I conflitti d'interesse nella sperimentazione clinicaIl tema dei conflitti di interesse in campo medico è ampiamente discusso nel libro Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di Marco Bobbio (Einaudi 2004), da cui questo testo prende spunto. In termini generali, possiamo dire che "si verifica un conflitto di interessi quando ci si trova in una condizione nella quale il giudizio professionale riguardante un interesse primario - la salute di un paziente o la veridicità dei risultati di una ricerca - tende a essere influenzato da un interesse secondario come il guadagno economico o un vantaggio personale". Questa definizione ribadisce il concetto che il conflitto di interessi non è un comportamento, ma una condizione. Perché si verifichi una condizione di conflitto di interessi è sufficiente che esista un legame in grado di compromettere l'indipendenza del ricercatore: è sull'improprietà dell'influenza esterna, e non sul risultato che da quel rapporto deriva, che si misura il conflitto. Il mondo della ricerca è indipendente? La ricerca scientifica ha bisogno di finanziamenti che solo in piccola parte provengono da istituzioni pubbliche. I maggiori finanziatori sono le industrie che producono farmaci, ma anche dispositivi medici, reagenti, strumentazioni diagnostiche e materiale di consumo, alle quali interessa principalmente studiare e sviluppare i propri prodotti. In Italia la situazione peraltro grama della ricerca è fortemente sbilanciata a favore degli sponsor privati. Le vicende ben documentate sull'influenza dell'industria dei confronti della ricerca sono rare, sebbene, secondo uno studio condotto dalla rivista JAMA, il 28 per cento dei 2000 medici intervistati abbia ammesso di aver firmato contratti in cui erano obbligati a passare attraverso il consenso della casa farmaceutica per la pubblicazione di articoli. Quindi si tratta di una pratica diffusa, che conosce forme più o meno esplicite di controllo e manipolazione. Le forme di controllo sulla ricerca Il controllo diretto della pubblicazione delle ricerche da parte dell'industria è un metodo un po' grossolano. E' una sorta di infanticidio di un prodotto che è nato diverso da come se lo aspettava il genitore-sponsor. Vi sono in realtà altri modi per pilotare gli esiti delle ricerche cliniche: La presa di coscienza dei conflitti d'interesse Il dibattito sui conflitti di interessi è cominciato negli anni ottanta nei paesi anglosassoni, incentrandosi soprattutto sul rapporto dei medici con gli informatori scientifici. Negli anni novanta i direttori delle riviste più importanti si resero conto che gli articoli che pubblicavano non sempre esprimevano solo il punto di vista dei ricercatori che lo firmavano, ma potevano trasformarsi nel megafono non dichiarato di chi finanziava il progetto. La prima rivista che adottò misure per rendere esplicito ogni conflitto di interessi fu, molto in anticipo sulle altre, il New England Journal of Medicine nel 1984, seguito da Science nel 1992; The Lancet nel 1994 e Proceedings of The National Academy of Science nel 1996 Infine, nel 2001, è stato compiuto un passo fondamentale in questo processo: dodici riviste scientifiche hanno pubblicato contemporaneamente un editoriale congiunto nel quale chiedono ai ricercatori di dichiarare in dettaglio il proprio ruolo e quello dello sponsor nello studio. L'obiettivo dei direttori era quello di contrastare l'abitudine, diffusa tra i ricercatori, di firmare contratti nei quali le aziende si definiscono proprietari dei dati, imponendo un protocollo di ricerca al quale attenersi. La preoccupazione per le ricerche sponsorizzate non deriva da sfiducia nei confronti dei finanziatori, ma dalla crescente tendenza di sostituirsi al ruolo che i ricercatori dovrebbero poter svolgere liberamente e senza condizionamenti. In seguito a questa iniziativa un gruppo di ricercatori italiani ha preparato un appello, sottoscritto da molte società scientifiche e ha organizzato un incontro-dibattito, avvenuto il 17 maggio 2001 a Roma presso l'Istituto Superiore della Sanità, sul problema dell'integrità della ricerca scientifica. Questo incontro ha segnato la nascita ufficiale del CIRB (Coordinamento per l'integrità della ricerca biomedica): composto da ricercatori e società medico-scientifiche, il gruppo si è posto l'obiettivo di diffondere anche in Italia i principi espressi in quell'editoriale e di allargare il dibattito. Da quella iniziativa è nato un sito web (http://www.cirb.it), sono state avviate inchieste sulle società medico-scientifiche, sui giornalisti scientifici e sui direttori generali delle aziende ospedaliere, per capire lo stato di presa di coscienza e per stimolare la riflessione. Per contrastare la tendenza a non pubblicare i risultati negativi è stata avanzata da più parti la proposta di istituire un registro ufficiale delle ricerche che vengono avviate (in inglese, trials), in modo che sia possibile tenerne traccia. Viene stimato, infatti, che sia possibile rintracciare solo la metà delle ricerche svolte nel mondo. La banca dati di letteratura medica più completa, MEDLINE, conserva solo gli articoli delle riviste che recensisce, quasi tutte in inglese. Per colmare il vuoto lasciato da una schedatura parziale la Cochrane Collaboration ha lanciato una campagna di ricerca manuale Resta tuttavia il problema delle ricerche interrotte o i cui risultati non vengono mai pubblicati. Un compito fondamentale di monitoraggio spetta senza dubbio ai comitati etici che le hanno approvate; l'eticità di una ricerca non è garantita infatti solo da un protocollo adeguato, ma anche da una conduzione conforme al protocollo e dalla pubblicazione dei risultati. L'Osservatorio nazionale sulla sperimentazione clinica dei medicinali L'Italia è il primo paese in Europa ad aver istituito un Osservatorio che ha lo scopo di "garantire la sorveglianza epidemiologica L'Osservatorio ha attivato un registro informatizzato nel quale vengono raccolti i dati riguardanti tutte le ricerche approvate dai comitati etici locali. L'iniziativa è molto interessante, purtroppo, nonostante l'informazione sia su rete locale, solo coloro che sono autorizzati a inserire i dati possono accedervi, minando in questo modo uno dei principi ispiratori del progetto: consentire ai ricercatori come anche alle associazioni di pazienti di valutare quali ricerche si concludono e dove vengono pubblicati i risultati.
Ricerca biomedica e sponsor: qualche dato per l'Italia I dati relativi all'Italia sono riportati nel Bollettino dell'Osservatorio Nazionale sulle Sperimentazioni Cliniche. Delle 1.899 sperimentazioni approvate dai comitati etici locali nel periodo che va dal primo gennaio 2000 al 30 giugno 2003:
L'indagine CIRB Una prima indagine sul conflitto d'interesse nella ricerca biomedica in Italia è stata condotta dal CIRB (Coordinamento per l'integrità della ricerca biomedica (LINK CIRB), che ha inviato un questionario a tutte le società scientifiche italiane. Su 99 associazioni contattate solo 42 hanno risposto all'iniziativa, questi i dati raccolti:
nei confronti di potenziali condizioni personali di conflitto d'interesse. La discrepanza tra l'elevato tasso di risposte affermative che riguardano l'indipendenza nel patrocinio della ricerca o lo svolgimento delle ricerche in proprio, e il basso tasso di risposte affermative alle domande riguardanti l'esplicitazione dei conflitti di interesse dei soci che svolgono incarichi associati, dei medici che pubblicano articoli sulla rivista sulla rivista della società o che vengono incaricati di stendere le linee guida testimonia probabilmente un atteggiamento tollerante nei confronti dei conflitti di interesse dei singoli appartenenti a queste organizzazioni.
Conflitti d'interesse: i casi
Note bibliografiche
Marco Bobbio, Simona Calmi
Inserito da redazione il Ven, 02/02/2007 - 17:12
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