Le origini del volontariato moderno

E' con gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso che si diffonde la consapevolezza che per tutelare i deboli e i bisognosi non bastano azioni di carità e benevolenza, ma necessitano interventi di affermazione dei diritti e dei doveri di tutti i cittadini.

Le attività di solidarietà trovano un nuovo spazio grazie agli articoli 2 e 3 della Costituzione, che stabiliscono l'assegnazione originaria della funzione della solidarietà alla comunità, mentre alla pubblica amministrazione affidano l'organizzazione del modo di assolvere a tale funzione.

In questa fase il volontariato si sviluppa con il decentramento attuato dalle leggi che trasferiscono alle autonomie locali le competenze su beneficenza pubblica e assistenza sanitaria e ospedaliera. In questo contesto le organizzazioni di volontariato vengono coinvolte per la definizione dei bisogni a livello locale e per intraprendere iniziative di risposta, in collaborazioni con le amministrazioni pubbliche. E' frequente infatti il contributo di gruppi di volontariato alla stesura di leggi regionali.

La struttura e i compiti del volontariato si definiscono infine con la Legge quadro n. 266 del 1991, frutto di un dibattito parlamentare di quindici anni. La legge sancisce la nascita del volontariato come nuovo soggetto, prendendo atto e accreditando le realtà di volontariato già in essere e sottolineando il ruolo di partecipazione attiva. Le recenti leggi che decentrano le funzioni alle regioni (Legge n.59/1997, Legge n. 328/2000, Legge n.383/2000) riconoscono la possibilità per il volontariato di decidere con Stato, regioni ed enti locali i contenuti dei programmi di intervento.

A una prima fase in cui il volontariato era chiamato a rispondere a situazioni di emergenza sociale, segue quindi una seconda fase in cui gli obiettivi diventano portare i cittadini alla consapevolezza dei propri diritti e stimolare le pubbliche amministrazioni a compiere le proprie funzioni in modo efficiente.

La Legge quadro n. 266 del 1991 definisce anche i rapporti con i soggetti non profit, quali cooperative sociali, associazioni, fondazioni, da cui il volontariato si distingue ma con cui deve collaborare.

Per approfondire

Paola Mosconi, Cinzia Colombo
Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri

Inserito da redazione il Dom, 09/05/2004 - 23:00