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L’incontinenza: urge attenzione

Le campagne di sensibilizzazione sull’incontinenza urinaria e la vescica iperattiva diventano sempre più pervasive. In Svizzera, nel Canton Ticino, la comunicazione si è infiltrata fin nei luoghi dove l’attenzione del pubblico ai disturbi della minzione è più alta: i bagni pubblici. Qui i manifesti accolgono l’utente trafelato con la domanda: hai mai avuto un bisogno impellente a urinare? Difficile che qualcuno risponda: no.

Anche in Italia l’incontinenza urinaria da sforzo e la vescica iperattiva (un disturbo controverso, vedi: La nascita in vitro della vescica iperattiva) sono oggetto di attenzione da parte dell’industria farmaceutica. La comunicazione al pubblico è avvenuta attraverso numerosi comunicati stampa e siti internet (per esempio www.vesicare.com sulla terapia della vescica iperattiva) che sottolineano le dimensioni importanti del disagio, della sottostima e delle possibilità terapeutiche, comportamentali, chirurgiche e farmacologiche. A cosa è dovuta questa improvvisa attenzione? Un boom degli incontinenti, nuove cure efficaci e sicure? L’industria farmaceutica ha lanciato le proprie campagne in occasione dell’approvazione di due nuovi trattamenti: la solifenacina nel 2004 per la vescica iperattiva e la duloxetina nel 2005 per l’incontinenza urinaria da sforzo.

Le campagne rivolte al pubblico attualmente in corso in Italia sono due: quella organizzata dalla Fondazione italiana continenza («Progetto ninfea») e «Insieme per la campagna sull’incontinenza urinaria». Entrambe hanno il sostegno delle società scientifiche del settore ginecologico, urologico e riabilitativo impegnate in campagne di informazione e sensibilizzazione.

PartecipaSalute ha cercato di analizzare le ragioni di questa rinnovata attenzione verso i disturbi della minzione.

La Fondazione italiana continenza

La Fondazione spiega in questo modo la propria esistenza:
«Sebbene l’incontinenza sia molto comune, il tema non viene apertamente discusso. Da sempre, l’incontinenza è un tabù di cui le persone non parlano e dal quale fuggono, nonostante ne siano afflitti milioni di persone indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla classe sociale. L’incontinenza non è, infatti, una conseguenza dell’avanzare degli anni bensì un problema di salute. Di conseguenza, è necessario che le moltissime persone che soffrono in silenzio possano comprendere che l’incontinenza può essere curata e la qualità della vita migliorata sensibilmente» (http://www.continenza-italia.org/showPage.php?template=incontinenza&id=201).

La Fondazione italiana continenza è dichiaratamente fondata e sponsorizzata da alcune aziende farmaceutiche.
Il «Progetto ninfea» è stato presentato il 4 aprile 2005 a Milano da Walter Artibani presidente della Fondazione continenza, da Roberto Carone presidente del Comitato scientifico della ondazione stessa, da Mauro Cervigni presidente dell’Associazione italiana di uroginecologia (AIUG) e da Claudio Cricelli presidente della Società italiana di medicina generale (SIMG).
Il manifesto del Progetto ninfea rivolge al pubblico due domande tese a far emergere il proprio disturbo:

«Negli ultimi 3 mesi ti è capitato di:
1...bagnarti di urina senza volerlo, anche solo di poche gocce?
2...sentire uno stimolo improvviso a urinare e avere difficoltà a rimandare il momento di fare pipì?
Se hai risposto sì ad almeno una delle due domande, rivolgiti al tuo medico, perché esistono oggi le soluzioni per trattare adeguatamente il tuo problema
».

In calce al manifesto gli sponsor: Boehringer e Astellas che producono i due farmaci (vedi le schede), duloxetina e solifenacina, consigliate dal Progetto ninfea per il controllo dell’incontinenza urinaria da sforzo e la vescica iperattiva.

La campagna sull’incontinenza urinaria

«Insieme per la campagna contro l’incontinenza»

Sponsor dichiarati: nessuno.

Promotore: AIUG, Associazione italiana di urologia ginecologica e del pavimento pelvico. La campagna ha raccolto l’adesione di più sigle appartenenti al mondo delle associazioni scientifiche. Il sito www.campagnaincontinenza.it è di proprietà della società «Informare i medici srl» (vedi box) a nome di Antonella Rizzo che ricopre il ruolo di coordinamento editoriale della campagna.

Gli inviti a partecipare alla campagna sono rivolti a tutti: operatori sanitari, istituzioni pubbliche, enti pubblici e privati, cittadini, media. Per quanto riguarda l’industria farmaceutica il rapporto è descritto in questi termini: «Le aziende del settore (la Campagna non ha sponsor) possono contribuire alla promozione e alla diffusione del nostro messaggio divulgando notizie della Campagna tramite i loro strumenti commerciali (pubblicazioni, rete vendita, eccetera) facendo proprio così questo patrimonio culturale e condividendo lo sforzo intrapreso dalle associazioni scientifiche».

L’informazione al pubblico
I promotori della campagna forniscono in una pagina del sito, un semplice test diagnostico per l’incontinenza da proporre al pubblico che conduce a tre esiti (vescica iperattiva, incontinenza da sforzo e incontinenza mista) e quindi alla terapia: riabilitazione, duloxetina, antimuscarinici.

Una campagna senza sponsor: il parere del coordinatore
Antonella Rizzo è titolare di «Informare i medici srl» e coordinatore della campagna. Spiega a PartecipaSalute la ragione dell’iniziativa.

Come è nata la campagna?
«La AIUG nel 2003, constatò che, dopo molti anni di attività scientifica, gli sforzi compiuti nell’attività educazionale non avevano portato i risultati proporzionali attesi in termini di adeguata divulgazione scientifica. Permaneva scarsa cultura rispetto alla incontinenza urinaria tra gli stessi operatori sanitari oltre che nel pubblico. Gli studi inoltre venivano condotti separatamente da ogni singola associazione scientifica con grande dispendio di energie e da qui nacque l’idea di unire le competenze creando interdisciplinarietà con una rete di associazioni scientifiche, compresa l’associazione dei pazienti. Questo Network si mosse tramite la campagna su due linee di intervento:
fare cultura interdisciplinare internamente alla rete e informazione verso il pubblico;
sensibilizzare le istituzioni chiedendo un ascolto e un supporto mai avuto prima.
C’era anche la consapevolezza che l’invecchiamento della popolazione avrebbe reso più visibili e frequenti alcune problematiche che non sono particolarmente sentite, come è oggi per la incontinenza urinaria.
Il patrocinio concesso dal Ministero della salute è stato da solo un grande risultato che dà visibilità e prestigio al nostro progetto».

Quali sono le richieste alle istituzioni?
«Innanzitutto ottimizzare le risorse esistenti per la prevenzione e cercare di diffondere questa cultura in maniera nuova per contribuire alla migliore cura del disturbo anche perché, fortunatamente per questo particolare problema le soluzioni terapeutiche ci sono: i farmaci, la riabilitazione (che in Italia si fa poco) e la chirurgia.
Il dialogo con le istituzioni tiene conto, di volta in volta, delle diverse possibilità: noi poniamo obiettivi realistici raggiungibili con le risorse esistenti».

Chi sostiene la campagna? Che ruolo ha avuto Informare i medici, la società che affianca AIUG nella concessione della pubblicità?
«C’è stato un investimento da parte di Informare i medici, società di servizi che opera in area comunicazione che è stata, negli ultimi tre anni completamente assorbita dalla realizzazione di questa campagna. Quando i capitali della società non sono stati più sufficienti ho attinto direttamente a risorse economiche personali come hanno fatto tutti coloro che credono in questa idea. Grande sostegno viene ovviamente dalla AIUG, la società scientifica promotrice del progetto e dai suoi soci.
Fondamentale è il ruolo della Healthware che già organizzava i contenuti del sito AIUG e che ha realizzato, tutti i materiali della Campagna ed il sito web www.campagnaincontinenza.it che a pochi mesi dall’uscita registra già migliaia di visite. Tutte le associazioni scientifiche hanno contribuito a proprie spese ad ogni iniziativa che le ha viste coinvolte offrendo consulenze gratuite, spazi nei congressi, esponendo il logo della campagna per darci visibilità, ecc.
Pensiamo che sia possibile fare cultura senza gravare sullo Stato. Per esempio, non chiediamo nessun contributo a chi preleva dal nostro sito il Manifesto che abbiamo realizzato per le sale d’attesa; in questo momento ne sono state richieste oltre 2.300 copie che sono stampate a cura dei richiedenti ed esposte nelle sale d’attesa dei reparti.
Per quanto riguarda il nostro sito (sotto forma di finestra informativa) è attualmente ospitato all’interno di altri siti web di importanti cliniche/Università/Regioni che contribuiscono così al nostro impegno per fare cultura (e quindi prevenzione) senza ulteriore spesa per lo Stato. E’ questo che intendo per autosostegno anche se il problema economico di gestione del coordinamento è diventato determinante per consentire il proseguimento delle attività».

Che rapporto esiste con la AIUG?
«Strettissimo. La campagna è partita da questa Società con la forte volontà del presidente Cervigni di rendere interdisciplinare e condivisa la cura della incontinenza urinaria. Come coordinatore, ho solo cercato di interpretare il grande lavoro che la comunità scientifica ha svolto negli anni su questo tema.
Il coordinamento scientifico esprime invece tutte le associazioni della rete ma varia secondo le attività particolari che vengono intraprese di volta in volta, per il sito web ad esempio, coincide al momento con il consiglio direttivo dell’AIUG cui si devono la maggior parte dei testi.
La collaborazione con il presidente AIUG Mauro Cervigni è strettissima».

Che rapporto esiste con la Fondazione italiana continenza e il Progetto ninfea, considerata anche la partecipazione di alcuni esponenti AIUG a questi eventi (vedi: Gli sponsor delle società scientifiche)?
«Sono iniziative diverse e libere nella partecipazione. Entrambe comprendono autorevolezze preziose per la soluzione del problema specifico e straordinarie risorse scientifiche. E’ auspicabile che le due iniziative trovino convergenza e complementarità nell’interesse comune di migliorare l’assistenza.
Credo fermamente che tutte le componenti della sanità, istituzioni, pazienti, mondo accademico, mondo commerciale e anche i media possano e debbano trovare un modo nuovo per interagire in un concetto moderno di sanità che non guarda solo alle nostre problematiche occidentali ma che deve trovare contemporaneamente soluzioni per i problemi ben più gravi del Sud del mondo. La ricerca può essere la chiave di volta intesa non solo come attività scientifica ma come ricerca di un nuovo modello culturale di approccio ai problemi della sanità.

Le società scientifiche occupano una posizione in potenziale conflitto di interesse. Ricevono sponsorizzazioni dalle aziende e, in quanto operanti nel settore hanno un interesse diretto affinché la specialità di cui si occupano abbia il maggior richiamo possibile: come viene controllato questo conflitto nella campagna per l’incontinenza?
«Le società e le personalità che collaborano al progetto sono garanzia etica oltre che scientifica. Un’altra prova che la direzione della campagna è quella giusta viene direttamente dal sostegno ricevuto dalle Istituzioni. Oltre a questo, come coordinatore, nel momento in cui io avvertissi il minimo dubbio di conflitto restituirei il patrocinio».

Bibliografia
- Abrams P et al. Tolterodine, a new antimuscarinic agent: as effective but better tolerated than oxybutynin in patients with an overactive bladder. Br J Urol 1998; 81: 801.
- Moeller LA et al. Incidence and remission rate of lower urinary tract symptoms at one year in women aged 40-60: longitudinal study. BMJ 2000; 320: 1429.
- Hunskaar S. Fluctuations in lower urinary tract symptoms in women. BMJ 2000; 320: 1418.
- Liebman M. Three Scenarios for Direct-To-Success Advertising Medical Marketing and Media April 2000.
- Prescrire. Solifénacine (Vesicare). Hyperactivité vésicale: 5e anticholinergique, d’intérêt clinique douteux. Rev Prescrire 2005; 25: 336.
- Prescrire. Duloxétine (Yentreve). Dans l’incontinence urinaire d’effort: trop de risques pour trop peu de bénéfices. Rev Prescrire 2005; 25: 491.
- Swithinbank LV et al Urinary symptoms and incontinence in women:relationships between occurrence age and perceived impact. BJGP 1999; 49: 897.

Sergio Cima




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ultimo aggiornamento: 16-03-06

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