Quanti screening, signor ministroIl Ministero della salute ha pubblicato ad agosto, sul sito www.ministerosalute.it, un elenco di esami di screening per la popolazione anziana. Ne è seguita una protesta di Altroconsumo, un'associazione di consumatori, perché esami e periodicità consigliati cozzavano con quanto indicato dalla US Preventive Task Force, un ente statunitense che studia l'efficacia A chi credere? Il giudizio si può fondare su diversi criteri:
Il mondo scientifico concorda che a sostegno di una ipotesi Il Ministero è sicuramente una fonte autorevole, e nello specifico l'informazione portava la firma di un esperto in materia. Il Corriere Salute ha intervistato persone considerate come autorità nel proprio campo. Ma né l'uno né l'altro hanno descritto gli argomenti che hanno condotto alla compilazione delle relative tabelle. La US Preventive Task Force invece, oltre a essere una fonte autorevole, ha stilato l'elenco basandosi su prove, verificabili, sostenute da una massa di dati elaborati con metodi precisi, provenienti da studi clinici condotti su grandi numeri di persone seguite per anni. Questa è una scelta tesa a ridurre la possibilità di generare danni invece che porvi rimedio. Infatti gli esami di screening condotti indiscriminatamente sulla popolazione possono essere dannosi. Non sempre riescono a individuare con sicurezza il disturbo; anche se trovano qualcosa non sempre si può, o si deve, intervenire; spesso trovano malattie che non avrebbero avuto conseguenze ma che ne producono in seguito agli interventi. Per esempio la misurazione del Psa, che dovrebbe permettere di diagnosticare precocemente il cancro della prostata. Chi vi si sottopone senza avere alcun sintomo non trae alcun vantaggio dal sapere prima che ha un tumore: non avrà una vita più lunga rispetto a quella senza esame (quasi tutti gli uomini che hanno un tumore della prostata muoiono di vecchiaia), non avrà nemmeno una vita migliore, anzi potrebbe subire le conseguenze dell'operazione: rischio Non è vero che non si investono soldi negli screening di massa perché non ci sono i fondi, ma perché in molti sarebbe un cattivo investimento. L'uso indiscriminato degli screening non aumenta né la quantità, né la qualità della vita di chi vi si sottopone, anzi ci sono prove a favore del contrario. Tant'è che la pagina del Ministero è stata cancellata.
Sergio Cima, Roberto Satolli
Inserito da redazione il Sab, 23/10/2004 - 00:00
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