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Curiamo l'intestino che brucia

Su cento pazienti che consultano il gastroenterologo almeno quaranta soffrono di «intestino irritabile», una patologia complessa, dolorosa, contrassegnata principalmente da gonfiore addominale e da alterazioni della motilità intestinale (Stipsi o diarrea). Una patologia che compromette seriamente la qualità della vita. Ne soffrono milioni di italiani (quattro, forse cinque). Trattandosi di malattia cronica, l’obiettivo è contenerla, non debellarla.
Per questo il mondo scientifico ha accolto con grande interesse «Zansaa», realizzato in collaborazione con Novartis e presentato al congresso di gastroenterologia di Praga nei giorni scorsi.
Questo studio ha interessato 2.660 pazienti di sesso femminile residenti negli Stati uniti d’America, in Canada, in Messico, in Nuova Zelanda e in molti Stati europei: tutte affette dalla sindrome dell’intestino irritabile, con gonfiore addominale e stipsi.
Queste donne sono state trattate, in due distinte fasi, o col placebo o con un nuovo principio attivo (nome chimico: tegaserod). In entrambi i periodi di trattamento, divisi da circa quattro settimane, nei soggetti trattati con il nuovo farmaco, c’è stata una netta diminuzione del dolore addominale e della stipsi. Si e’ apprezzato anche un miglioramento delle condizioni generali: quindi migliore qualità di vita e possibilità di riprendere l’attività lavorativa.
«Risultati di questa portata sono davvero sorprendenti», dichiara il professor Delle Fave, cattedratico di gastroenterologia alla Sapienza di Roma ed allievo del professor Aldo Torsoli, cui fu assegnata (nel 1972) la prima cattedra italiana di gastroenterologia, e prosegue: «Siamo passati dal buio alla luce».
Il professor Delle Fave apprezza, come molti suoi colleghi, i risultati dello studio «Zensaa» - uno dei più ampi condotti sulla sindrome dell’intestino irritabile – e l’effetto che questa «grande svolta» avrà sul piano della salute collettiva. «Migliorare le condizioni di vita del 60 per cento delle donne che hanno partecipato a questo studio», dice «cambia completamente le prospettive cliniche, in una patologia che colpisce soggetti di tutte le età, dai 18 agli 80 anni e che, nel momento di maggiore intensità, appare insopportabile.
Anche il professor Jean Tack, dell’Università di Lovanio (Belgio), riconosce che «l’ampia portata dello studio Zensaa e la sua serieta’ dimostrano che d’ora in avanti tutti i medici, e non solo gli specialisti in gastroenterologia, avranno a disposizione una terapia efficace per l’intestino irritabile, una malattia che fino ad oggi e’ stata rovinosa sul piano fisico e su quello sociale».
Il nuovo farmaco, che sarà presso anche sul mercato italiano, deve la sua efficacia alla capacità di condizionare l’azione della serotonina, una sostanza chimica, prodotta naturalmente dall’organismo umano, che ha il compito di regolare sia la motilità sia la percezione del dolore all’interno dell’apparato digerente. Dal congresso di Praga dunque arriva una speranza che è anche un’esortazione alla diagnosi precoce della sindrome dell’intestino irritabile, contrassegnata da sintomi inconfondibili.

Ignazio Mormino. Il Giornale, 2 ottobre, 2004.