Orientarsi tra metanalisi e revisioni sistematiche

Oggigiorno i medici e i ricercatori

  • devono confrontarsi con una mole di informazioni in continua crescita e di tali dimensioni da richiedere strumenti di sintesi per poter essere letta;
  • hanno necessità di conoscere in tempi rapidi la resa degli interventi sanitari ottenuta in condizioni cliniche e organizzative differenti;
  • devono poter disporre di campioni di pazienti più ampi di quelli che un singolo studio può normalmente reclutare.

Per questo negli ultimi 25 anni si è affermato in campo medico l'uso delle revisioni sistematiche di letteratura.

Con "revisione sistematica" si possono intendere diversi tipi di analisi degli studi condotti su un determinato argomento, ma in genere il termine indica un'analisi descrittiva della qualità metodologica e rilevanza clinica degli studi.
Quando invece, nel contesto di una revisione sistematica, si procede anche a una sintesi quantitativa dei risultati dei singoli studi si parla di "metanalisi".

Le revisioni sistematiche possono essere condotte sui diversi tipi di quesito: di efficacia, eziologico, prognostico, diagnostico.

Le metanalisi finora sono state condotte essenzialmente negli studi di eziologia (quella branca della scienza medica che studia le cause delle malattie) e, soprattutto, di efficacia.

I passaggi chiave della realizzazione di una revisione sistematica e di una metanalisi sono:

  • formulazione del quesito;
  • ricerca di tutte le informazioni rilevanti;
  • analisi della loro qualità;
  • sintesi quantitativa o qualitativa delle informazioni, a seconda della natura e complessità del quesito e della disponibilità dei dati;
  • discussione delle ragioni di concordanza e discordanza tra i risultati dei diversi studi.

Le tre possibili fasi del processo di revisione sono:

  • una revisione sistematica su tutti gli studi pubblicati;
  • una metanalisi basata sui dati aggregati ottenuti dagli studi pubblicati;
  • una metanalisi basata sui dati dei pazienti individuali ottenuti direttamente dai ricercatori che avevano condotto i singoli studi.

Alessandro Liberati, Marina Caporlingua

Inserito da redazione il Gio, 10/02/2005 - 01:00

Leggo con piacere

Leggo con piacere l'articolo pubblicato perchè finalmente inizia una diffusione per la comprensione della metodologia di ricerca dei dati della letteratura scientifca. Purtroppo siamo ancora lontani e tanta strada è ancora da fare affinchè gli operatori del settore sanitario sia il personale medico, tecnico e infermieristico possano essere in grado di leggere e scrivere in modo corretto un articolo scientifico. Non si tratta di un j'accuse nei loro confronti, ma di un malcostume di insegnamento che al posto dell'Evidence Base Medicine mette al primo posto l'Eminence Base Medicine e parla ancora di impact factor . Nelle Università non si insegna in modo corretto a leggere un articolo se non in rari casi isolati, non si danno agli studenti (e nemmeno ai docenti) gli strumenti adeguati per poter fare ricerca della letteratura (per non parlare della vera ricerca scientica!), non si crea la sensibilità alla valutazione critica , ma più spesso all'accettazione de i dati riportati. Del resto finchè molti si limiteranno a leggere l'abstract dell'articolo pubblicato e talvolta solo le conclusioni non possiamo sperare di ottenere molto. In campo della medicina di base poi si lascia che l'informazione (ma sarebbe meglio dire la formazione) sia fatta dagli informatori farmaceutici. Non esiste un vero e proprio piano di insegnamento se non relegato a poche realtà locali. Nel 2004 ho conseguito un Master in "Metodologia delle revisioni sistematiche in medicina" presso l'Università di Milano svolto in collaborazione con l'Istituto Mario Negri e la Cochrane Collaboration e sono grato a tutti i docenti di questo Master per l'insegamento e la costanza con cui hanno portato avanti il corso. Svolgo l'attività di Odontoiatra e in ogni conferenza in cui vengo invitato a parlare il punto di partenza è sempre la valutazione sistematica della letteratura per evitare per quanto possibile i Bias di cui la stragrande maggioranza delle conferenze a cui assisto sono permeate. Sarebbe ora di smettere di scrivere articoli scientifici solo aumentare il numero delle pubblicazioni da riportare sul curriculum e prediligere la corretta metodologia di affinchè "pochi ma buoni" articoli scientifici siano realmente utili.