H1N1: anche l’OMS si fa influenzare
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Cohen D. WHO and the pandemic flu “conspiracies”. BMJ 2010;DOI:10.1136/bmj.c2912
Godlee F. Conflicts of interest and pandemic flu. BMJ 2010; DOI:10.1136/bmj.c2947
A un anno esatto dalla dichiarazione di pandemia
influenzale H1N1 da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità – l’11 giugno 2009, con toni giudicati allarmistici e dopo una discussa modifica dei criteri di definizione di una pandemia [link a pandemia tutto è relativo] – si riaccendono le polemiche sulla gestione dell’emergenza sanitaria.
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L’approvazione dei farmaci sia alla luce del sole
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Il Comitato nazionale di bioetica italiano ha seguito la linea di Silvio Garattini e ha chiesto all’unanimità maggiore trasparenza nelle procedure di approvazione, registrazione e aggiornamento delle indicazioni dei farmaci. Read more »
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La sconfitta del conflitto?
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Fonti
Rothman DJ, McDonald WJ, et al. Professional medical associations and their relationships with industry a proposal for controlling conflict of interest. JAMA 2009; 301:1367-72.
Weinfurt KP, Mark A, et al. Disclosure of financial relationships to participants in clinical research. NEJM 2009;361:916-21.
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Offresi menù completo, conflitto di interessi incluso
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Quanto vale l'indipendenza?
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Fonte
Horton R. Lancet 2007; 370: 547
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«Medico e farmacista non facciano comunella». Parola di Federico II
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Chiedete a un qualunque medico se si sente condizionato dai favori e dalle regalie delle aziende farmaceutiche e la risposta più probabile sarà «Io no, forse altri colleghi…».
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Pagare per approvare
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Fonte
Avorn J. N Engl J Med 2007; 356: 1699
Ormai siamo agli sgoccioli. Il prossimo 30 settembre cadrà il Prescription Drug User Fee Act (PDUFA), il provvedimento varato nel 1992 dal governo americano per risolvere la questione dei finanziamenti alla Food and Drug Administration.
Il PDUFA, infatti, stabilisce che siano proprio le aziende farmaceutiche a stipendiare i dipendenti della FDA che si occupano dell’approvazione dei nuovi farmaci. Prima della sua entrata in vigore, la FDA era sostenuta e finanziata dalle tasse dei contribuenti statunitensi. Poi, sotto l’amministrazione di George Bush senior, la svolta. All’epoca l’ente governativo si trovava in gravi difficoltà, perché, a causa di uno staff troppo ridotto e di scarsi finanziamenti, non riusciva a valutare tempestivamente i nuovi farmaci. Le aziende farmaceutiche quindi, danneggiate da questa lentezza, pensarono bene di intervenire collaborando alla stesura di questo piano.
Che il provvedimento avrebbe posto l’FDA in condizione di conflitto d’interesse era prevedibile fin dall’inizio. Allora apparve il minore dei male. Oggi, però, emergono gli scogli di quella strategia: la divisione della FDA che si occupa della revisione dei nuovi farmaci è finanziata, per oltre il 40 per cento, dai contributi delle aziende farmaceutiche, ciò condiziona il lavoro degli stessi scienziati dell’ente, che infatti denunciano pressioni sempre più crescenti da parte dei finanziatori che vorrebbero accelerare il processo di approvazione dei farmaci (nonostante i tempi di revisione della FDA siano tra i più brevi al mondo).
Una condizione che ha spinto alcuni funzionari della Food and Drug Administration a chiedersi se il vero cliente dell’agenzia non sia l’industria.
E, in questa situazione, sarebbe proprio la sicurezza dei cittadini a essere messa da parte.
Secondo due autorevoli indagini, pubblicate l’anno scorso dall’Institute of Medicine (IOM) e dal Government Accountability Office (GAO), il sistema di sorveglianza sulla sicurezza dei farmaci della FDA sarebbe in seria crisi, e necessiterebbe di sostanziali riforme finanziarie e legislative.
Il prossimo 30 settembre, quindi, potrebbe essere una data cruciale. Sono in molti, anche all’interno dell’FDA, a spingere per un cambiamento e a sostenere il ritorno del finanziamento pubblico. Ma sono in molti anche i pessimisti, che pensano che il 30 settembre si rivelerà un’altra clamorosa occasione mancata.
I sostenitori del rinnovo del PDUFA affermano che il bilancio federale è talmente ridotto che sarà impossibile rimpiazzare con soldi pubblici i 438 milioni di dollari stanziati dalle farmaceutiche per il 2008. I loro oppositori, invece, ribattono che si tratta di una scusa irresponsabile. Tra i fustigatori dell’attuale corso dell’FDA c’è Jerry Avorn, professore di medicina ad Harvard, che dalle colonne del New England Journal of Medicine ricorda che, per la sola guerra in Iraq, il governo americano spende oltre 2 miliardi di dollari a settimana. Molti meno ne servirebbero per sistemare le falle dell’FDA ed evitare che si ripetano i casi di ritiro di farmaci già in commercio che negli hanno scorsi hanno intaccato l’autorevolezza dell’agenzia.
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Regali ai medici nel mirino dei consumatori USA
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Fonti
Saul S. Gift to doctors criticized. Herlad Tribune 12 febbraio 2007
Charatan F. BMJ 2007, 334. 64
Pranzi gratis di nuovo sotto accusa negli Stati Uniti. Questa volta a criticare l'uso delle case farmaceutiche di offrire cene, ma anche regali costosi e gadget di ogni tipo, a medici e operatori sanitari è un'associazione di consumatori di Boston, la Community Catalyst, appoggiata dall'Institute on Medicine as a Profession, un gruppo di ricerca della Columbia University.
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I rapporti finanziari tra industria farmaceutica e associazioni di pazienti
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Ne parlano i codici di condotta delle industrie farmaceutiche e ora sempre più spesso anche le associazioni di pazienti: i finanziamenti che le industrie dirigono ai gruppi di tutela dei pazienti e dei consumatori vanno dichiarati e resi pubblici, sia da chi elargisce sia da chi riceve, in nome della trasparenza e della tutela dei cittadini. Read more »
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Pharma Fiction
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Fonti
Lenzer J. BMJ 2005; 331:1103
The Washington Post , 20/10/2005
http://www.thekarasikconspiracy.com/
Intrighi, terroristi e farmaci avvelenati: questi gli ingredienti del thriller pubblicato lo scorso dicembre negli Stati Uniti che ha scatenato un putiferio (oltre a essere finito in tribunale) e che dimostra quanto la realtà, certe volte, superi la fantasia. Forse The Karasik conspiracy – questo il titolo del romanzo – non sarà mai un bestseller, ma un primato lo detiene: è il primo libro (per quanto se ne sappia) voluto e ideato dalle case farmaceutiche statunitensi per contrastare il crescente acquisto di farmaci canadesi via internet.
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