Ciak, si fuma!
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Fonti
BMJ 2006.332:440;
Ng C, Dadake B. Tobacco at the movies.
http://masspirg.org/reports/TobaccoattheMovies.pdf
Il matrimonio tra Hollywood e l’industria del tabacco sembra vivere una seconda luna di miele. Era dagli anni Cinquanta, infatti, che non apparivano tante “bionde” sul grande schermo, in particolare nelle pellicole più gettonate dagli adolescenti.
A lanciare l’allarme è Staton Glantz, direttore del Tabacco Control Research and Education della University of California, che ha analizzato tutti i film di maggior successo degli ultimi decenni e ha confrontato la frequenza delle scene in cui gli attori sono ripresi mentre fumano. Il risultato della ricerca? Secondo il professore di San Francisco autore di The cigarette papers (il libro scritto nel 1994 grazie al “pentimento” di un dipendente della Philip Morris, che depositò davanti all’uscio di casa di Glantz uno scatolone con oltre 4.000 documenti riservati) e famoso per le sue prese di posizione contro le case produttrici di tabacco, le sigarette accese sul set sarebbero in forte aumento da qualche anno a questa parte.
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Trial ESPLANADE in tutta Italia
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Le statine, farmaci in grado di abbassare il livello di colesterolo, sono oggi il principale alleato farmacologico nella prevenzione delle malattie cardiovascolari come l’infarto, l’ictus, le malattie delle arterie coronarie eccetera.
Dati raccolti negli ultimi anni, però, suggeriscono che possano avere anche altri effetti positivi, come per esempio quello di proteggere la funzionalità del rene e proprio da queste osservazioni è nato lo studio ESPLANADE, avviato nel 2003 dall’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, in collaborazione con il Gruppo italiano di studi epidemiologici in nefrologia (GISEN), al quale partecipano 21 ospedali in tutta Italia.
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Sponsorizzazioni respinte al mittente
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Fonte
Sheldon T. BMJ 2006; 332: 6
La Isreal Cancer Association ha chiesto un emendamento alla bozza della Convenzione per il controllo del tabacco elaborata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per impedire che la ricerca medica possa ricevere finanziamenti dalle industrie produttrici di sigarette.
Attualmente non esiste nessuna legge contro questo tipo di sovvenzioni, anche se numerose istituzioni si sono autoimposte alcune restrizioni. Nemmeno la convenzione dell’OMS sembra voler colmare questo vuoto legislativo, dato che nessuno dei suoi articoli proibisce o pone dei limiti a questa pratica. Per questo l’associazione israeliana chiede l’appoggio dei quasi 120 paesi che in febbraio invieranno i loro delegati a Ginevra per la ratifica del documento.
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Diagnosi prenatali: tra il sapere e il fare
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Fonte
Malone FD et al. N Engl J Med 2005; 353: 2001
Simpson JL. N Engl J Med 2005; 353: 2068
Già nei primi tre mesi di gravidanza è possibile conoscere la probabilità
che il proprio bambino sia affetto da sindrome di Down. La procedura, descritta in un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine consiste in una determinata sequenza di esami non pericolosi per mamma e bambino che, qualora indichi un alto rischio
, deve essere seguita da esami più impegnativi e potenzialmente dannosi ma dal risultato più certo.
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Alba e tramonto del muraglitazar
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New York - dicembre 2006
«Un nuovo farmaco per combattere il diabete di tipo 2, fattore di rischio
cardiovascolare, aumenta invece il rischio di infarto: fioccano in tutto il mondo cause giudiziarie contro le ditte produttrici, che, conti alla mano, perdono un potenziale mercato di alcuni miliardi di dollari. A due anni esatti di distanza dal caso rofecoxib scoppia un altro scandalo in casa FDA: dagli stessi studi in base a i quali il farmaco è stato approvato, era deducibile la sua pericolosità. La molecola sotto accusa rischia ora di trascinare nella baraonda anche gli altri glitazar (così si chiamano i farmaci attivi sui recettori
PPAR) e si ritorna a parlare di effetto di classe e del collasso di Big pharma».
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Obesità: il rischio di eliminare i fattori di rischio
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Usa: bypass gastrico è rischioso
L’intervento è spesso l’ultima spiaggia per obesi
L’operazione da ultima spiaggia per gli obesi, il bypass gastrico che diventa ogni anno più popolare, è rischioso per la salute. Secondo due nuove analisi scientifiche, a risultare più elevati rispetto ai dati raccolti in precedenza sono le probabilità
di morte entro un anno dall’intervento e quelle di necessità di ospedalizzazione per complicazioni nei mesi successivi alla chirurgia. L’operazione, che riduce la dimensione dello stomaco, è ogni volta più diffusa negli Usa.
Washington, 20 ottobre
Obesità grave: un anello aumenta l’aspettativa di vita
In Italia sono 400 mila i grandi obesi
Uno studio ha dimostrato come il bendaggio gastrico nei grandi obesi prevenga il diabete e l’ipertensione e ne induca anche la scomparsa. Lo ha rilevato una ricerca del prof. Antonio Pontiroli dove lo sviluppo dell’obesità risulta inquietante: nel mondo gli obesi erano 120 milioni nel 1995, se ne attendono 250 milioni nel 2025. Anche in Italia fanno paura: il 13% degli italiani è obeso e il 10% di questi è un grande obeso (ben 400 mila).
Milano, 24 ottobre
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Rischio & prevenzione per la salute del cuore
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E' possibile ridurre il rischio
di infarto o di altri accidenti cardio-cerebrovascolari con l'assunzione di acidi grassi omega-3 in pillole?
Attraverso i loro medici di famiglia, molte persone ad alto rischio cardiovascolare (perché presentano diversi fattori di rischio associati o malattie aterosclerotiche) stanno aderendo allo studio Rischio & Prevenzione, che si propone di rispondere alla domanda, ma anche di applicare al meglio tutto ciò che si può fare per la prevenzione in questo settore.
Rischio & Prevenzione (R&P) è uno studio italiano che valuta l’efficacia degli acidi grassi omega-3 in pillole (omega-3 PUFA) per le persone a rischio cardiovascolare elevato. Inoltre, con le persone che prenderanno parte alla sperimentazione si cercherà di rendere più razionali e utili le azioni preventive di provata efficacia.
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La razza esiste, a conti fatti: lo strano caso del BiDil, primo farmaco etnico
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L’FDA ha approvato un farmaco razziale: il BiDil, una combinazione di due farmaci generici, usati per curare lo scompenso cardiaco nei neri americani.
La popolazione statunitense nera ha un rischio
più elevato rispetto ai concittadini bianchi di morire per disturbi a cuore e vasi. Secondo alcuni perché le cure esistenti, utili nel controllo della pressione e dello scompenso, sono meno efficaci sui neri a causa delle differenze genetiche che li distinguono dai caucasici. Da questa conclusione i dirigenti della NitroMed, la ditta produttrice del BiDil, deve aver intuito l’esistenza di un vuoto di salute da colmare con il primo farmaco etnico. L’Associazione dei cardiologi neri esulta: i pazienti afroamericani possono finalmente avvalersi di una cura tagliata per le loro caratteristiche.
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Obesità e mortalità: dare ai dati il giusto peso
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L'obesità fa molte meno morti del previsto. Il Centers for Control Disease and Prevention ha corretto una svista dello scorso gennaio. Nel 2004 le prime stime diffuse dal CDC calcolavano in 400.000 le morti da obesità. Salvo dover correggere i conti, nel gennaio scorso, per un banale errore di calcolo e diffondere nuovi dati che fissavano a 365.000 le vittime dell’obesità.
Studi più recenti hanno osservato che l’obesità grave (indice di massa corporea superiore a 30) aumenta il rischio
generale di morte prematura; ma una leggera obesità ha un effetto protettivo e abbassa il rischio di morte anche rispetto alle persone con peso nella norma.
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Ai voti le incertezze sugli antidolorifici
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Il ritiro del rofecoxib da parte dell’azienda produttrice lo scorso autunno aveva creato non poca confusione tra i consumatori di questa classe di antidolorifici.
Per qualche anno i costosi prodotti di ultima generazione, chiamati anti cox 2 o coxib, avevano dominato il mercato, soppiantando in larga misura i vecchi farmaci (l’acido acetil salicilico fu sintetizzato agli inizi del novecento), grazie alla loro presunta minore propensione a provocare mal di stomaco e ulcere. Poi era arrivata improvvisa, ma non inattesa, una doccia fredda.
In pochi mesi, tra ottobre 2004 e febbraio 2005, si sono accumulati studi, editoriali e commenti che hanno generato controversie nel mondo della medicina: secondo alcuni la dannosità per il cuore accertata per il rofecoxib era una caratteristica anche di tutti gli altri anti cox 2 e quindi bisognava procedere al loro ritiro; secondo altri se anche fosse stata dimostrato l’effetto dannoso dell’intera classe non si sarebbe dovuto rinunciare ai vantaggi offerti dai nuovi farmaci.
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