Occhio alla bufala

Glorie e miserie delle statistiche

I benefici ottenibili con un intervento si possono presentare in diversi modi, tutti egualmente corretti da un punto di vista tecnico, ma con un effetto profondamente diverso sul lettore, sia esso un medico che deve prescrivere, un paziente che deve seguire una cura o un amministratore che deve allocare le risorse.

Facciamo l'esempio di un farmaco che si propone di prevenire i malanni di cuore riducendo il tasso di colesterolo nel sangue in chi lo ha alto.

Per esprimere i risultati si può innanzitutto calcolare la frequenza delle morti, dopo un tempo sufficiente, nel gruppo di pazienti trattati rispetto a quello di controllo (costituito da soggetti identici, ma senza il medicinale).

In un esperimento pubblicato qualche anno fa il West of Scotland Coronary Prevention Trial (WOSCOPS), dopo 5 anni i morti erano 3 per cento nel gruppo trattato e 4 per cento in quello di controllo

I due dati possono essere confrontati calcolando la differenza: ovvero si può dire che la mortalità in assoluto è calata dell'un per cento (4 meno 3).

Questa misura è poco usata nelle pubblicazioni scientifiche, probabilmente perché fornisce un'immagine dimessa dei risultati. Gli autori degli studi preferiscono perciò in genere calcolare di quanto cala in percentuale il rischio rispetto a quello del gruppo di controllo: nel nostro caso, il calo dell'un per cento rispetto al 4 di base equivale a un quarto, ovvero il 25 per cento (1 diviso 4).

In questo modo, l'apparentemente misero risultato assoluto si trasforma in una ben più corposa riduzione di mortalità relativa. In altre parole, quando il rischio di base è basso (come nel caso in questione, con una mortalità nel gruppo di controllo del 4 per cento), anche un modesto beneficio assoluto rappresenta un cospicuo vantaggio relativo.

Solo la conoscenza di entrambe le espressioni consente di apprezzare la reale entità dell'effetto clinico che ci si può aspettare. Ma vi sono altri modi di esprimere gli stessi risultati, che forniscono punti di vista ancora più interessanti.

Uno dei più utili è il numero di soggetti che si devono trattare per evitare un evento, in questo caso una morte. Nell'esempio del farmaco contro il colesterolo si salva, come già detto, un paziente ogni 100 trattati per 5 anni. Il cosiddetto NNT (numero necessario da trattare) sarà quindi pari a 100 (100 diviso 1).

E' un numero grande o piccolo? Ci si può fare un'idea, almeno approssimativa, confrontando il dato con quello di altre terapie di uso corrente: per esempio, si devono trattare con farmaci per abbassare la pressione 70 pazienti anziani per cinque anni per salvare una vita; oppure si deve somministrare aspirina sempre per cinque anni a 100 adulti maschi senza segni di mal di cuore allo scopo di evitare un infarto.

In generale, il numero di soggetti da trattare è una misura più vicina alla pratica clinica e consente anche di fare rapidamente un calcolo approssimativo del costo per vita salvata di una pratica terapeutica. Poniamo che un anno di terapia contro il colesterolo costi circa mille euro per paziente. Poiché è necessario trattare 100 pazienti per 5 anni per evitare un decesso, il costo del trattamento per salvare una vita è pari a circa 500 mila euro.

da Lettera a un medico sulla cura degli uomini, G. Cosmacini e R. Satolli, Laterza, 2003