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Miti da sfatare L'età dell'innocenza 12 gennaio 2005
"L'infanzia è un'esperienza brutale per la metà dei bambini del mondo". Con questa frase l'Unicef (United Nations Children's Fund - Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia) presenta il Rapporto 2005 sulla condizione dei bambini nel mondo pubblicato il 10 dicembre 2004 (The state of the world's children 2005 report, scaricabile al sito: http://www.unicef.org/ in inglese, o al sito italiano http://www.unicef.it/sowc05.htm). I dati che emergono sono purtroppo allarmanti: il 75% dei bambini con diarrea non riceve una terapia di re-idratazione appropriata, il 60 % di bambini con polmonite che necessita di antibiotici non li riceve, un terzo di tutti i bambini non riceve le vaccinazioni considerate essenziali per l'infanzia e il 61% dei neonati non viene allattato esclusivamente al seno. La malnutrizione è alla base del 50% delle principali cause di morte per i bambini (infezioni respiratorie, diarrea, malaria, polmonite), inoltre si valuta che un terzo circa del carico totale di malattie presenti nella popolazione mondiale grava sui bambini. Infine, il divario della sopravvivenza tra i bambini che vivono nei paesi ricchi e quelli che vivono nei paesi poveri è in aumento. Il quadro che emerge è preoccupante e mina in modo sostanziale l'idea comune dell'infanzia come età protetta da malattie e dolore. Ancora lontani gli obiettivi per il millennio
Uno degli obiettivi riguarda l'infanzia nello specifico: si tratta di ridurre di due terzi la mortalità infantile nel mondo entro il 2015. L'obiettivo è lontano e numerose sono le critiche agli interventi dell'UNICEF e dei governi impegnati nel Programma, in considerazione della scarsa efficacia dei risultati sinora prodotti. Inoltre, molti governi non hanno ancora provveduto a stanziare i finanziamenti concordati. Come si può leggere dalle pagine di Lancet,2 Richard Horton, direttore della rivista, definisce i dati sulle condizioni di salute dell'infanzia nei paesi in via di sviluppo "scioccanti per quanti credevano che l'UNICEF stesse facendo progressi nel migliorare la sopravvivenza dei bambini" e ritiene necessario dare un nuovo indirizzo al lavoro dell'agenzia partendo dal considerare dove e perché 10 milioni di bambini muoiono ogni anno. Nonostante tali valutazioni sulla condizione dell'infanzia nel mondo siano incontestabili, non si possono negare gli effetti di molti interventi dell'UNICEF per la salute dei bambini, in particolare nei paesi in via di sviluppo. "In intere nazioni alcune malattie, come il morbillo e altre malattie infettive prevenibili con la vaccinazione, sono state debellate grazie alle campagne UNICEF, che sono capillari, localizzate e a breve termine, una sorta di 'pacchetti di intervento'" commenta Maurizio Bonati, responsabile del Laboratorio per la salute materno infantile dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano. "L'EPI (expanded program of immunisation), campagna per la vaccinazione condotta a livello internazionale, è un esempio di azione efficace. Questi interventi sono necessari, però non sono sufficienti per risolvere problemi più complessi e strutturali, come la malnutrizione, che è una delle principali cause di morte e malattie" precisa Bonati. "Mancano strategie integrate sul territorio e continuità di intervento, in definitiva azioni che durino nel tempo portate avanti insieme alla popolazione locale mirate non solo a risolvere il singolo problema, ma anche quelli associati a questo". Una risposta: la Child Survival Partnership
I primi interventi sono stati condotti in Etiopia e in Cambogia. L'Etiopia è uno dei paesi con il più alto tasso di mortalità infantile del mondo e anche per questo è stato scelto come luogo dove intervenire; dopo la visita dei membri della CSP nel dicembre 2003, il governo ha costituito una commissione per l'organizzazione di una conferenza sulla sopravvivenza dell'infanzia, a cui i partner mondiali (tra cui l'OMS) hanno contribuito, in particolare nella pianificazione e nell'analisi della condizione dei bambini nel paese. Frutto della conferenza sono stati alcuni punti di accordo comune: sviluppare e promuovere un unico piano di azione e una strategia congiunta per aumentare la sopravvivenza dei bambini; raddoppiare le risorse per la salute in Etiopia e rimuovere gli ostacoli che impediscono un pieno utilizzo delle risorse già disponibili o future; sostenere il nuovo piano promosso dal governo per migliorare ed estendere la copertura dei servizi sanitari primari sul territorio. In modo analogo si è agito in Cambogia, dove nel giugno 2004 è stata effettuata una consultazione sulla sopravvivenza dell'infanzia, con tutti gli attori coinvolti a livello nazionale nella salvaguardia della salute dei bambini. Il governo ha istituito un comitato specifico su questo obiettivo ed è in preparazione un piano di intervento, mentre, grazie al sostegno dell'OMS, si sta effettuando un'analisi per definire il rapporto costi-efficacia degli interventi da condurre sul territorio. Due progetti su piccola scala
L'altro progetto ha la finalità di fornire ai bambini i principali nutrizionali alimentari (analogamente a una delle strategie dell'UNICEF), in particolare vitamina A, zinco e sali minerali, essenziali per la crescita e importanti per combattere alcune malattie endemiche, quali la malaria: qualora i bambini contraggano la malaria (come sempre succede in alcuni paesi) se c'è carenza di vitamina A la probabilità di morire è maggiore. Sono progetti orfani che necessitano di finanziamento e che non possono essere attivati nonostante le risorse umane siano disponibili: "Un altro aspetto delle diseguaglianze, distorsioni o contraddizioni del mondo" conclude Maurizio Bonati.* E in Italia?
*Chi volesse sostenere i progetti può rivolgersi a Mariella Anselmi, rappresentante in Italia del CECOMET; e-mail: mariella.anselmi@sacrocuore.it. Otto obiettivi per lo sviluppo
Bibliografia
Per approfondire:
Cinzia Colombo
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