, che si è costituito nel 1998, è parte della Collaborazione Cochrane e si occupa della conduzione di revisioni sistematiche dei trial sulla prevenzione, il trattamento e la riabilitazione dall’uso di sostanze psicoattive. Composto di otto editori che operano in Australia, Cina, Gran Bretagna, USA ed Italia, il gruppo ha base editoriale a Roma presso il Dipartimento di Epidemiologia della ASL RME.
Tutte le revisioni pubblicate dal gruppo Droghe e Alcool si presentano con uno schema fisso: “Detto in parole semplici”- un riassunto di facile lettura – e “Riassunto completo della revisione” - che riporta maggiori dettagli sul metodo ed i risultati.

RELATIVE AI DISTURBI DA ABUSO E/O DIPENDENZA DA PSICOSTIMOLANTI

Aggiornato al 30/12/2010 (Cochrane Library, issue 1,2011)

 

1. Anticonvulsivanti per la dipendenza da cocaina

2. Antipsicotici per la dipendenza da cocaina

3. Disulfiram per la dipendenza da cocaina

4. Efficacia degli psicostimolanti nel trattamento dell’abuso di cocaina

5. Agopuntura auricolare per il trattamento della dipendenza da cocaina

6. Trattamenti per la dipendenza e l’abuso di amfetamine

7. Trattamenti per la cura delle psicosi indotte dalle amfetamine

8. Trattamenti per l’astinenza da amfetamine

9. Interventi psicosociali per disturbi correlati all’uso di cocaina ed amfetamine

TRATTAMENTI PER LA SINDROME D’ASTINENZA, LA DIPENDENZA O L’ABUSO DI PSICOSTIMOLANTI: COCAINA ED AMFETAMINE

Anticonvulsivanti per la dipendenza da cocaina

Detto in parole semplici

La cocaina può essere assunta in polvere per via nasale, per via endovenosa, oppure fumata sottoforma di crack. L’uso a breve e lungo termine favorisce il diffondersi di malattie infettive (ad esempio AIDS, epatiti e tubercolosi), l’aumento di comportamenti criminosi e/o violenti oltre a causare danni al nascituro in seguito alla sua assunzione durante la gravidanza. La dipendenza da cocaina ha quindi complicanze mediche e psicosociali che la rendono un serio problema di salute pubblica.
Non esistono trattamenti di sicura efficacia per il trattamento della dipendenza. Antidepressivi, antipsicotici e farmaci dopaminergici sono stati di volta in volta prescritti ed anche testati in studi sperimentali.
Questa revisione sistematica include 16 studi sperimentali, della durata media di 11 settimane e 1132 partecipanti. I risultati concludono che non c’è differenza tra il placebo e i farmaci anticonvulsivi nel ridurre il numero di abbandoni del trattamento, l’uso di cocaina, il desiderio compulsivo di assumere la droga (craving), la severità della dipendenza e i sintomi ansiosi e depressivi. Il placebo si è dimostrato più efficace del gabapentin nel ridurre gli abbandoni del trattamento e l’uso di cocaina. Sia il gabapentin che la fenintoina provocano più effetti collaterali del placebo.
Gli effetti sulla salute, indotti dalle varie sostanze, sembrano essere fortemente correlati con il contesto socio-culturale in cui si vive, inoltre, essendo tutti gli studi inclusi condotti solo negli USA, i risultati non possono essere generalizzabili. Infine, gli studi utilizzavano strumenti diversi per la valutazione dei sintomi, ostacolando quindi il confronto tra i vari risultati.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia e l’accettabilità dei farmaci anticonvulsivi per la dipendenza da cocaina.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 38 studi. Sedici di questi, tutti condotti in Nord America per un totale di 1132 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione.
Risultati: Gli anticonvulsivi studiati erano carbamazepina, gabapentin, lamotrigina, fenintoina, tiagabina, topiramato e valproato. Non c’è differenza tra qualsiasi farmaco e il placebo per quanto riguarda l’efficacia del trattamento. Il placebo, il placebo era più efficace del gabapentin nel diminuire il numero di persone che abbandonavano precocemente il trattamento (2 studi, 81 partecipanti) e della fenintoina per quanto attiene agli effetti collaterali (due studi, 56 partecipanti). Tutti gli altri confronti non erano statisticamente significativi.
Conclusioni: Sebbene bisogna essere cauti nel trarre conclusioni sulla base di risultati provenienti da un numero limitato di studi di piccole dimensioni, al momento non vi sono evidenze che supportano l’utilizzo degli anticonvulsivanti per il trattamento della dipendenza da cocaina. Nello sforzo di rispondere alle esigenze dei clinici, dei pazienti e delle famiglie dovremmo migliorare la ricerca primaria nel campo delle dipendenze patologiche.

Gruppo
: Drug and Alchol
Fonte:Minozzi S, Amato L, Davoli M, Farrell M, Lima Reisser AARL, Pani PP, Silva de Lima M, Soares B, Vecchi S.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2008

 

Antipsicotici per la dipendenza da cocaina

Detto in parole semplici

L’uso a breve e lungo termine di cocaina favorisce il diffondersi di malattie infettive (ad esempio AIDS, epatiti e tubercolosi), l’aumento di comportamenti criminosi e/o violenti e danni ai neonati in seguito all’esposizione durante la gravidanza. La dipendenza da cocaina ha quindi complicanze mediche e psicosociali che la rendono un serio problema di salute pubblica.
Dato che la cocaina può indurre allucinazioni e paranoia, gli antipsicotici possono essere considerati utili per il trattamento dei pazienti. Questa revisione sistematica include 7 studi sperimentali, e 293 partecipanti. Tutti gli studi sono stati condotti in regime ambulatoriale e di ricovero; gli studi hanno una durata media di 61 giorni. In 6 studi i pazienti sono stati randomizzati a ricevere un farmaco antipsicotico, risperidone, olanzapina, o l’aloperidolo, o il placebo; il settimo studio confronta l’olanzapina con l’aloperidolo.
Il confronto tra tutti gli antipsicotici e il placebo non ha evidenziato nessuna differenza significativa per gli esiti valutati. Il risperidone è superiore al placebo nel diminuire il numero di persone che abbandonano precocemente il trattamento. I risultati relativi all’olanzapina e all’aloperidolo provengono da studi di dimensioni troppo piccole per poter trarre delle conclusioni generalizzabili.
Le informazioni disponibili riguardo l’efficacia del trattamento per gli effetti collaterali, l’astinenza da cocaina e i sintomi astinenziali sono molto limitate.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia e la tollerabilità degli antipsicotici per la dipendenza da cocaina.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 19 studi, ma solo 7, tutti condotti in Nord America per un totale di 293 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione.
Risultati: Gli antipsicotici valutati erano risperidone, olanzapina ed aloperidolo. Confrontando qualsiasi antipsicotico con il placebo, non si sono osservate differenze statisticamente significative per nessuna delle misure di esito considerate. Per quanto attiene ai confronti dei singoli principi attivi verso il placebo, il risperidone era superiore al placebo nel diminuire il numero di persone che abbandonavano precocemente il trattamento. I risultati relativi all’olanzapina e all’aloperidolo provenivano da studi di dimensioni troppo piccole per poter trarre delle conclusioni generalizzabili.
Conclusioni: Sebbene bisogna essere cauti nel trarre conclusioni sulla base di risultati provenienti da un numero limitato di studi di piccole dimensioni, al momento non vi sono evidenze che supportano l’utilizzo degli antipsicotici per il trattamento della dipendenza da cocaina. Inoltre la maggioranza degli studi inclusi non considerava esiti importanti quali gli effetti collaterali, l’uso di cocaina durante il trattamento ed il craving. Nello sforzo di rispondere alle esigenze dei clinici, dei pazienti e delle famiglie dovremmo migliorare la ricerca primaria nel campo delle dipendenze patologiche.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Amato L, Minozzi S, Pani PP, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2007

 

Disulfiram per la dipendenza da cocaina

Detto in parole semplici

La cocaina può essere assunta in polvere per via nasale, per via endovenosa, oppure fumata sottoforma di crack. La dipendenza da cocaina può causare molti problemi psicologici, sociali e medici, incluso il diffondersi di malattie infettive quali l’AIDS, l’epatite e la tubercolosi.
Ancora non esiste un trattamento farmacologico di sicura efficacia per questo tipo di dipendenza. Il disulfiram, farmaco utilizzato per il trattamento dell’alcolismo perché interferisce con il metabolismo dell’alcol, è stato ipotizzato che possa essere utile anche per trattare la dipendenza da cocaina, ma i risultati degli studi controllati randomizzati non offrono prove sufficienti per poterne consigliare l’uso.
Questa revisione sistematica include 7 studi ed un totale di 492 pazienti e confronta il trattamento con disulfiram rispetto al placebo, nessun trattamento o naltrexone. Tutti i trattamenti sono associati ad un intervento psicosociale. Cinque studi hanno arruolato pazienti dipendenti sia da cocaina che da alcol. Due studi hanno arruolato pazienti dipendenti da cocaina e da oppiacei in trattamento con buprenorfina o metadone. Nel confronto con il placebo e con il naltrexone, il disulfiram ha dimostrato una certa efficacia nel ridurre il numero di persone che abbandonano l’intervento psicosociale, ma i risultati non sono significativi. Un solo studio con 90 pazienti valuta il numero massimo di settimane di astinenza e il numero di persone che riescono ad essere astinenti per 3 o più settimane consecutivamente, in entrambi i casi i risultati sono in favore del disulfiram Gli studi inclusi nella revisione non hanno valutato gli effetti collaterali del disulfiram o la sua eventuale capacità di aumentare gli eventi avversi legati all’assunzione di alcol e cocaina.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia e la tollerabilità del disulfiram per la dipendenza da cocaina.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 16 studi. Di questi solo 7, 492 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Sei studi sono stati condotti in Nord America ed uno in Europa.
Risultati: Non c’è differenza tra disulfiram e il placebo nel ridurre gli abbandoni del trattamento, ma questo esito è valutato solo in 2 studi con 87 partecipanti. Un ulteriore studio con 107 partecipanti dava un risultato in favore del disulfiram ma è stato escluso dalla meta analisi a causa della sua alta eterogeneità. Quattro studi valutavano l’uso di cocaina, ma non è stato possibile fare una sintesi statistica dei risultati, solo uno studio riportava un risultato statisticamente significativo in favore del disulfiram.
Il confronto tra disulfiram e naltrexone non è statisticamente significativo per quanto concerne gli abbandoni precoci del trattamento, esito considerato in 3 studi con 131 partecipanti. un solo studio, invece, valutava l’uso di cocaina, ma non c’è differenza tra i due trattamenti.
Il disulfiram, rispetto a nessun trattamento farmacologico, è sicuramente efficace nell’aumentare le settimane di astinenza e il numero di persone astinenti per 3 o più settimane consecutivamente; entrambi i risultati provengono da un solo studio con 90 partecipanti.
Conclusioni: Vi sono poche prove in favore dell’uso del disulfiram nella pratica clinica per il trattamento della dipendenza da cocaina. C’è bisogno di studi sperimentali che arruolino un maggior numero di partecipanti e che considerino importanti misure di esito, riportandole in modo tale da permettere il confronto tra i risultati dei singoli studi. I risultati degli studi in corso, verranno inclusi nella revisione, appena saranno disponibili.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Pani PP, Trogu E, Vacca R, Amato L, Vecchi S, Davoli M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 1, 2010

 

Efficacia degli psicostimolanti nel trattamento dell’abuso di cocaina

Detto in parole semplici

La dipendenza da cocaina è un disturbo per il quale nessun trattamento farmacologico si è dimostrato efficace. Le terapie sostitutive che sono adottate prevedono la sostituzione della cocaina con una sostanza, somministrata per via orale, che ha effetti simili a quella d’abuso, ma ha un potenziale additivo minore e può aiutare il paziente a raggiungere uno stato “drug free” e ricorrere ad assistenza medica e psicologica.
Questo tipo di strategia si è dimostrata efficace per il trattamento della dipendenza da oppiacei e da nicotina. Questa revisione sistematica include 16 studi, e 1345 pazienti, e valuta l’efficacia di alcune sostanze psicostimolanti, bupropione, dexamfetamina, metilfenidato, modafinil, mazindol, metamfetamina e selegina, rispetto al placebo. In tutti gli studi, il trattamento è associato a psicoterapia.
Non c’è differenza tra il trattamento e il placebo per quanto riguarda la riduzione dell’uso di cocaina e la permanenza in regime di trattamento, mentre gli psicostimolanti mostrano una debole efficacia nell’indurre astinenza e non aumentano il rischio di eventi avversi. L’efficacia è maggiore nei pazienti già in terapia con metadone. I risultati della revisione sono controversi, per cui sono necessari ulteriori studi che valutino l’efficacia degli psicostimolanti.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Valutare l’efficacia degli psicostimolanti per la dipendenza da cocaina.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 32 studi. Sono stati inclusi nella revisione 16 studi e 1345 partecipanti. Quindici studi sono stati condotti in Nord America ed uno in Australia.
Risultati: Le sostanze psicostimolanti studiate erano bupropione, dexamfetamina, metilfenidato, modafinil, mazindol, metamfetamina e selegina. Gli psicostimolanti, rispetto al placebo, non riducono l’uso di cocaina ma mostrano un effetto, sia pure non statisticamente significativo, nel migliorare la ritenzione in trattamento. La proporzione di effetti collaterali che inducono all’abbandono del trattamento era simile nei due trattamenti.
I pazienti trattati con bupropione e con dexamfetamina, rispetto a coloro i quali veniva somministrato il placebo, rimanevano astinenti a lungo, mentre non c’è differenza statisticamente significativa tra modafinil e placebo. Non si evidenziava nessun’altra differenza tra i trattamenti per tutti gli altri esiti considerati. Nelle persone con diagnosi di dipendenza sia da eroina che da cocaina e trattate con metadone a mantenimento, il trattamento con psicostimolanti aumentava, rispetto al placebo, il numero di persone astinenti sia da cocaina che da eroina. Questi risultati non sembrano essere influenzati dalla qualità degli studi e non vi sono evidenze di bias di pubblicazione.
Conclusioni: I risultati di questa revisione sono controversi e comunque le prove sull’efficacia degli psicostimolanti non possono essere considerate come conclusive. Tuttavia i risultati sono promettenti per quanto attiene all’utilizzo del bupropione e della dexamfetamina nei dipendenti da cocaina e degli psicostimolanti in genere nei pazienti dipendenti sia da oppiacei che da cocaina che assumono metadone.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Castells X, Casas M, Pérez-Mañá C, Roncero C, Vidal X, Capellà D.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2010

 

 

Agopuntura auricolare per il trattamento della dipendenza da cocaina

Detto in parole semplici

Nessun trattamento farmacologico si è rivelato efficace per la gestione della dipendenza da cocaina. Sia negli Stati Uniti che in Europa più di 400 strutture offrono come trattamento l’agopuntura auricolare, che consiste nell’inserimento di aghi in cinque, ma anche quattro o tre, punti specifici dell’orecchio. In questa revisione Cochrane, gli autori vogliono investigare se l’agopuntura auricolare sia o meno efficace per il trattamento della dipendenza da cocaina e se c’è differenza in base al numero di punti utilizzati. Sono stati inclusi 1021 partecipanti per un totale di 7 studi, la maggior parte dei quali confronta l’agopuntura con una manovra che prevede l’inserimento casuale degli aghi in tre, quattro o cinque punti. I risultati concludono che non ci sono evidenze di efficacia dell’agopuntura auricolare nel trattamento della dipendenza da cocaina.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Determinare se l’agopuntura auricolare è un trattamento efficace per la dipendenza da cocaina ed investigare se la sua efficacia è influenzata dal regime di trattamento.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 27 studi. Di questi solo 7, tutti condotti in Nord America per un totale di 1021 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Le modalità di agopuntura auricolare variavano tra gli studi, sebbene tutti gli studi utilizzavano alcuni o tutti i punti specificati dal NADA (National Acupuncture Detoxification Association). La durata del trattamento variava da 1 mese a 8 settimane ed il numero di sessioni variava da 22 a 40.
Risultati: I sette studi inclusi erano in generale di qualità bassa. I risultati hanno evidenziato che non c’è differenza tra l’agopuntura e la finta o nessuna agopuntura per nessuno degli esiti considerati. Nella valutazione dei risultati bisogna anche tener presente che il numero di partecipanti arruolati è esiguo e che nessuno degli studi valutava il rapporto benefici/danni.
Conclusioni: Non ci sono evidenze scientifiche di efficacia che suggeriscono il ricorso all’agopuntura auricolare per la dipendenza da cocaina. Inoltre la qualità delle evidenze disponibili è bassa, per cui i risultati non sono conclusivi. Nonostante ciò l’agopuntura è una metodica molto diffusa.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Gates S, Smith LA, Foxcroft DR.
Cochrane Database of Systematic Reviews 1, 2006

 

Trattamenti per la dipendenza e l’abuso di amfetamine

Detto in parole semplici

Le amfetamine sono farmaci che provocano euforia e assunti in maniera continuata inducono dipendenza. Interrompere l’assunzione di queste sostanze è difficile quanto interrompere l’uso di eroina o di cocaina.
Questa revisione conclude che i trattamenti messi in atto fino ad ora, per la cura della dipendenza da queste sostanze, sono poco efficaci. Farmaci antidepressivi quali la fluoxetina e l’imipramina si sono dimostrati di poca utilità, e sarebbero necessari ulteriori studi per confermare questi dati.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: La revisione ha come obiettivo quello di evidenziare e determinare i rischi, i benefici ed i costi dei vari trattamenti utilizzati per questo l’abuso o la dipendenza da amfetamine.
N° e disegno degli studi: Sono stati individuati e inclusi nella revisione 4 studi con 173 partecipanti dalla ricerca in letteratura e dopo aver contattato gli autori. Tutti gli studi sono stati condotti in Nord America.
Risultati: Non sono state condotte metanalisi. I risultati dei quattro studi dimostrano che i farmaci considerati offrono benefici molto limitati nel trattamento dell’abuso e della dipendenza da amfetamine. La fluoxetina può diminuire il craving negli interventi brevi mentre l’imipramina può favorire l’adesione al trattamento (compliance) nei trattamenti a medio-lungo termine. Nessuna altra prova di efficacia, in particolare a breve termine, è stata dimostrata e nessuna sostanza si è rilevata efficace nel ridurre in modo significativo l’uso di amfetamine.
Conclusioni: I risultati della revisione dimostrano che, nonostante l’alto numero di persone che nel mondo abusano di amfetamine, il numero di studi clinici randomizzati è esiguo, di conseguenza le prove di efficacia dei trattamenti considerati sono limitate. E’ quindi auspicabile un incremento degli studi che valutino l’efficacia dei trattamenti disponibili per l’abuso e la dipendenza da amfetamine.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Srisurapanont M, Jarusuraisin N, Kittiratanapaiboon P.
Cochrane Database of Systematic Reviews 4, 2001

 

Trattamenti per la cura delle psicosi indotte dalle amfetamine

Detto in parole semplici

Una piccola percentuale delle persone che abusano di amfetamine, sviluppano psicosi, caratterizzata da paranoia, deliri persecutori, allucinazioni visive ed uditive, agitazione, per cui necessitano di cure appropriate nei dipartimenti di emergenza o negli ospedali psichiatrici. Invece, circa il 18% dei dipendenti da amfetamine riporta sintomi sub-clinici che non richiedono interventi ad alta intensità.
Entrambi i casi sono correlati alla quantità di sostanza assunta e alla frequenza dell’esposizione. L’unico studio incluso in questa revisione riporta che l’olanzapina e l’aloperidolo, somministrati a dosi adeguate, hanno uguale efficacia nel risolvere i sintomi psicotici. L’olanzapina è più sicura e più tollerata rispetto all’aloperidolo per quanto riguarda la frequenza e la severità dei sintomi extrapiramidali. Questi risultati concordano con gli studi sulla schizofrenia che confrontano farmaci antipsicotici atipici con antipsicotici convenzionali. Infatti anche in questi studi l’aloperidolo provoca maggiori effetti collaterali. I farmaci antipsicotici sono efficaci nella remissione dei sintomi a breve termine ma, nella psicosi da abuso di amfetamine, non vi sono evidenze di efficacia a lungo termine per prevenire le ricadute.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Obiettivo di questa revisione è quello di individuare e determinare i rischi, i benefici ed i costi dei vari trattamenti utilizzati per la psicosi da uso di amfetamine.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ed i contatti diretti con ricercatori, hanno portato all’identificazione di 8 studi di cui solo uno con 58 partecipanti, ha soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Lo studio è stato condotto in Asia e confronta l’efficacia e la tollerabilità di due antipsicotici, l’olanzapina (utilizzata come intervento) e l’aloperidolo (utilizzato come controllo) nel trattare le psicosi indotte da amfetamine.
Risultati: I risultati evidenziavano che sia l’olanzapina che l’aloperidolo utilizzati a dosaggi adeguati erano efficaci nel risolvere i sintomi psicotici. L’olanzapina si è dimostrata più sicura e con meno effetti collaterali di tipo extrapiramidale dell’aloperidolo.
Conclusioni: I risultati provengono da un solo studio che dimostra l’efficacia dei due antipsicotici studiati nel trattare i sintomi indotti dalle amfetamine. L’olanzapina, un antipsicotico di nuova generazione e il più costoso fra i due, dimostra una maggiore tollerabilità. Dato che questi risultati provengono da un singolo studio è difficile poterli generalizzare. Bisognerebbe indagare l’efficacia di altri antipsicotici sia di vecchia che di nuova generazione e delle benzodiazepine.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Shoptaw SJ, Kao U, Ling WW. Treatment for amphetamine psychosis.
Cochrane Database of Systematic Reviews 4, 2008

 

Trattamenti per l’astinenza da amfetamine

Detto in parole semplici

I sintomi astinenziali indotti dall’amfetamina compaiono pochi giorni dopo l’assunzione. Nessun farmaco, confrontato con il placebo, si è dimostrato efficace nel ridurli. Le amfetamine sono prescritte per la cura della depressione e dei deficit dell’attenzione, infatti provocano una condizione di vivace attenzione ed euforia e sono assunte come droghe ricreative. L’uso continuato può portare a dipendenza, difficile da curare, come quella da eroina o da cocaina.
Questa revisione sistematica include gli unici studi sperimentali che valutano l’efficacia degli antidepressivi, amineptina e mirtazapina. L’amineptina produce benefici limitati, ma provoca dipendenza e per questo motivo è stata ritirata dal commercio. Gli effetti della mirtazapina sono meno chiari, poiché i due studi che la valutano danno risultati contrastanti: nel primo studio risulta efficace, rispetto al placebo, nel controllo dei sintomi astinenziali, invece i risultati del secondo studio concludono che non c’è differenza tra i due trattamenti.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: La revisione ha come obiettivo quello di ricercare ed evidenziare i rischi, i benefici ed i costi dei trattamenti utilizzati per gestire la sindrome d’astinenza da amfetamine.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ed i contatti diretti con ricercatori, hanno portato all’identificazione di 9 studi di cui 4, 126 partecipanti, hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Tre studi sono stati condotti in Asia ed uno in Australia.
Risultati: in due studi: In due studi l’amineptina, rispetto al placebo, riduceva il numero di persone che abbandonavano precocemente il trattamento e migliorava le condizioni cliniche ma non riduceva i sintomi astinenziali ed il craving. I benefici della mirtazapina rispetto al placebo nel ridurre i sintomi astinenziali sono poco chiari: uno studio suggeriva che la mirtazapina riduceva l’ipervigilanza ed i sintomi ansiosi associati all’astinenza, mentre un altro, più recente, non evidenziava alcun beneficio per la mirtazapina rispetto al placebo né rispetto ai sintomi astinenziali né per la ritenzione in trattamento.
Conclusioni: Non vi sono evidenze che dimostrino l’efficacia di un farmaco per il trattamento dell’astinenza da amfetamine. L’amineptina, confrontata con il placebo, si è dimostrata efficace rispetto ai dropout ed al miglioramento delle condizioni cliniche dei pazienti ma non rispetto al craving. A dispetto di questi, se pur limitati benefici, l’amineptina è un farmaco che è stato ritirato dal commercio a causa del suo potenziale d’abuso. I potenziali benefici della mirtazapina, confrontata col placebo, sono meno chiari, i due studi che valutavano questo farmaco avevano risultati contrastanti, uno mostrava un’efficacia nel controllo dei sintomi astinenziali mentre nell’altro questo beneficio non veniva osservato. Futuri studi dovrebbero valutare l’efficacia di sostanze, compresa la mirtazapina che attivano il sistema nervoso centrale coinvolgendo i neurotrasmettitori della dopamina, norepinefrina e/o della serotonina.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte:Shoptaw SJ, Kao U, Heinzerling K, Ling W.
Cochrane Database of Systematic Reviews 2, 2009

 

Interventi psicosociali per disturbi correlati all’uso di cocaina ed amfetamine

Detto in parole semplici

Sostanze psicostimolanti, quali cocaina ed amfetamine, modificano l’umore, il comportamento e le capacità cognitive. Coloro che abusano o sono dipendenti da droghe psicostimolanti hanno spesso una storia di ripetuti episodi di intossicazione e crisi astinenziali, inoltre possono sviluppare paranoia e un comportamento stereotipato e aggressivo.
I disturbi causati dall’abuso di droghe rappresentano un serio problema sanità, con alti costi sia sanitari dovuti ai trattamenti, sia relazionali legati all’assenteismo e alla perdita di produttività. Individuare trattamenti efficaci rappresenta ancora una sfida. Gli studi sperimentali sui trattamenti farmacologici hanno evidenziato alti tassi di abbandono ma i trattamenti psicosociali possono rappresentare un’opzione valida nel ridurre oltre gli abbandoni anche l’uso di psicostimolanti.
Questa revisione sistematica include 3270 partecipanti, 25 studi valutano i dipendenti da cocaina e solo un dipendente da amfetamine. I risultati dimostrano che non c’è differenza tra i vari interventi psicosociali. Gli interventi di tipo cognitivo comportamentale erano più efficaci del counseling nel ridurre il numero di abbandoni e l’uso di cocaina. Gli interventi comportamentali, invece, erano più efficaci del “management” clinico e dell’offerta di informazioni per quanto riguarda il numero di sedute frequentate e del percorso clinico standard per quanto riguarda l’uso di cocaina. Inoltre un intervento cognitivo associato al “contingency management”, ovvero alla distribuzione di buoni, si è rivelato ugualmente efficace. Molti risultati provengono purtroppo da singoli studi e questo ne limita la generalizzabilità.
Infine la riduzione della quantità di sostanza assunta e degli abbandoni del trattamento non sono esiti significativi per misurare un reale cambiamento di stile di vita.

 

Riassunto completo della revisione

Obiettivi: Condurre una revisione sistematica di tutti gli studi controllati randomizzati che valutano l’efficacia degli interventi psicosociali per il trattamento dell’abuso di psicostimolanti.
N° e disegno degli studi: La ricerca in letteratura ha portato all’identificazione di 56 studi. Di questi solo 26, 3270 partecipanti, hanno soddisfatto tutti i criteri di inclusione. Venticinque studi sono stati condotti in Nord America ed uno in Australia.
Risultati: Vi era una grande eterogeneità tra gli interventi valutati negli studi inclusi e questo non ha permesso di poter fare una stima cumulativa dell’effetto ed una sintesi chiara dei risultati. I confronti tra diversi tipi di interventi comportamentali hanno mostrato risultati in favore del Contingency management sia rispetto al numero di persone che abbandonavano il trattamento che rispetto ad un minore consumo di cocaina.
Conclusioni: I risultati evidenziano pochi cambiamenti significativi rispetto ai tassi di uso di sostanze nelle persone trattate con gli interventi studiati nella revisione. Inoltre sulla base delle prove disponibili, non è possibile identificare un singolo trattamento in grado di affrontare nella sua complessità e risolvere un disturbo cronico recidivante quale è quello di dipendenza da sostanze.

Gruppo:
Drug and Alchol
Fonte: Knapp WP, Soares B, Farrell M, Silva de Lima M.
Cochrane Database of Systematic Reviews 3, 2007

Inserito da Valentina Pecoraro il Ven, 24/06/2011 - 11:59