Perché è necessario sperimentareTutte le nuove terapie dovrebbero - prima di entrare nella pratica clinica - essere valutate all'interno di programmi di ricerca opportunamente disegnati. I metodi di valutazione rigorosa degli interventi medici hanno cominciato, lentamente, ad affermarsi a partire dalla seconda metà del secolo scorso. Oggi esistono regole piuttosto precise soprattutto per quanto riguarda la valutazione di efficacia Secondo "Clinical Evidence", la migliore fonte di informazioni oggi disponibile sull' efficacia degli interventi sanitari, su 2148 tipi di interventi medico valutati in 105 malattie/problemi clinici solamente il 15% ha alle spalle solide dimostrazioni di efficacia, un altro 21% ha prove di efficacia buone ma non definitive, mentre per il 47% dei 2148 interventi studiati non si hanno informazioni sufficienti per sapere se fanno più beneficio che danno: questo significa che, per esempio, i nuovi farmaci, prima di essere offerti a tutta la popolazione, vengono provati (testati) con studi molto approfonditi in piccoli gruppi di pazienti, solitamente con condizioni cliniche o malattie adatte a studiare in dettaglio tutte le caratteristiche del farmaco in questione, dal punto di vista della sicurezza (quali e quanti effetti collaterali), dell'attività (capacità di controllare la malattia) e dell'efficacia (capacità di cambiare la quantità o la qualità della vita). Per documentare la sicurezza e l'efficacia di un nuovo intervento Nel passato, in presenza di malattie molto gravi e spesso mortali per cui mancavano trattamenti efficaci, come per esempio la polmonite che prima della scoperta degli antibiotici portava alla morte nella maggioranza dei casi, bastava applicare i nuovi interventi (per esempio appunto la penicillina) su pochi animali da esperimento e su pochi pazienti per osservare grandi e inequivocabili effetti. Se la nuova terapia era molto efficace (soprattutto in assenza di alternative efficaci) la maggior parte dei casi guariva in breve tempo e la mortalità era azzerata. Bastava insomma osservare e provare. Oggi invece, in un contesto di situazioni cliniche complesse in cui prevalgono le malattie croniche con andamenti variabili e quindi poco prevedibili, difficilmente guaribili, dove l'obiettivo è ridurre i rischi, controllare il decorso della malattia e migliorare il benessere del paziente, è più difficile identificare i miglioramenti attribuibili con sicurezza al trattamento. Per questo motivo in assenza di grandi effetti e di adeguati controlli, la semplice osservazione non è un approccio valido e affidabile per documentare il valore di cosa è stato fatto, soprattutto se si tratta di un intervento medico di nuova natura. Bisogna invece accumulare una serie di prove che permettano di dare un giudizio scientifico (cioè motivabile e basato su esperienze ripetibili). Il perno di tutte queste prove è lo studio clinico (clinical trial Giovanni Apolone
Inserito da redazione il Mer, 13/10/2004 - 00:00
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