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Una pillola contro la sclerosi

Fra tre anni arriverà in Italia la prima compressa contro la sclerosi multipla, malattia per cui esistono a tutt’oggi solo terapie iniettabili. Queste previsioni dei ricercatori dei laboratori Novartis, con il loro quartiere generale nel Massachussets, che hanno appena concluso con successo la sperimentazione della molecola Fty720 su 280 pazienti. La molecola nasce in realtà nell’ambito degli studi anti-rigetto nei trapianti d’organo, come ha spiegato Paul Herrling, responsabile della Ricerca Novartis. L’Fty720 sembra funzionare infatti nel trapianto di rene: agisce bloccando l’azione dei linfociti T (T cells) del sistema immunitario che, normalmente, circondato l’organo a trapianto avvenuto, lo riconoscono come estraneo e lo aggrediscono, danneggiandolo.
Con l’Fty720, i linfociti di tipo T non ricevono più l’ordine di attacco all’organo estraneo mantenendo però la capacità di reagire e di attaccare ad altri estranei pericolosi come gli agenti infettivi. La molecola è utilizzabile in tutte le patologie autoimmunitarie, come nella sclerosi multipla, dove i linfociti “impazziti” danneggino le guaine mieliniche che rivestono i nervi. «La frequenza delle ricadute diminuisce in modo significativo dopo 6 mesi di trattamento», precisa Joerg Reinhardt, responsabile dello Sviluppo Farmaceutico Novartis, «e la risonanza magnetica mostra lesioni ridotte e benfici evidenti già a 2 mesi di terapia».
Gli stessi laboratori stanno tenendo a battesimo altri composti innovativi, come Laf237 che, intervenendo sulla produzione-domanda di insulina e sulla funzione beta-cellulare, rallenta la progressione e le complicanze del diabete II, e l’Spp100, nuovo antipertensivo inibitore della renina con effetti anche sulle patologie renali.
Molecole frutto di un uovo modello di ricerca basato sullo studio del “pathways” comuni rilevanti per più patologie che mira a creare un farmaco unico utile in più malattie e mette al centro gli effetti sull’uomo fin dall’inizio della ricerca stessa. L’investimento Novartis in ricerca ammonta a 28 milioni di euro, il 4% in più dei ricercatori nel 2004 e un futuro basato su ricercatori–medici.

Maria Gullo. La Repubblica Salute, 3 febbraio 2004.